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martedì 3 febbraio 2026

«Chi pensa di…»

«Chi pensa di difendere, con la guerra, la libertà, si troverà con un mondo senza nessuna libertà.
Chi pensa di difendere, con la guerra, la giustizia, si troverà con un mondo che avrà perduto perfino l’idea e la passione della giustizia.
[…]
Chi pretende difendere con la guerra la cristianità, riporterà la Chiesa alle catacombe.
Chi vuol difendere con la guerra la civiltà cristiana, s’accorgerà d’aver aperto la strada alla barbarie» (don Primo Mazzolari, Tu non uccidere, ed. Paoline, p. 89)

venerdì 20 dicembre 2024

20 dicembre


Le letture della Messa di oggi mi hanno fatto tornare in mente quello che mi è successo ieri sera.
 
Nelle letture di oggi si parla della nascita dell'Emmanuele, ma il fatto che sarà una nascita come tutte le altre, lascerà tutti liberi
di vedere in quella nascita la salvezza
o di guardare a quella nascita con indifferenza, di considerarla ininfluente.
 
Ed è a questo punto che mi è tornato in mente l'incontro di ieri sera.
Dopo le confessioni, c'era un momento di fraternità e una mamma, a un certo punto, ha preso in braccio il figlioletto di poche settimane e lui s'è guardato intorno e poi ci ha sorriso.
 
Stamattina, ascoltando le letture, mi sono ricordato che quel sorriso m'aveva fatto l’effetto di un miracolo, in quel momento l’ho proprio sentito come una grazia!
 
Davvero è come dice Albert Einstein: «Ci sono solo due modi di vivere la propria vita: uno come se niente fosse un miracolo, l’altro come se tutto fosse un miracolo».
 
Il modo di vivere di Maria e di tutti i cristiani, naturalmente, è il secondo: tutto è grazia!

sabato 7 ottobre 2023

Ecco il discepolo!

«Umiltà e obbedienza a Cristo: ecco il discepolo, la sua dimensione autentica. E di conseguenza la sua forza straordinaria. L'umiltà ci rende coscienti di quanto siamo, e l'obbedienza ci pone nelle mani della Provvidenza. L'umiltà ci lascia realisti e coscienti. L'obbedienza ci fa coraggiosi, anche temerari se fosse necessario, togliendoci da croniche paure, da facili illusioni, da comode rassegnazioni. Con te, Cristo, perché temere?» (Carlo Maria Martini, Ripartire da Emmaus, Centro Ambrosiano, Edizioni PIEMME).

lunedì 26 dicembre 2022

Cari a Dio

«La convinzione inculcata dalla religione che su altri piani e in altri mondi saremmo stati riscattati dalle nostre pene, generava un orizzonte di fiducia e una maggiore capacità di sopportazione e suscitava altresì rispetto per il povero o lo sfortunato: non reietti e maledetti ma cari a Dio, e perciò da trattare con riguardo. Il povero e il malato erano riscattati già in vita nella loro dignità da quella ricompensa che avrebbero ricevuto dal cielo o in cielo. Insomma la promessa della gloria post mortem non generava solo alienazione in terra, come sostenevano Feuerbach e Marx, ma aveva effetti sociali e morali benefici (carità, solidarietà, dignità, compassione). Perso quell'orizzonte di speranza, tutte le aspettative si sono trasferite in terra in forma di diritti e pretese; e se disattese o deluse producono ribellione, frustrazione, malcontento» (Marcello Veneziani, Scontenti, Marsilio Editori, Venezia 2022, p. 47).

martedì 29 novembre 2022

Ritratto di una Mamma

«“Onora tuo padre e tua madre” … Onorali con dimostrazioni di rispetto, in modo da astenerti da ogni offesa, perché nemmeno con l’espressione del viso si deve mancare alla pietà dei genitori… L’onore però non consiste soltanto nelle manifestazioni di rispetto, ma anche nella generosità…: onore significa dar aiuto secondo i meriti. Sostenta tuo padre, sostenta tua madre. E quand’anche avrai sostentato tua madre, non compenserai mai i dolori, non compenserai gli strazi che ha patito per te; non compenserai gli atti di amore con cui essa ti ha portato in grembo, non compenserai il nutrimento che ti ha dato, premendo soavemente le poppe sulle tue labbra con tenerezza di affetto; non compenserai la fame che ha sopportato per te, quando non voleva mangiare nulla che ti potesse nuocere, né toccar nulla che le danneggiasse il latte. Per te essa ha digiunato, per te ha mangiato, per te ha rifiutato il cibo che pur desiderava, per te ha preso il cibo che non le piaceva, per te ha vegliato, per te ha pianto: e tu permetterai che essa viva nel bisogno? O figlio, che terribile giudizio vai a cercare, se non sostenti colei che ti ha partorito! Tu devi quello che hai a colei alla quale devi quello che sei» (S. Ambrogio, Esposizione del Vangelo secondo Luca, VIII, 74-75, citazione tratta da Cesare Pasini, Ambrogio di Milano, San Paolo, p. 25).

venerdì 11 febbraio 2022

I tre forti giganti del Maligno: ignoranza, oblio e noncuranza

    «Ma ecco qual è il nostro discorso: ci sono tre potenti e forti giganti dei filistei, sui quali si appoggia tutto l'esercito nemico dell'Oloferne spirituale: distrutti e messi a morte questi, senza difficoltà tutto l'esercito dei cattivi spiriti si indebolirà sino ad essere distrutto. Ora, quelli che sono ritenuti i tre forti giganti del Maligno li abbiamo già nominati: sono l'ignoranza, madre di tutti i mali, l'oblio suo fratello, complice e collaboratore, e la noncuranza che tesse per l'anima il cupo abito, il velo di nera nube, la noncuranza che sostiene e rafforza i due precedenti, dà loro consistenza e produce nell'anima in preda alla negligenza un male profondamente radicato e persistente. Da noncuranza, oblio e ignoranza vengono rafforzati e ingranditi i punti d'appoggio delle rimanenti passioni. Perché queste tre aiutandosi a vicenda e non potendo sussistere l'una senza l'altra, si rivelano forti potenze dell'avversario e valenti capi del Maligno: per mezzo loro tutto l'esercito degli spiriti della malvagità si infiltra ed è sostenuto e riesce a portare ad effetto i suoi disegni, senza di loro le passioni di cui si è detto non possono sussistere.
    Se dunque tu vuoi riportar vittoria contro le suddette passioni e mettere in fuga la falange dei filistei spirituali, rientra in te stesso mediante la preghiera e la sinergia di Dio e, immergendoti nelle profondità del cuore, rintraccia questi tre potenti giganti del diavolo, l'oblio, intendo, la noncuranza e l'ignoranza, sostegno dei filistei spirituali, mediante i quali le restanti passioni della malizia, infiltrandosi, agiscono, vivono e si rafforzano nei cuori di chi ama la voluttà e nelle anime prive di disciplina. E con molta vigilanza e attenzione dell’intelletto, con l’intervento decisivo dall’alto, una volta trovati questi mali – che da tanti sono ignorati e ritenuti inesistenti, mentre sono i più funesti – lotterai coraggiosamente e con forza per mezzo delle armi della giustizia ad essi contrarie: ricordo buono, cioè, che è causa di ogni bene, conoscenza illuminata, mediante la quale l’anima è ridestata e scaccia da sé la tenebra dell’ignoranza, e l’eccellente prontezza d’animo che dispone e spinge l’anima verso la salvezza. Indossate queste armi della virtù nella potenza dello Spirito Santo, con ogni preghiera e supplica, lotterai contro i suddetti giganti dei filistei spirituali. Pensando sempre, mediante l’ottimo ricordo secondo Dio, tutto ciò che è vero, tutto ciò che è venerabile, giusto, casto, di buona fama, ciò che è virtù e lode (Fil 4, 8), scaccerai da te stesso il pessimo oblio; mediante la conoscenza illuminata e celeste, fugherai la funesta ignoranza della tenebra; bandirai, mediante l’ottima prontezza adorna d’ogni virtù, la noncuranza atea che produce nell’anima il male profondamente radicato.
    Acquisendo queste virtù, non semplicemente in forza della tua sola determinazione, ma in forza della potenza di Dio e della sinergia dello Spirito Santo, con molta vigilanza e preghiera, potrai essere strappato ai tre forti giganti del Maligno, di cui si è detto sopra. Poiché quando si cerca di far sussistere nell’anima l’accordo fra conoscenza vera, ricordo delle parole di Dio e prontezza buona, in forza della grazia operante, e di custodirlo con cura, esso cancella dall’anima e annulla ogni traccia di oblio, ignoranza e noncuranza in modo che la grazia regni ormai in essa, nel Cristo Gesù Signore nostro: a lui la gloria e la forza per i secoli dei secoli. Amen» (Marco l’Asceta, dalla Lettera al Monaco Nicola).

lunedì 7 febbraio 2022

Pregare

Fabio Fazio: «Che cosa vuol dire pregare, Santo Padre? Come si fa a pregare?»

Papa Francesco: «Pregare è quello che fa il bambino quando si sente limitato e impotente: “Papà, Mamma!”. Questo è il primo grido della preghiera, ma se tu non credi che hai un papà, una mamma vicino, non sai gridare, non sai chiedere. Pregare significa guardare i propri limiti, i nostri bisogni, i nostri peccati e dire: Papà, guardami. Il tuo sguardo mi purifica, mi dà forza. Pregare è entrare con la forza, con l’oltre i limiti, l’oltre l’orizzonte. Per noi cristiani pregare è incontrare Papà. San Paolo dice: Dio è Padre e noi gli diciamo: “Papà”, non “Padre”. E quando tu ti abitui a dire “Papà” a Dio, significa che stai andando bene sulla strada religiosa, ma se tu pensi che Dio è quello che ti annienterà nell’inferno, se tu pensi che Dio se ne infischia della tua vita, la tua religione sarà superstizione. Pregare significa dai miei bisogni, dalla mia piccolezza, guardare come fanno i bambini che dicono “Papà”. I bambini nel loro sviluppo psicologico passano per quella che si chiama “l’età dei perché”; perché si svegliano, vedono la vita e non capiscono e dicono: “Papà, perché? Papà, perché?”. Se noi guardiamo bene, il bambino non aspetta la risposta del papà: quando il papà comincia a rispondere, subito fa un’altra domanda. Quello che vuole il bambino è che lo sguardo del papà sia su di lui. Non mi importa la spiegazione, soltanto che il papà mi guardi e questo mi dà sicurezza. Pregare è un po’ tutto questo».

(dall'intervista di Fabio Fazio a Papa Francesco durante la trasmissione "Che tempo che fa" di Domenica 6 febbraio 2022)

sabato 5 febbraio 2022

La saggezza di vita

«Se doveste chiedermi, prima che me ne vada definitivamente, se non conosca una chiave magica che possa schiudere l’ultima porta che conduce alla saggezza di vita, vi risponderei: “Sì”. E questa chiave magica non è la riflessione, come forse vi aspettereste di sentir dire da un filosofo, bensì la preghiera. […] Le grandi cose dell’esistenza sono donate solamente agli spiriti che pregano» (Peter Wust, citazione contenuta nel libro "Benedetto XVI. Una vita" scritto da Peter Seewald).

domenica 30 gennaio 2022

Non c’è un altro me nel mondo!

 

«… Altisidora, la più che disinvolta damigella, entrò nella camera di don Chisciotte, e durante la conversazione che allora si svolse tra loro, il Cavaliere pronunciò memorabili parole: Non c’è un altro me nel mondo!; sentenza che è sorella gemella dell’altra: So io chi sono!
Non c’è un altro me nel mondo! Ecco una sentenza che non dovremmo mai dimenticare; soprattutto quando, mentre ci si stringe il cuore al pensiero che dovremo scomparire un giorno, ci vengon fuori con la ridevole storiella che non siamo che un atomo nell’Universo, e che anche senza di noi gli astri seguiranno il loro corso, e che il Bene si realizzerà anche senza il nostro concorso, e che è superbia immaginare che tutta quell’immensa costruzione è stata edificata per la nostra salvezza. Non c’è un altro me nel mondo! Ognuno di noi è unico e insostituibile.
        Non c’è un altro me nel mondo! Ciascuno di noi è in sé assoluto. Se c’è un Dio che ha edificato il mondo e lo tiene in vita, lo ha edificato e lo tiene in vita per me. Non c’è un altro me! Ce ne saranno di più grandi e di più piccoli, di migliori e di peggiori, ma non c’è un altro me. Io sono qualche cosa di interamente nuovo; in me si riassume una eternità di passato e da me si diparte un’eternità di avvenire. Non c’è un altro me! Questa è l’unica base solida dell’amore tra gli uomini, perché non c’è neppure un altro te al di fuori di te, né un altro lui se non lui» (Miguel de Unamuno, Vita di don Chisciotte e Sancio Panza, Mondadori, pp. 329-330).

mercoledì 19 gennaio 2022

Il beato Bernardo da Offida

«Uno dei suoi detti preferiti, con cui cercava di ridar fiducia agli afflitti, era: “Paradiso! Paradiso! La nostra patria è il cielo!”.
Custodiva come un ricamo un fazzoletto di terra, il suo orto. Un giorno, il ministro provinciale di nascosto glielo calpestò e rovinò tutto per mettere alla prova la sua santità. Fra Bernardo non si arrabbiò: “Qualcuno s’è voluto divertire; che sia benedetto!”. E disse anche: “Sono nostri amici tutti coloro che ingiustamente ci infliggono tribolazioni e angustie, vergogna e ingiurie, dolori e sofferenze, martirio e morte, e li dobbiamo amare molto perché, a motivo di ciò che essi ci infliggono, abbiamo la vita eterna”.
Chi guardava fra Bernardo vedeva san Francesco e questi volentieri gli avrebbe fatto posto tra i suoi compagni» (Sergio Lorenzini, Lo spirito dei Cappuccini, Edizioni francescane italiane, p. 146).

sabato 15 gennaio 2022

Quando senti il Signore…


«Quando senti il Signore che dice: Se qualcuno non rinuncia a tutto ciò che possiede non è degno di me (cfr. Lc 14,33), non devi intendere questo come riferito alle sole ricchezze, ma anche a tutte le azioni viziose» (Marco l’Asceta).
 
Perfetta per tutte le volte in cui ho la tentazione di considerare Gesù come uno che approva e si fa andare bene tutto quello che faccio, anche i miei peccati! [dGL]

mercoledì 12 gennaio 2022

Quando ti ricordi di Dio…


«Nell’ora in cui ti ricordi di Dio, abbonda nella preghiera, perché quando tu ti dimenticherai di Lui, sia il Signore a ricordarsi di te» (Marco l’Asceta).
 
Perfetta per tutte le volte in cui mi affliggo pensando che mi ricordo di Dio solo nel momento del bisogno! [dGL]

martedì 26 maggio 2020

La vita

«Venerdì mattina, le otto. Signore, dammi meno pensieri e più acqua fredda e ginnastica alla mattina presto.
La vita non può esser colta in poche formule. In fondo, è quel che stai cercando di fare tutto il tempo, e che ti porta a pensare troppo: stai cercando di rinchiudere la vita in poche formule ma non è possibile, la vita è infinitamente ricca di sfumature, non può essere imprigionata né semplificata. Ma semplice potresti essere tu…».
[Etty Hillesum, Diario 1941-1943, Adelphi]

venerdì 8 maggio 2020

Dieci tesi sullo stile di vita sacerdotale

«1. É più importante il modo in cui vivo da prete che l’attività che come prete svolgo.
2. É più importante ciò che Cristo fa in me di quel che io stesso faccio.
3. É più importante che io viva l’unità del presbiterio, piuttosto che realizzi da solo i miei impegni.
4. É più importante il servizio della preghiera e della parola che il servizio alla mensa.
5.É più importante che io collabori spiritualmente con gli altri, invece di voler fare tutto da solo.
6. É più importante che mi limiti a pochi e chiari punti, invece di fare tutto in fretta ed a metà.
7. É più importante agire nell’unità che operare, seppur perfettamente, nell’isolamento. Quindi è più importante la collaborazione del lavoro, la communio dell’actio.
8. Più importante, perché più feconda, è la croce, meno le nostre realizzazioni pratiche.
9. Più importante è l’apertura all’insieme (quindi all’intera comunità, alla diocesi, alla chiesa universale), meno gli interessi particolari, per quanto rilevanti.
10. Più importante è testimoniare a tutti la nostra fede, invece di sentirsi costretti a soddisfare le richieste che di volta in volta ci pervengono».
[Klaus Hemmerle e Wilhelm Breuning, 1981]

sabato 2 maggio 2020

Meraviglioso Paradiso

«Adamo aveva perduto il Paradiso terrestre e piangendo lo cercava: “Paradiso mio, Paradiso mio, meraviglioso Paradiso”.
Ma il Signore con il suo amore gli donò, sulla croce, un Paradiso migliore di quello perduto, un Paradiso nei cieli dove risplende la Luce increata della Santa Trinità.
E come potremo contraccambiare l’amore che il Signore ha per noi?».
[Silvano del Monte Athos, Ho sete di Dio, Piero Gribaudi editore]

mercoledì 29 aprile 2020

Sguardo limpido

«Ringrazio per il bell'esempio che mi danno tanti cristiani che offrono la loro vita e il loro tempo con gioia. Questa testimonianza mi fa tanto bene e mi sostiene nella mia personale aspirazione a superare l'egoismo per spendermi di più» (Papa Francesco, Evangelii Gaudium, n. 76).

Il segreto è la gratitudine.

Prima di tutto essere grati,
poi guardare, sentire, leggere, scrivere, pensare, pregare, amare,…

Senza gratitudine abbiamo l’impressione, solo l’impressione, di essere acuti osservatori:
senza gratitudine, mettiamo in luce anche la pagliuzza che nessun altro è in grado di vedere;
senza gratitudine, siamo capaci di pesare e di far pesare anche un granellino di polvere;
senza gratitudine, siamo sempre convinti di avere ragione.

Senza gratitudine, quanto siamo lontani dalla verità su noi, sulla vita, sul mondo, sugli altri uomini, sul prossimo,… su Dio!

E quanto è limpido invece lo sguardo di chi è grato!

Il Papa scrive una Esortazione Apostolica
e nell’Esortazione Apostolica dedica delle righe a me e a te,
che nell’ordinario siamo in battaglia con il nostro personale egoismo,
e dice che quando offriamo la nostra vita e il nostro tempo con gioia gli diamo bell’esempio!
E il Papa ringrazia per il bell’esempio!

Oh Gesù, insegnaci la gratitudine!
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero» (Mt 11, 28-30).

lunedì 27 aprile 2020

«Chi ci separerà dall’amore di Cristo?» (Rm 8, 31-39)

«L’Amico andò in una terra straniera, dove pensava di trovare il suo Amato, e nel cammino l’assalirono due leoni. L’Amico ebbe paura di morire, giacché voleva vivere per servire il suo Amato; e a lui volse il ricordo perché l’amore fosse presente nel momento della morte, e con l’amore potesse sostenerla meglio. Mentre l’Amico ricordava l’Amato, i leoni gli s’avvicinarono mansueti, lambirono le lacrime che cadevano dai suoi occhi e gli baciarono le mani e i piedi. E l’Amico se ne andò tranquillo a cercare il suo Amato».
[Raimondo Lullo, Libro dell’Amico e l’Amato, ed. Città Nuova, p. 55, n. 112]

domenica 26 aprile 2020

L’amore

Chiesero all’Amico a chi apparteneva.
Rispose:
«All’amore».
«A che appartieni?».
«All’amore».
«Chi ti ha generato?».
«L’amore».
«Dove sei nato?».
«Nell’amore».
«Chi ti nutrì?».
«L’amore».
«Di che cosa vivi?».
«Dell’amore».
«Qual è il tuo nome?».
«Amore».
«Da dove vieni?».
«Dall’amore».
«Dove vai?».
«Dall’amore».
«Dove stai?».
«Nell’amore».
«Hai qualcos’altro oltre all’amore?»
Rispose:
«Sì, colpe e offese verso il mio Amato».
«Vi è perdono nel tuo Amato?».
L’Amico disse che nel suo Amato c’era misericordia e giustizia, e perciò la sua dimora era tra timore e speranza.
[Raimondo Lullo, Libro dell’Amico e l’Amato, ed. Città Nuova, p. 52, n. 97]

martedì 21 aprile 2020

Il segreto

«Dio è il segreto da cui sgorgano incessantemente gocce di luce. Così è Dio, così è anche ogni creatura che avvicini senza invidia; da ogni creatura che avvicini con meraviglia sgorgano gocce di luce».
[Ermes Ronchi, Dieci cammelli inginocchiati, Paoline]

martedì 14 aprile 2020

L’umiltà di Cristo


«Così il Signore con misericordia umilia i santi, in modo che restino umili sino alla fine. Noi abbiamo un bisogno ancora più grande di umiltà. Ed io giorno e notte chiedo a Dio l’umiltà di Cristo. Il mio spirito ha sete di ottenerla, poiché è il dono più sublime dello Spirito Santo. Nell’umiltà di Cristo sono contenuti l’amore, la pace, la mansuetudine, la sobrietà, l’obbedienza, la longanimità; insomma tutte le virtù».
[Silvano del Monte Athos, Ho sete di Dio, Piero Gribaudi editore]