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venerdì 19 dicembre 2025

"E non m'annoio E no che non m'annoio non m'annoio Io no che non m'annoio non m'annoio no Che non m'annoio no che non m'annoio" (Jovanotti, Non m'annoio)

 

Chi sceglie di "attendere", poi nel frattempo è inevitabile che "prepari"...

E quella di "attendere" è un'esperienza che torna ogni anno in Avvento. Ma non è automatico che io scelga di "attendere": resta sempre una possibilità. Una possibilità che se la scelgo, fa la differenza.

Con il passare degli anni, mi sono accorto che il Natale arriva lo stesso, sia che io lo attenda, sia che io non lo attenda, ma ho notato che quando sono in attesa di qualcosa di bello, tutto ciò che precede quel giorno, si colora di bello, di felicità, di speranza! E questo vale anche per il Natale!

Posso scegliere di attendere ed è una scelta che dipende da me, ma che devo difendere da tutto ciò che spegne l'attesa: le spese, gli sconti, gli acquisti, i regali, le cose da fare,... sembrano darmi già una sensazione di sazietà, di compiuto, addirittura di essere in ritardo. Non è ancora il giorno di Natale ma sono già a posto: per me basta così.

Ma se riesco a difendere l'attesa, se riesco ancora ad attendere...

Nel difendere l'attesa, mi aiuta vedere tutte le persone che attendono e nell'attendere preparano.

Domani (sabato 20 dicembre) si apre il nostro Presepe vivente e tutti i volontari oggi sono all'opera per curare gli ultimi dettagli.
E uno, passando in oratorio e vedendoli, potrebbe pensare che siano in ritardo e che dovevano iniziare prima,...

Ma se questo "passante", fosse passato prima, si sarebbe accorto che da settembre sono all'opera notte e giorno, con il sole e con la pioggia, col caldo e col freddo... nell'attesa.

E nell'attesa preparano...

Attendono e preparano e sembra che non si stanchino mai.

Guardandoli, capisco meglio il Battista che nel deserto ravviva l'attesa e grida: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!» (Mt 3, 2). E lo capisco non come uno che mi sta ricordando o segnalando un obbligo, ma come uno che mi sta rivelando la conseguenza di un'attesa che si va compiendo e allora non posso che preparare per l'Atteso che viene.

E così «non m'annoio» di fare e rifare, di sistemare e risistemare, di pulire e abbellire,...

E chi mi vede mi dice: «Ma che stai facendo? Ma chi stai aspettando?».

E io gli rispondo: «Aspetto il Bambino Gesù e nell'attenderlo, per Lui tutto preparo!».



mercoledì 22 ottobre 2025

Lettera agli adulti di Azione Cattolica

Tabernacolo della chiesa delle Romite Ambrosiane del Sacro Monte di Varese

Carissima, Carissimo,
quest’anno il cammino associativo ci propone l’icona biblica della Trasfigurazione come ce la racconta l’evangelista Matteo al capitolo 17 del suo Vangelo (vv. 1-9).
 
Penso che possiamo prenderci un po’ di tempo per fare anche noi l’esperienza di Pietro, Giacomo e Giovanni con Gesù che li conduce in disparte, su un alto monte (v. 1).
Proviamo, dunque, a leggere e rileggere il Vangelo della Trasfigurazione tenendo sullo sfondo alcune semplici considerazioni e domande.
 
«E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce» (Mt 17, 2).
Che effetto ti fa?
A cosa pensi mentre sei lì?
Quali parole senti salirti dal cuore?
Fidarti della chiamata di Gesù ad andare con Lui su un alto monte, ti HA DONATO non solo la vista di un magnifico panorama (un po’ te l’aspettavi), ma anche qualcosa che proprio non avresti mai potuto immaginare, progettare, prevedere, programmare: «E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce» (v. 2).
Il sole lo vedi sempre da lontano, Gesù invece è qui vicino a te!
Puoi stare con Lui e non ti abbaglia. Puoi stare con Lui e non ti brucia.
Puoi stare con Lui!
Egli ti chiama e ti vuole con sé!
Che meraviglia!
Prova a ricordare quando, vivendo un’esperienza, ti aspettavi che fosse bella e invece è stata ancora più bella, e magari hai esclamato: «Non avrei mai immaginato che potesse essere così!».
Prova a ricordare un episodio della tua vita in cui ti sei meravigliato di Dio, della Sua opera, della Sua bellezza, del Suo amore per te!

Ma OGGI, di fronte a Gesù che ti prende con sé (v. 1), potresti anche brontolare dentro di te: «Ancora salire, ancora su un monte; il solito cammino in salita; mai una volta che ci prenda per andare in discesa… Uffa! Ancora!?!».
Sì. Ancora!
Ma in quell’«Ancora», se provi a fare tutto come Gesù, vedrai quello che non ti immagini, il bellissimo che non ti aspetti!
 
Così ci godiamo il bello che ci viene donato: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò…» (v. 4).
Non sei da solo con Gesù: ci sono altri che sono saliti con te.
Lungo la strada ci siamo aspettati, accordati, aiutati, incoraggiati, conosciuti, apprezzati, … forse qualcuno lo abbiamo anche disprezzato, escluso, maltrattato, … forse siamo stati noi a essere esclusi, disprezzati, maltrattati,…

Ma ora siamo sul monte e il Signore si manifesta a tutti!
La Sua luce è per tutti, nessuno escluso.
Sul monte vediamo che Cristo si dona come la luce del sole e si rende accessibile anche a quelli che io non voglio con me, anche a quelli per i quali io non sono disposto a donarmi, a sprecarmi, …
La nube luminosa che li copre (v. 5) mi fa pensare a Dio che ci raccoglie tutti per custodirci, proteggerci, scaldarci, salvarci.
 
«Mentre scendevano dal monte,…» (v. 9).
Subito dopo un’esperienza entusiasmante, come ti senti?
E come senti e vedi le cose?
Ricordo che da giovani, tornando dal Monte, dopo una lunga passeggiata, giocavamo a calcio senza pensare alla fatica e alla stanchezza accumulata durante l’escursione appena conclusa. Avevamo una giornata di cammino nelle gambe, eppure ci sembrava di volare!
Ricordo che tornando dagli Esercizi Spirituali quella stessa realtà che prima degli Esercizi mi spaventava e mi bloccava, non mi faceva più paura ed ero pieno di fiducia e di voglia di affrontarla.
Ricordo che ogni volta che prego e celebro la Messa, mi sento come i discepoli quando Gesù gli dice: «Alzatevi e non temete» (v. 7).
 
E allora questa “discesa” dal monte com’è?
Sono le cose, che abbiamo o che conquistiamo, a darci gioia e vita?
O è Cristo a darci continuamente gioia e vita perché al Suo passaggio stilla l’abbondanza (leggi il Salmo 65/64)?
Abbiamo gli occhi pieni di Cristo?
Pietro, Giacomo e Giovanni «Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo» (v. 8). Abbiamo anche noi gli occhi pieni di Cristo?
 
Carissima, Carissimo,
spero che tu OGGI accetti di fare questa “escursione”, questa “salita” con Gesù!
Spero che tu OGGI accetti di guardare Gesù!
Spero che tu OGGI accetti di ascoltarlo: «Ed ecco una voce dalla nube che diceva: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo”» (v. 5).
Spero che tu OGGI abbia gli occhi pieni di Gesù, in modo da vedere nell’altro sempre e soltanto un fratello, una sorella da accogliere, stimare, amare.
Spero che tu OGGI abbia gli occhi pieni di Gesù, in modo da esserne annunciatore e portatore in ogni luogo, in ogni tempo, in ogni incontro!
Spero che tu OGGI abbia gli occhi pieni di Gesù, in modo da scoprire che Egli è il Signore della tua vita!

Buon cammino con Gesù e con gli occhi pieni di Gesù!
 
don Gian Luca

martedì 20 febbraio 2024

Amata e custodita come a casa


S’è appena conclusa l’Assemblea Diocesana dell’Azione Cattolica. Sui social cominciano a girare le foto di una bella giornata di fraternità vissuta all’interno dell’Auditorium Pacetti.

Cerco l’immagine che mi ha colpito di più ma non la trovo: a un certo punto dell’Assemblea, in prima fila ho visto una bambina che dormiva beata. Subito mi sono detto: «Questa è l’Azione Cattolica!».

E mi s’è riempito il cuore di tenerezza!

 
Uno potrebbe dire: «E cosa c’è di speciale? La comodità delle poltrone, il tepore della sala e la pacatezza degli interventi l’hanno fatta addormentare».

A me piace pensare, invece, che quella bambina con noi s’è sentita amata e custodita come a casa: non aveva nulla da temere perché era tra amici. E così inizio il nuovo triennio con la certezza che l’Azione Cattolica è una casa dove posso stare tranquillo, posso addormentarmi, non ho bisogno di vegliare in armi per essere pronto a difendermi. L’Azione Cattolica è una casa dove mi sento custodito come un bimbo in braccio alla mamma, o come la bambina che dorme in prima fila.

venerdì 10 novembre 2017

Ci vuole passione



[catechesi ai giovanissimi di Azione Cattolica della Diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto, 9 novembre 2017, Parrocchia Regina Pacis, Centobuchi]

Un giovane legge ai giovanissimi un racconto tratto dal libro “E la farfalla volò” di don Mario Delpini (ed. Ancora)

… E le lucciole?

Forse per il caldo, forse per l’argomento difficile, forse per la vecchiaia che si avvicina; il fatto è che l’altro giorno ero stufo di studiare. La cosa – convengo – è piuttosto grave, come fosse – che so? – un pesce che è stufo di nuotare. Io però, invece di farmi visitare da un dottore, ho pensato di ovviare alla malavoglia ingannando il tempo. Così ho inventato un amico e mi sono scritto una lettera:

Caro don Mario,
ho finalmente nascosto ben bene i tuoi libri, così da evitare la tentazione di aprirli e me la spasso in gite senza meta e senza premura su queste tranquille colline di Sormano. Il divertente è pensare che c’è gente che passa l’estate in astruse ricerche e faticosi studi!
Ora, a te che sei tanto sapiente, voglio rivolgere una difficile domanda. È un problema che mi pongo da quando ero bambino: ma le lucciole dove vanno a finire? Perché così breve è il loro apparire?
Con i miei più cordiali saluti e sincera amicizia.
Giacinto


Non è buona educazione lasciare senza risposta lettere di amici ancorché immaginari. Allora ho dovuto riprendere la penna:

Caro Giacinto,
al tuo problema potrebbe rispondere uno scienziato qualsiasi, ma sarebbe oltremodo banale, perché gli scienziati non possono lasciare spazio al sentimento, quindi non sanno distinguere tra gli animali, e sono capaci di confondere le lucciole con le zanzare, di spiegare la loro vita allo stesso modo e di ucciderle con lo stesso insetticida. Invece la vera storia delle lucciole è questa.
C’era una volta un papà che lavorava tutto il giorno per la sua famiglia; un lavoro ingrato e pericoloso: guidava i TIR su e giù per l’Europa. Naturalmente era un po’ triste perché, quando vedeva un bambino che schiamazzava contento in un giardino, non poteva evitare di pensare ai suoi figli lontani in attesa del suo ritorno; e guidava e guidava pensando: «Da qui a Colonia lavoro per Paolo, da Colonia a Rotterdam per Caterina…».
Tornava poi a casa, spesso di notte; al rombo del motore subito si accendeva una luce, e la moglie era in piedi per fargli trovare un po’ di latte caldo e un bacio innamorato.
Appena poteva entrava nella stanza dei bambini che, stanchi di aspettare, si erano ormai addormentati. Si avvicinava piano piano, cercava di indovinare i loro sogni, e deponeva un bacio sulla fronte. Senza svegliarsi, sorridevano i bambini, come di un bel sogno divenuto realtà.
C’era poi una suora di clausura che passava ore intere in preghiera e il tempo non le bastava mai: voleva offrire tutta la sua vita perché i preti fossero santi, perché nelle famiglie regnasse l’amore, perché i poveri avessero un pane.
E pregava e pregava, pensando ora all’una, ora all’altra delle grandi necessità della terra. Così intensa era la sua preghiera che raggiungeva talvolta persone lontane mille miglia e le assaliva di una gioia improvvisa, di un desiderio di fare del bene: e nessuno sapeva donde venisse.
C’era poi un ragazzo che riceveva ogni domenica qualche soldo per comprarsi un gelato. Ma da quando aveva saputo che bambini come lui morivano di fame, si era imposto di non spendere più una lira per inutili golosità. E tutte le domeniche deponeva la sua offerta in chiesa, nella cassettina per le missioni. E donava e donava, pensando ingenuamente: «Per le medicine… per il cibo… per i libri…».
Ma il bello è che succedeva proprio così: ragazzi lontani e sconosciuti ricevevano pane e cure e proprio non sapevano chi ringraziare.
C’era poi… oh, chissà quanta gente c’era ancora!
A un certo punto Gesù pensò di svelare tutti questi segreti e inventò le lucciole: prese i baci del papà, le preghiere della suora, i soldini del ragazzo, prese mille tesori nascosti e li trasformò in lucciole. Le mandò sulla terra per ricordare a chi le vede: «C’è gente che ti vuole bene, gente che soffre senza un lamento, gente che ogni giorno prepara per te doni segreti!».
Durano poco le lucciole, perché questo amore nascosto non vuole farsi pubblicità.
Sono timide e fragili le lucciole, perché compiono le loro conquiste senza prepotenza: hanno la forza invincibile e discreta dell’amore di Dio.
Piacciono ai bambini, le lucciole, perché essi sono capaci di credere nei tesori sepolti e nella generosità che non pretende riconoscenza.
Alcuni dicono che adesso le lucciole vanno scomparendo: forse perché è venuto meno l’amore; forse perché chi fa qualcosa di buono vuole subito mettersi in mostra sotto i riflettori.
Ma io penso che le lucciole non siano scomparse: solo che Gesù le ha volute tutte in paradiso.
Come tu sai, in paradiso non c’è il sole e neppure la luce elettrica: lassù è solo l’amore che rischiara e riscalda. Per questo c’è una gran luce: è l’amore immenso di Dio e migliaia e migliaia di lucciole, chissà. Forse ce n’è qualcuna che è mia, qualcuna che è tua…
Con amicizia.
Don Mario

Il racconto che abbiamo ascoltato, parla di persone appassionate alle cose che vivono.
È una passione che riescono a esprimere perché sanno chi stanno amando, per chi stanno lavorando, per chi stanno pregando, per chi stanno offrendo,…
Proprio come capita a ciascuno di noi; infatti don Mario scrive: «C’era poi… oh, chissà quanta gente c’era ancora!».

Stasera colgo l’occasione di questo incontro per ringraziarvi perché la mattina mi siete di esempio: vi incontro per le vie mentre andate a scuola e penso: «Che passione!».
Ci vuole passione per andare a scuola, ci vuole passione per fare le cose con amore: ci vuole una passione che Cristo continuamente alimenta!

Ora vorrei aiutarvi a fissare l’attenzione su una domanda, che forse da ragazzi ci veniva posta molto spesso: «Che cosa vuoi fare da grande?». Oggi potrebbe suonare così: «Per quale grande sogno stai dando la vita? Verso quale meta stai camminando?».
Non sono domande da bambini. Sono, invece, domande che fanno parte della nostra vita e ci accompagneranno sempre. Guai a metterle da parte!

E allora comincio col parlarvi delle mie passioni.

La mia passione da piccolo: fare quello che mi pare.
Sulla carta mi sembrava che non ci fosse altro da desiderare per essere felice. Ma poi, all’atto pratico, spesso le conseguenze erano ferite, punizioni, rimproveri,… Il mio stare bene, il mio fare quello che mi pare, spesso non faceva stare bene chi mi stava attorno e neppure me stesso: la soddisfazione iniziale per una marachella compiuta o per uno scherzo ben riuscito, presto lasciava il posto all’amarezza e al rimorso per il danno, piccolo o grande, che ne era seguito.

La mia passione a undici anni: poter offrire un sorriso che fosse segno di pace per me e per gli altri.
Avevo cominciato a capire che il mio bene avrebbe dovuto essere anche il bene di chi mi stava intorno.
E qui devo riconoscere che il Signore mi è stato sempre vicino e ha fatto in modo che la mia attenzione fosse attirata da persone buone, da persone virtuose. In quel periodo la domanda che guidava la mia ricerca era: «Dove trovi la gioia che ti fa sorridere?». Dovevo assolutamente scoprirlo.
Un mio compagno di scuola un giorno mi propose di fare il chierichetto in parrocchia. La mia risposta fu un «no» deciso perché ero convinto che non mi sarei sentito a mio agio sull’altare, sotto gli occhi di tutti. Poi incontrai la suora che istruiva i chierichetti e rimasi colpito dal suo sorriso e dalla sua gentilezza. Insegnò a me e ai miei fratelli a servire il Signore con gioia e non pensai più all’essere sotto gli occhi di tutti: l’importante era servire il Signore e continuare a cercare la fonte della gioia. La suora sembrava averla trovata; seguendo i suoi insegnamenti, l’avrei trovata anch’io. Andavo tutti i giorni a servire la messa, accompagnavo il parroco a benedire le case, mi rendevo disponibile per aiutare in parrocchia,… e a casa, naturalmente, mettevo il massimo impegno nello studio, perché bisognava essere coerenti.
Facevo tutto perché dovevo trovare la gioia!!!

La mia passione oggi: l’amicizia con Gesù.
Un mio amico scrisse nel suo diario:
«Ecco l’importante nella vita: aver visto una volta qualcosa, aver sentito una cosa tanto grande, tanto magnifica che ogni altra sia un nulla al suo confronto e anche se si dimenticasse tutto il resto, quella non la si dimenticherebbe mai più» (S. Kierkegaard, Diario 1837, II A 58).

La mia passione è l’Amicizia con Gesù perché in questa Amicizia mi si è rivelato e sempre mi si rivela un amore senza misura per me, una cura, una presenza continua. È un’amicizia quella con Gesù che cambia tutto ed è in grado di rendere più luminose tutte le altre amicizie, tutte le altre esperienze che posso fare nella vita!

Vi leggo qualche versetto tratto dal Vangelo secondo Giovanni (1,35-39):
«35Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli 36e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: “Ecco l’agnello di Dio!”. 37E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. 38Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: “Che cosa cercate?”. Gli risposero: “Rabbì – che, tradotto, significa Maestro –, dove dimori?”. 39Disse loro: “Venite e vedrete”. Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio».

Che cosa posso dire della mia vita? Che cosa ho fatto finora?
Mi sono semplicemente messo a seguire Gesù che avevo visto e vedo passare nella vita di tanti uomini e donne intorno a me: i miei genitori, i miei nonni, i miei fratelli, il Papa, i Vescovi, i preti, i diaconi, le suore, i missionari, i catechisti, la gente in chiesa la Domenica, i fedeli della messa feriale, i santi, gli amici e anche tutti voi che siete qui.

A un certo punto Gesù si voltò e disse: «Che cosa cercate?».
La risposta fu un’altra domanda: «Rabbì, dove dimori?».
«Venite e vedrete», disse loro Gesù.
«… e quel giorno rimasero con lui» (Gv 1,38-39)

Anch’io chiedo: «Maestro, dove abiti?».
E cioè: «Dove stai? Dove vivi? Quali sono le cose che ti interessano? Qual è il tuo stile di vita? Come trascorri le tue giornate? Cosa dà senso alle tue giornate? Perché ti impegni? Perché cammini, incontri, guarisci, perdoni, chiami, accompagni, rincuori, incoraggi, dai fiducia? Perché perdoni, hai misericordia, fai risorgere,… Perché offri la tua vita per la mia vita?».

«Venite e vedrete» è la parola che Gesù mi ha rivolto da piccolo, da adolescente, da giovane, da universitario, da seminarista e oggi è la parola che Gesù mi rivolge da prete.
Quindi anche tu, che sei un giovanissimo, ricevi questa parola, questa chiamata a stare con Lui. Resta con Lui ogni giorno iniziando la giornata con il segno della Croce, leggendo un brano del Vangelo, come hai imparato a fare durante il campo-scuola o durante un’esperienza di vita comune, pregando il Padre nostro, compiendo buone azioni per amore di Dio e dei fratelli, partecipando alla Messa domenicale, avendo cura di confessarti una volta al mese, leggendo la vita dei santi, coltivando l’amicizia con una persona di fede, che possa essere un punto di riferimento per te. E soprattutto, non stancarti di fare attenzione alle persone che ti stanno intorno e chiediti sempre: «Che cosa anima il loro agire? Per quale grande sogno stanno dando la vita? Verso quale meta camminano?».

Buon cammino con Gesù, amici!
don Gian Luca

lunedì 20 febbraio 2017

Con fiducia e con gioia!



«Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca» (Lc 5, 4).

Così un giorno Gesù disse a Pietro sul lago di Gennèsaret.

Così oggi, prendendo in prestito le parole del mio Maestro, mi permetto di dire a ogni associato dell’Azione cattolica diocesana: «Prendi il largo».

«Prendi il largo», allontanati dalle zone in cui l’acqua, ma anche i pensieri e le parole ristagnano e rischi di rimanere incagliato.

«Prendi il largo» perché ne vale la pena e il Maestro che ti ha scelto ti precede e ti mostra che la sua via, seguita fino in fondo, ti fa beato realmente, non come pensa il mondo. La notte è trascorsa in una fatica inutile e le reti sono vuote, ma tu abbi fiducia in chi ti chiama e riprendi il mare, scostati un poco da terra, ricomincia a sognare una vita bella, una vita sincera, una vita virtuosa. All’orizzonte c’è il Paradiso!

«Prendi il largo» perché chi è venuto dall’esterno e ha preso parte all’assemblea diocesana ha apprezzato l’Associazione di cui fai parte e ha dichiarato esplicitamente la sua gioia nel guardare la passione, l’amore che muove la tua azione, il tuo stile.

«Prendi il largo» perché te lo dice un gran numero di testimoni che, dalla nascita dell’Associazione a oggi, stanno dimostrando con le loro scelte quotidiane che la santità è possibile, che il Paradiso è accessibile a tutti. Ti sono stati offerti due giorni di grazia in cui hai potuto fermarti a considerare le meraviglie che il Signore sta compiendo nella tua vita e in quella di tanti tuoi fratelli e sorelle. Sono stati giorni intensi, ma penso di poter dire che sei tornato a casa arricchito da quello che hai vissuto, da ciò che hai scelto di condividere coi tuoi fratelli e da ciò che da loro hai potuto ricevere in uno scambio davvero gratuito e fraterno.

«Prendi il largo» perché Dio si fida di te e ti rende Suo testimone. E, sentendo su di te lo sguardo benevolo di Dio, cerca anche tu di avere lo stesso sguardo su chi incontri, cerca di pensare sempre bene dell’altro, prova a porgergli l’altra guancia, cioè a guardarlo con amore anche se ti percuote. Comincerai a vedere le cose in modo diverso e Dio ti darà la grazia di gioire del fratello come di un tesoro tutto da scoprire, un tesoro che rende più bella la tua vita.

«Prendi il largo» perché se mai abbandoni la terra ferma, il calcolo matematico, i rapporti di causa-effetto,… non potrai fare esperienza della Provvidenza di Dio e dell’azione dello Spirito Santo e continuerai a illuderti di poter controllare tutto, di poter prevedere tutto, di sapere bene cosa sia il meglio per te e per gli altri e quali siano i passi per raggiungerlo… E invece c’è un solo Dio e non sei tu.

Ti auguro di poter avere la stessa fiducia di Pietro, fiducia che non solo gli permise di prendere il largo, ma anche di gettare le reti! Fiducia che gli permise di vedere che, poi, quelle stesse reti quasi si rompevano per la gran quantità di pesci.

Scusami se mi sono preso la libertà di darti del tu, ma nel condividere con te queste semplici parole, le ho dette prima di tutto a me stesso perché anche io sono in cammino verso il Paradiso, proprio come te!

Mi piacerebbe tanto che questo triennio associativo, che sta iniziando, lo vivessimo facendoci accompagnare dall’icona biblica della pesca miracolosa (Lc 5, 1-11) e che tutti noi, assistenti e associati, facessimo sempre più spazio a Dio, permettendogli di manifestare in noi le meraviglie del Suo amore!

Buon cammino!

don Gian Luca, assistente acr

giovedì 6 dicembre 2012

Agli aderenti all’Azione Cattolica della Diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto M.

Caro amico,

sono don Gian Luca, l’assistente diocesano dell’Azione Cattolica dei Ragazzi, ma in questa occasione vorrei uscire dai confini dell’articolazione (ACR) e rivolgermi a te come un compagno di viaggio, uno che si avvicina e vuole soltanto camminare un po’ con te, andare al tuo passo, ascoltare la tua voce, il tuo respiro, il tuo cuore.

Forse una lettera non è lo strumento migliore, però potrebbe essere l’occasione per iniziare un dialogo e conoscerci.

Abbiamo da poco cominciato l’Avvento, un tempo forte che ogni anno ci richiama alla vigilanza mantenendo viva la nostra speranza e la nostra fede nel Signore: «Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina» (Lc 21, 28).

Nelle mie orecchie risuonano ancora queste parole di Gesù ascoltate Domenica (I Domenica di Avvento, anno C) e mi fanno pensare all’uomo che, immerso in uno scenario apocalittico, riesce a risollevarsi e ad alzare il capo. Beato quell’uomo a cui il cuore ricorderà in quel momento le parole del Signore! Ci vuole fede, ci vuole perseveranza, ci vogliono l’umiltà e la fiducia del discepolo, ci vuole l’obbedienza alla volontà di Dio, ci vuole una grande attenzione alla storia e a quanto accade attorno a noi. Proprio di questo vorrei parlarti!

A volte ci lasciamo prendere dal desiderio di qualcosa che trasformi, come per magia, la nostra esistenza e, nell’attesa di questo miracolo, ci sediamo e sopravviviamo rinunciando a fare il bene – «Perché non sono ancora pronto!», a camminare – «Perché non ce la faccio!», a convertirci – «Perché devono cambiare gli altri, non io!», a pregare – «Perché non me la sento!», ad amare – «Perché se non sto attento, potrei soffrire!».

Ma così ci dimentichiamo che Gesù è vivo, è sempre presente in mezzo a noi e possiamo incontrarlo sulle nostre strade, quelle che distrattamente percorriamo tutti i giorni, quelle che ormai conosciamo a memoria!

L’incontro con Gesù davvero cambia la vita; non perché muta la situazione esterna, scompaiono i problemi e tutto si risolve, ma perché Egli trasfigura la storia e ce la rivela come un’occasione per amare.

Leggendo un piccolo libro del cardinal Van Thuan (François-Xavier Nguyen Van Thuan, Cinque pani e due pesci, San Paolo), ho trovato un paragrafo che vorrei condividere con te: «Gli apostoli avrebbero voluto scegliere la via facile: “Signore, lascia andare la folla, così che possa procurarsi il cibo…”. Ma Gesù vuole agire nel momento presente: “Date loro da mangiare voi stessi” (Lc 9, 13). Sulla croce, quando il ladrone gli ha detto: “Gesù, ricordati di me, quando verrai nel tuo regno”, egli ha risposto: “Oggi sarai con me in paradiso” (Lc 23, 42-43). Nella parola “oggi” sentiamo tutto il perdono, tutto l’amore di Gesù. Padre Massimiliano Kolbe viveva questo radicalismo quando ripeteva ai suoi novizi: “Tutto, assolutamente, senza condizione”. Ho sentito Dom Helder Camara dire: “La vita è imparare ad amare”. Una volta, Madre Teresa di Calcutta mi ha scritto: “L’importante non è il numero di azioni che facciamo, ma l’intensità di amore che mettiamo in ogni azione”. Come attingere questa intensità di amore nel momento presente? Penso che devo vivere ogni giorno, ogni minuto come l’ultimo della mia vita. Lasciare tutto ciò che è accessorio, concentrarmi soltanto sull’essenziale. Ciascuna parola, ciascun gesto, ciascuna telefonata, ciascuna decisione è la cosa più bella della mia vita, riservo a tutti il mio amore, il mio sorriso; ho paura di perdere un secondo, vivendo senza senso… Ho scritto nel mio libro “Il cammino della speranza”: “Per te, il momento più bello è il momento presente (cfr. Mt 6, 34; Gc 4, 13-15). Vivilo appieno nell’amore di Dio. La tua vita sarà meravigliosamente bella se sarà come un cristallo formato da milioni di tali momenti. Vedi come è facile?” (CS, n. 997)» (Cinque pani e due pesci, pp. 14-15).

Il nostro essere cristiani ci chiede di essere testimoni nel quotidiano e negli ambienti in cui viviamo. Testimoni non di una struttura, né di un programma, né di alcune idee o intuizioni; siamo chiamati a essere testimoni di Gesù. Questo nostro appartenere a Lui va comunicato ai fratelli con il sorriso e con l’entusiasmo di chi vuole condividere il tesoro che gli è stato donato. Non disperdiamo, dunque, le nostre forze nell’inseguire di volta in volta il grande evento o nell’elaborare chissà quale progetto. Cerchiamo, invece, di cogliere nell’OGGI il passaggio del Signore, facendo attenzione a ogni persona che incontriamo.

Convinciamoci che «ciascuna parola, ciascun gesto, ciascuna telefonata, ciascuna decisione è la cosa più bella» della nostra vita (cfr. Cinque pani e due pesci, p. 15)!

La vita è il tempo propizio in cui dobbiamo far fruttare i talenti che il Signore gratuitamente ci ha donato!

Di fronte a una situazione che non ci piace o ci fa soffrire, potremmo essere presi dalla tentazione di abbandonare tutto: «Ora mi metto in stand-by e poi il prossimo anno riprenderò il cammino…»; oppure: «Preferisco farmi da parte in attesa di tempi migliori…»; oppure: «In questo triennio non mi sembra che ci siano le condizioni giuste per un mio impegno, ma quando le cose cambieranno, tornerò con tutto il mio entusiasmo...».

Ma, hai mai visto un allenatore che, dopo una serie di risultati negativi, dice alla squadra e ai tifosi: «Per quest’anno tiriamo i remi in barca in attesa della prossima stagione»? Se facesse una tale dichiarazione, sprecherebbe il tempo e le risorse che ha e non potrebbe nemmeno porre le basi per un futuro migliore.

Così se non ci saremo impegnati al massimo nel testimoniare il nostro essere cristiani, nel metterci al servizio di Dio e dell’uomo, anche nella nostra Associazione potremmo ritrovarci a constatare con tanta tristezza e amarezza che non siamo stati capaci di cogliere le occasioni e di leggere i segni dei tempi.

Se non siamo vigilanti, rischiamo di lasciarci andare a giudizi, critiche, polemiche, sospetti, chiacchiere,… e perdiamo di vista l’altro che ci sta di fronte e ci chiede di essere riconosciuto.

Il cristiano non è un moralista con il giudizio pronto e infallibile su tutto e su tutti. Il cristiano è colui che si fa prossimo come Gesù (Lc 10, 29-37); è colui che entra nella casa di Zaccheo perché Gesù vi è entrato prima di lui (Lc 19, 1-9); è colui che siede a tavola con i peccatori (Lc 5, 29-32), va a cercare la pecorella smarrita (Lc 15, 4-7), abbraccia il figlio che torna a casa e fa festa con lui (Lc 15, 11-32); il cristiano è colui che sta ai piedi di Gesù e lo ascolta (Lc 10, 38-42), colui che impara da Gesù a perdonare (Lc 23, 33-34).

Durante la Veglia dell’Adesione (23 novembre 2012), ci è stato consegnato un testo di don Tonino Bello che dice così: «Ricordatevi che l’Azione Cattolica trova il suo punto di massima espressione non quando siete nelle pareti della vostra parrocchia: è il mondo lo spazio in cui vi giocate la vostra identità. Quale mondo? Quello della scuola dove state, della fabbrica dove lavorate, dell’ufficio, dei campi: e poi gli ambienti, la spiaggia quest’estate, il bar questa sera, la villa, la piazza… E se vi dicono che afferrate le nuvole, che battete l’aria, che non siete pratici, prendetelo come un complimento. Non fate riduzioni sui sogni. Non praticate sconti sull’utopia. Se dentro vi canta un grande amore per Gesù Cristo e vi date da fare per vivere il Vangelo, la gente si chiederà: «Ma che cosa si cela negli occhi così pieni di stupore di costoro?» (Dall’omelia del Vescovo Tonino Bello alla I assemblea diocesana dell’AC, Molfetta 19 Febbraio 1989).

Perché non prendiamo sul serio questo invito e lasciamo cantare il nostro grande amore per Gesù? Il canto è dono, armonia, emozione, comunicazione di quel che siamo e viviamo. Il canto coinvolge, unisce, rallegra!

Facciamo cantare la nostra vita sulle note del Vangelo e custodiamo lo stupore e la meraviglia per l’amore del Signore! E abbandoniamo una volta per tutte quel desiderio di affermazione personale, di realizzazione, di successo che può trasformarci in rumorosi uomini di divisione. Sia il Signore a guidare e ispirare il nostro agire!

Caro amico,
non vorrei che queste parole suonassero ai tuoi orecchi come una predica; non è questa la mia intenzione. A pochi giorni dalla Festa dell’adesione all’Azione Cattolica, vorrei solo comunicarti la gioia che la fede mi dona e invitarti a rinnovare il tuo desiderio di seguire il Signore. Segui il Signore nell’oggi, afferrando le occasioni che si presentano ogni giorno per compiere azioni ordinarie in un modo straordinario! (cfr. Cinque pani e due pesci, p. 17).

Ora ti saluto, rendendomi disponibile a incontrarti o a rispondere a eventuali tue domande di chiarimento!

Ti auguro di camminare sempre con Gesù!

Fraternamente,
don Gian Luca