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martedì 14 marzo 2023

Entusiasmante, Watson!


Qualche anno fa il card. Ratzinger (continuò anche quando divenne Papa Benedetto XVI), avvertì il mondo con grande insistenza circa il pericolo del relativismo.
Ero giovane e non riuscivo a percepire quanto fosse grave la situazione.
 
Oggi il relativismo lo respiriamo a pieni polmoni e tutti ci stiamo rendendo conto del pericolo che stiamo correndo e dei danni di cui siamo testimoni (spesso senza avere la possibilità di correggere e riparare gli errori: in questo momento le scelte dei politici e dei governanti non riusciamo a "evangelizzarle").
 
Avevamo un discreto vantaggio sul mondo, visto che eravamo stati avvisati dalle nostre “sentinelle”, ed effettivamente la Chiesa puntò sull'emergenza educativa chiedendoci di concentrare la nostra attenzione sull'educazione.
Forse, però, nel far fronte all’emergenza educativa, ci siamo un po' cullati sul dato di fatto che le "chiese" e le "parrocchie" in Italia apparivano ancora abbastanza piene e la gente sembrava abbastanza cristiana. Quindi la necessità di un cambiamento non l'abbiamo presa troppo sul serio.
 
Poi è arrivato il Covid e la realtà è venuta a galla: ora tutti parliamo di società liquida, ma nel frattempo anche le nostre vite sono allagate di società liquida e anche le nostre parrocchie e le nostre attività parrocchiali o diocesane. Il liquido se non lo argini, se non lo incanali, non si ferma e raggiunge tutto e tutti.
 
Anche in questo caso eravamo in vantaggio: già da qualche anno Papa Francesco nella Evangelii Gaudium, sulla scia di Benedetto XVI, aveva indicato alla Chiesa cattolica le piste da seguire per rispondere al "cambiamento d'epoca", ma sembra quasi che anche quel testo lo abbiamo messo in archivio, accontentandoci di sottolineare e ripetere alcuni slogan.
 
Ancora più eloquente dell'Evangelii Gaudium è lo stile di Papa Francesco che, con tutte le sue forze ed esponendosi continuamente alle critiche più spietate, ci sta indicando la via dell'ascolto e del dialogo per discernere. Ma forse abbiamo paura di "prendere il largo" perché, poi, in mare aperto potremmo trovarci nella tempesta e perdere anche quel poco che siamo riusciti a "conservare".
 
Ho scritto molte volte la parola "FORSE", perché in questo testo ho espresso il mio personale punto di vista. Ho voluto condividere qui, con voi lettori, l'unica spiegazione che riesco a darmi quando mi trovo di fronte al ritorno al passato (“si è sempre fatto così”), alle malinconie (“una volta le chiese erano piene”, che somiglia molto a “una volta i treni arrivavano in orario”), all'ostilità rispetto alla cultura del mondo e della gente a cui siamo inviati come veri e propri missionari (“chiudiamoci tra di noi e proteggiamo i nostri valori con recinti e palizzate, valli e fossati!”).
 
Invece, SONO CERTO che sia urgente prendere coscienza della cultura di cui sono imbevute le persone a cui annunciamo il Vangelo per entrare in dialogo con loro e offrirgli la Buona Notizia tanto attesa, la perla preziosa, il tesoro nascosto, la luce della città posta sul monte, il sale della terra,… l'amore senza misura e senza condizioni di Dio per noi! Il mondo aspetta di ricevere la Parola di salvezza e noi siamo quelli che Dio ha scelto per portare al mondo la Sua Parola di salvezza!
 
«Impossibile, Holmes!», potrebbe dire a tal proposito il dottor Watson.
E Sherlock gli risponderebbe di rimando: «Entusiasmante, mio caro Watson, entusiasmante!».

lunedì 12 dicembre 2022

Questo bel tempo di SINODO

Ho respirato aria di sinodo ieri pomeriggio a Villarosa in occasione di un incontro per i collaboratori parrocchiali organizzato dal Parroco don Alfonso.

Sono stato chiamato per offrire una piccola riflessione sul tema indicato dal Vescovo per quest'anno pastorale: l'accoglienza di Gesù nella casa di Marta e Maria (Lc 10, 38-42).
Ho iniziato l'incontro chiedendo a ciascuno dei partecipanti di dire la prima caratteristica che gli veniva in mente pensando alla persona di Marta.
E così ognuno ha offerto il suo contributo alla riflessione.
 
Finito il primo giro di risposte, ho chiesto di fare la stessa cosa pensando alla persona di Maria.
 
Poi ho letto con loro il brano delle nozze di Cana, brano in cui Maria (la Madre di Gesù) e i servitori fanno, ma FANNO la volontà di Dio perché si mettono in ascolto e accolgono la Parola di Dio: "Qualsiasi cosa vi dica, fatela" (Gv 2, 5).
Il fare la volontà di Dio, cioè l'agire secondo la Parola di Dio, fa gustare a tutti un vino nuovo, più buono di quello bevuto fino a quel momento (Gv 2, 9-10). Il fare la volontà di Dio è un FARE che riempie di gioia coloro che servono e coloro che vengono serviti!
 
Dopo la lettura, ho dato sinteticamente qualche spunto di riflessione e poi ho lasciato a tutti la possibilità di condividere pensieri, sentimenti, risonanze, a partire dai due Vangeli ascoltati (Marta e Maria e Le nozze di Cana).
 
E noi preti ci siamo messi in ascolto.
 
È stato bellissimo, perché ognuno ha offerto a tutti gli altri quello che lo Spirito Santo gli ha suggerito.
 
Da più parti è stata manifestata l'esigenza che la Chiesa offra ai fedeli la Parola di Dio aiutandoli nella comprensione di quella Parola attraverso l'omelia, la lectio, gli incontri di approfondimento; l'esigenza di essere aiutati a pregare; l'esigenza che Cristo sia al centro delle relazioni e di tutte le azioni che si svolgono in Parrocchia; il desiderio di cercare l'incontro con Cristo nella preghiera vissuta a casa o in chiesa, nella Confessione e nella partecipazione all'Eucaristia per camminare sulla Via del Vangelo!
 
Penso sia stato bello per i collaboratori parrocchiali vedere due preti che si sono messi ad ascoltarli con attenzione!
 
Per noi preti sicuramente è stato importante riconoscere i doni dello Spirito Santo che ispira tutto il Popolo di Dio e non solo i sacerdoti!

L'incontro vissuto mi ha ricordato una frase di San Cromazio che ho letto qualche giorno fa: «L'insegnamento del sacerdote incita il popolo alla giustizia; a sua volta la religiosità del popolo incoraggia i sacerdoti: in questo modo il gregge si allieta del pastore e il pastore del gregge»!

sabato 19 novembre 2022

Io, prete, vado a...


Ogni venerdì sera vado a catechismo.
Accompagno i giovanissimi e giovani della mia parrocchia alla catechesi che facciamo con la Parrocchia vicina e mi fermo anch’io con loro ad ascoltare.
 
È un momento di grazia per me essere lì e partecipare alla catechesi senza essere il conduttore della catechesi, ma standoci come ci sta un giovane o un giovanissimo.
 
Questo mi aiuta ad ascoltare e anche ad apprezzare quanto i catechisti propongono e quanto i giovani condividono mettendosi in gioco in prima persona.
 
Il cammino è quello proposto dall’Azione Cattolica per i giovanissimi e si intitola “Il primo passo”. Settimana dopo settimana veniamo accompagnati nel compiere il primo passo e questo mi sostiene e mi facilita nel fare anche il secondo, il terzo, il quarto passo e così via.
 
Mi sono accorto, ascoltando, che tutti noi, ragazzi, giovanissimi, adulti, abbiamo dei bei desideri, ci poniamo gli stessi obiettivi e ci troviamo di fronte alle stesse attese, paure, angosce, ansie, difficoltà.
Tutti dobbiamo fare continuamente delle scelte e tutti sentiamo il peso di quelle scelte.
Tutti possiamo contare sulla compagnia di tutti gli altri nel portare il peso di quelle scelte, in vista dell’obiettivo, della meta che ci sta davanti. E proprio nel vedere e nel sentire questa compagnia sta il bello di questi venerdì, nati su proposta dei catechisti delle nostre due parrocchie!
 
Dopo gli incontri torno a casa sollevato e incoraggiato a continuare a scegliere il bene, per me e per tutti gli altri. E sono sicuro che anche tutti gli altri tornano a casa pieni di gioia per aver scoperto qualcosa in più dell’Amico Gesù e dei tanti amici che camminano con noi!

mercoledì 8 giugno 2022

Sinodo e dintorni (2)


Se stiamo formando missionari non dovremmo preoccuparci perché dopo la cresima i giovanissimi e i giovani ci salutano.

Dovremmo preoccuparci, piuttosto, dell’equipaggiamento di cui li abbiamo dotati: siamo proprio sicuri di aver fornito mappe, zaino, borraccia, bussola, stuoia e sacco a pelo, gavetta e posate, pietra focaia, un tozzo di pane per il viaggio, il bastone del pellegrino, una torcia e il gusto di camminare insieme verso la meta?

Non ne siamo sicuri? Allora domandiamoci che cosa abbiamo fatto e proposto nel tempo che hanno trascorso con noi.

Zdenek Zeman dice: «Noi usiamo che quando abbiamo palla attacchiamo, non difendiamo».

E noi? Cosa siamo soliti fare quando abbiamo la palla? Come viviamo i momenti in cui abbiamo la possibilità di proporre la gioia del Vangelo?

Se li contiamo, ci accorgiamo che momenti e occasioni sono davvero tanti: la celebrazione della Messa, la catechesi, la celebrazione dei sacramenti, pellegrinaggi, attività di oratorio, campi-scuola, attività di volontariato, incontri di formazione, momenti di preghiera e ascolto della Parola di Dio, momenti conviviali, ritiri spirituali,…

Non è che in tutti questi momenti ci stiamo limitando a “difendere”?

Come mai ai ragazzi e ai giovani passa il messaggio che il cristianesimo è una serie di regole? Come mai molti intorno a noi sono convinti che la Chiesa sia un giudice e non una mamma?

Cosa stiamo proponendo alle persone che incontriamo?

La frizzante aria di montagna, l’acqua fresca della fonte, oppure l’aria stantia degli sgabuzzini, l’acqua maleodorante di uno stagno?

Più passa il tempo e più mi convinco che la gente si allontana dalla Chiesa nel momento in cui gli uomini e le donne di chiesa rinunciano a proporre la bellezza del Cristo risorto e riducono quasi tutto a un fare per produrre, dove il criterio dell’agire diventa l’efficienza (come se fossimo un’azienda) e tutto deve avvenire secondo una relazione meccanica di causa-effetto (a queste opere che ho fatto, devono seguire i prodotti che mi aspetto). Ma chi potrebbe mai innamorarsi di una tale catena di montaggio?

La parte fondamentale nell’evangelizzazione la fa l’amore senza misura e senza condizioni del Cristo, che dà forma al nostro amore: come Lui, anche noi amiamo senza misura e senza condizioni! E questa libertà di cui facciamo esperienza quando ci sentiamo amati e amiamo, ci piace più di tutto! E infatti dove riconosciamo l’amore di Cristo, noi stiamo e viviamo volentieri! E chi incontra Cristo, non lo lascia più!!!

Perciò oggi faccio mie le parole del Papa: «Usciamo, usciamo ad offrire a tutti la vita di Gesù Cristo» (Evangelii Gaudium, n. 49)


*Nel video di youtube, puoi vedere i panorami che dovremmo mostrare ai nostri ragazzi, giovanissimi e giovani!



martedì 7 giugno 2022

Sinodo e dintorni

Ieri sera, partecipando a un incontro per il Sinodo, mi è venuto un dubbio: l’obiettivo che ci proponiamo è quello di riportare le persone in chiesa? Oppure quello di evangelizzare in modo che, a loro volta, gli evangelizzati vivano la loro missione?

Nelle nostre parrocchie prepariamo missionari* o gente da divano?

È rassicurante la gente da divano:

non andrà troppo lontano, sarà sempre nel nostro campo visivo, non ci farà preoccupare, perché sappiamo dov’è, quello che dice e quello che fa,… E, se la chiamiamo, arriverà immediatamente e senza costringerci all’attesa.

Tutto il contrario capita con i missionari:

finiranno chissà dove, saranno difficilmente controllabili, ci daranno preoccupazioni e forse anche noie perché si troveranno a fronteggiare l’ignoto e avranno bisogno di tutto il nostro sostegno,… Ci costringeranno ad ascoltare, accogliere, aver compassione e pazientare.

Dunque, qual è l’obiettivo che ci proponiamo?


* Con la parola "missionari" intendo i cristiani come li descrive il Papa nella Evangelii Gaudium e non solo i missionari che partono per lontane terre di missione.

martedì 31 maggio 2022

Com'è buona la Sinodalità!!!


Sinodalità è coraggio di non presentarsi con gli schemi già pronti, con le soluzioni già pensate e già scritte, perché già definite. Sinodalità è docilità e disponibilità a mettere in discussione la propria visione sulla base di quello che si ascolta dall’altro. Sinodalità è chiedere allo Spirito Santo di ispirare le parole e le opere, senza mai utilizzare le parole “Spirito” e “Santo” per confermare decisioni che sono solo nostre. Sinodalità è fare programmi semplici e curarsi che tutti abbiano le scarpe giuste per camminare, piuttosto che selezionare quelli che ci daranno maggiori garanzie di raggiungere l’obiettivo. Sinodalità è saper mettere da parte le proprie convinzioni, se l’attualità le contraddice. Sinodalità è adattare il proprio passo al passo del più lento, del più affaticato e non lasciarsi dietro una folla incapace di tenere il passo di chi è più veloce, o di chi si sente più sicuro. Sinodalità è dedicare tempo all’ascolto, e non fare in modo che l’altro ci dica proprio quello che avevamo deciso che ci dovesse dire. Sinodalità è lavorare perché tutti si sentano partecipi di un cammino, e perché tutti possano dare il proprio contributo durante il cammino. Sinodalità è avere fiducia nell’altro. Sinodalità è avere stima dei doni di cui l’altro è portatore. Sinodalità è fare in modo che anche il più piccolo sappia che il suo contributo è essenziale. Sinodalità è mitezza e umiltà!
 
Per questo,
dove ti vedo, gioisco,
Sinodalità!
 
Per questo,
dove non ti vedo,
ti sogno e ti costruisco,
Sinodalità!