giovedì 1 ottobre 2026
Domenica mattina
lunedì 14 settembre 2026
A tu per tu con Gesù!
venerdì 11 settembre 2026
11 settembre 2001 - 11 settembre 2026
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| Crocifissione, opera di Josip Botteri Dini, Chiesa di Cristo Re |
Stamattina, guardando questo quadro di Josip Botteri Dini, voluto da don Pio per la nostra chiesa di Cristo Re e collocato sopra il portone di ingresso, mi tornano in mente le parole di Gesù sulla croce: "Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno" (Lc 23, 34) e allo stesso tempo le ultime parole di Gesù ai discepoli dopo la Risurrezione: "Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28, 20).
Nel
quadro, Gesù è crocifisso sulle Torri gemelle.
Dall'altra
parte, minacciosi e terribili, ma mostruosi e diabolici, stanno i violenti, i
prepotenti, i sopraffattori, i terroristi di oggi e di ogni tempo, già
raffigurati nella loro reale veste di corrotti, putrefatti, morti che
camminano...
Dio
ci faccia la grazia di fare continua memoria del Suo amore e di esserne servi,
alla continua ricerca del Bene comune, alla continua ricerca della Vita, in
continua difesa del più indifeso, del più piccolo, dell'ultimo!
Dio
ci faccia la grazia di vedere dove porta ogni pensiero, ogni parola, ogni
azione violenta, perché possiamo vigilare sui nostri pensieri, parole e opere e
fuggire il male con tutte le nostre forze!
Dio ci faccia la grazia di sentire la Sua compagnia ogni giorno, perché possiamo opporci al male, contrastarlo e vincerlo con il Bene, con il Perdono, con la proposta incessante di Pace, con la scelta ostinata e costante di disarmarci per camminare liberi e leggeri e cercare solo la comunione e la concordia con ogni prossimo che incontriamo!
venerdì 14 agosto 2026
«Qualsiasi cosa vi dica, fatela» – Vigilia dell’Assunzione – 14 agosto 2026
lunedì 3 agosto 2026
La più grande bestemmia
Se fossimo realmente credenti, come pensiamo o diciamo di essere, dovremmo
provare lo stesso pentimento quando "pensiamo" o "diciamo"
o "scriviamo" male del nostro prossimo, quando lo offendiamo per
qualsiasi motivo, quando lo maltrattiamo, quando lo trattiamo ingiustamente,...
La più grande bestemmia, infatti, la troviamo scritta nel libro della Genesi: la pronuncia Caino, e ogni volta m'immagino la sorpresa di Dio nell'ascoltarla. Dio non se l'aspettava quella risposta: «Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?».
Ma questa per noi non conta, non fa niente se succede di dirla o di pensarla,
non fa niente se succede di metterla in pratica,... in fondo siamo uomini...
E invece no: è una bestemmia a tutti gli effetti! Una bestemmia come quelle che
ci fanno correre subito dal confessore per avere l'assoluzione.
Quando l'acqua bolle e metto la pasta, poi rimetto il coperchio e, dopo qualche
minuto, l'acqua bollente esce fuori e si riversa sul piano di cottura... Forse
non c'è una cosa che mi dà più fastidio di questa e allora cerco di ricordarmi
di abbassare la fiamma, o aprire di tanto in tanto il coperchio.
Dalle notizie che leggo o ascolto e dalle situazioni che incontro vivendo, noto
che oggi c'è molta acqua bollente che fuoriesce.
E succede di frequente e troppo facilmente...
E l'acqua bollente che si rovescia ustiona, rovina, fa sempre male...
«Forza, Caino! Domina il peccato! Dai che ce la fai!».
Perciò il problema non è la realtà esterna su cui facilmente sono portato a
concentrarmi, ma il cuore mio:
che tesoro c'è nel mio cuore?
Se non mi sento custode di alcun fratello (o sorella), se dico male, insulto,
manco di rispetto, sono intollerante, opprimo, calpesto, faccio violenza al mio
prossimo (chiunque egli sia), quanto è marcio il mio cuore? E quanto è grande
il pericolo che sto correndo? Quante persone sto ustionando con la mia acqua
bollente?
Forse è il caso che ciascun credente s'allarmi un po' e s'adoperi con urgenza a
bonificare il suo cuore...
lunedì 27 luglio 2026
Il monte delle beatitudini – Abbazia di Santa Maria in Montesanto, 23 luglio 2026
Sul monte di Dio si va per vocazione: “Salì
poi sul monte, chiamò a sé quelli che volle ed essi andarono da lui” (Mc 3,13).
Sul monte di Dio ti accorgi che certi passi li fai e li hai fatti solo perché Dio ti ama; altrimenti, se fosse dipeso tutto da te, non ti saresti mai mosso.
Sul monte dell'uomo si sale e si scende,
su quello di Dio si sta e si rimane per sempre: “Rimanete nel mio amore” (Gv
15, 9).
Subito in me e intorno a me si è fatta pace, proprio come a Montesanto. Eppure le scale della canonica sono un posto insignificante e nemmeno troppo in ordine, e quella giornata l’avevo dissipata dietro alle polemiche sui social. Io mi ero indignato, arrabbiato,… e poi è arrivata quella frase: «Alla sera sarai esaminato sull'amore». E subito s’è fatta pace! Mi sono ritrovato disarmato. «Davvero stai amando?», ho pensato. E mi sono ricordato che la polemica, se la lasci andare, si spegne da sola in un giorno; se rispondi, invece, la alimenti per mesi. Da solo avrei dato sfogo alla mia indignazione e avrei continuato all'infinito. È stato provvidenziale l’intervento dello Spirito Santo!
1Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a
sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. 2Si mise a
parlare e insegnava loro dicendo:
3”Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
4Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
5Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
6Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
7Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
8Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
9Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
10Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
11Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo,
diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. 12Rallegratevi
ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti
perseguitarono i profeti che furono prima di voi.
Tu perché sei cristiano? Perché cerchi Gesù ogni giorno nella preghiera, nella Messa, nell’ascolto della Sua Parola, nel fare la carità?
Le Beatitudini: una realtà che capovolge
Al suo ritorno, infatti, la “sostituta” non ha restituito il posto alla titolare, con evidente disappunto da parte della “titolare”… e una papera sembrava proprio sconsolata nell’assistere alla baruffa tra le due galline…
Leggendo e rileggendo le Beatitudini, ho
notato che la prima e l'ottava sono al presente («di essi è il regno dei cieli»), mentre le altre sono al futuro (saranno consolati, avranno in eredità,
saranno saziati, troveranno misericordia,...).
Se guardo il futuro che Cristo mi rivela, vivo pienamente il presente e non sono prigioniero dell’ansia, dell’agitazione, dell’angoscia, del rimpianto.
È bellissima!!! C’è dentro tutta la luce, la gioia, la pace della Pasqua!!! C’è dentro tutta l’esperienza che viviamo della fede nella Risurrezione di Cristo!!!
lunedì 20 luglio 2026
Perché? Per chi?
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| L'Innominato incontra il cardinal Borromeo |
Così, in questi giorni, di fronte a episodi di cronaca locale, nazionale e
internazionale mi ritrovo la sera a guardare questo o quel personaggio e a
pensare: «Davvero sarà convinto d'esser
nato solo per questo? Davvero quelle mani erano solo per togliere la vita? Davvero
quella bocca solo per dire parole violente e destabilizzanti? Davvero quelle
orecchie servivano a non ascoltare il grido del povero, del debole,
dell'ultimo? Davvero quell'intelligenza solo per manipolare e influenzare le
persone fabbricando falsità o dicendo mezze verità? Davvero quella posizione
politica solo per fare interessi personali o della sua parte? Davvero quella
sua identità solo per nascondersi dietro un branco o dietro una massa e fare il
male in maniera anonima? Davvero? Davvero stasera quest'uomo o quell'uomo si
sente bene? è soddisfatto di come ha usato la sua intelligenza, il suo cuore,
la sua vita?... Davvero può dire che ne è valsa la pena?».
E mi preoccupa un po' pensare che il ragazzo, il giovane, l'adulto, l'anziano
non si ponga la domanda: «Perché ci sono?
Perché sono nato? Per chi questa mia vita? Per chi le mie mani, la mia
intelligenza, il mio sapere, la mia amicizia, il mio amore, la mia libertà?».
Fatico
a credere che ciascuno di noi, ponendosi la domanda, poi possa davvero
accontentarsi di risposte superficiali: «un
orologio, una cena, una serata di sregolatezze, una manifestazione di forza, un
esercizio di potere, il mettere paura, l'essere popolari per una manciata di
secondi o di ore, essere potenti e influenti, essere temuti,...».
Fatico a credere che dopo aver fatto del male a qualcuno o dopo aver
"tolto la vita" a una, due, tre, migliaia di persone, dopo aver
"affamato" e distrutto interi popoli con scelte politiche scellerate,
uno possa tranquillamente dire di aver vissuto bene il suo giorno...
mercoledì 24 giugno 2026
Nuovo
Ma subito inizia il discorso delle somiglianze,
subito si inizia a guardare quel bambino come i tanti bambini già visti, già noti
e anche lui nella mente di tutti inizia a essere pensato come uno che percorrerà le stesse vie, gli stessi cammini di tutti gli altri.
Poi arriva il momento di dargli un nome. E l’usanza dice di prendere un nome che dia già una qualche garanzia o che sia di buon auspicio perché era il nome di qualcuno che vivendo ha lasciato un buon ricordo di sé.
Così quando la madre e il padre annunciano che il nome sarà Giovanni, la prima obiezione è che non c’è nessuno nella parentela che abbia quel nome.
Sembra che la novità debba in qualche modo essere indirizzata, come se fosse necessario farle prendere fin da subito una certa piega. Ed è per il nostro bene che va indirizzata; sono, infatti, le persone più vicine a suggerire un nome “sicuro”: «Perché chiamarlo Giovanni, quando Zaccaria è un nome così bello?» (cfr. Lc 1, 59).
Ma colui che ha parlato con l’Angelo (Lc 1, 11-20) sa qual è il nome del bambino e ricorda bene la novità che l’annuncio ha portato nella vita sua e di sua moglie Elisabetta: sono diventati madre e padre!
E chi può dimenticare un evento tanto grande?
Zaccaria scrive il nome di Giovanni su una tavoletta.
Giovanni è nuovo!
Zaccaria ed Elisabetta lo donano a noi perché quella novità sia anche per noi invito a non riprodurre automaticamente il passato, ma a ricevere il presente da Dio ogni giorno come un dono totalmente nuovo, nuovo come sempre nuovo è l’amore!
Non è facile accogliere il presente come una novità!
Viene spontaneo abituarsi al passato e vivere il presente come una sorta di ripetizione.
Non è facile custodire uno sguardo capace di meraviglia di fronte a ogni oggi!
Capita con l’oggi quello che capita con Giovanni: non finisce a sorgere il sole e io già mi aspetto che la giornata sia come tutte le altre, come un film già visto…
Il Vangelo di oggi (Lc 1, 57-66. 80) mi invita a riconoscere che nuovo è ogni istante, nuova è sempre ogni persona e nuovo sarà anche il mio sguardo, se chiedo a Dio continuamente di rinnovarlo!
lunedì 22 giugno 2026
La pagliuzza e la trave
Il Vangelo si lega a persone e momenti ben precisi: ad esempio, da quella volta nel refettorio delle Suore Teresiane a Ripatransone, la pagliuzza e la trave (Mt 7, 1-5) – nei miei ricordi – sono legate a don Domenico e suor Concetta.
Due missionari, uno in Camerun, l’altra – insieme a suor Carmela – nelle Filippine.Due che quando sono partiti dall’Italia non erano più tanto giovani.
Due che in missione hanno raccontato, testimoniato e visto Dio e la Sua Buona Provvidenza all’opera!
In quel tempo, durante il pranzo nel refettorio delle suore, erano frequenti le “visite” di suor Concetta, che veniva a salutarci e a riprendere con don Domenico, cappellano delle Suore, i temi del Vangelo del giorno.
E quel giorno era il giorno della pagliuzza e della trave…
«Don Domenico, non ho capito bene stamattina la storia della pagliuzza e della trave», esordiva sorridendo suor Concetta. E allora don Domenico ricominciava a spiegare il Vangelo con la sua consueta pazienza, ma anche con un po’ d’ironia. Così, ogni volta, ne nascevano dei simpatici siparietti, che facevano sorridere me e padre Aro.
Sorridevamo e imparavamo.
Imparavamo che non esiste una Parola di Dio “teorica”, ma sempre una Parola di Dio che s’incarna e, nell’oggi di ciascuno, diventa benedizione, fiducia, dolcezza, simpatia, amicizia, amore, pace, gioia, speranza!
Non esiste una Parola di Dio “ferma”, ma la Parola di Dio è sempre in moto e muove!
Non esiste una Parola di Dio che si legge per sapere, ma la Parola di Dio si legge sempre per vivere!
Così è stato per suor Concetta e suor Carmela, partite per le Filippine senza conoscere neanche la lingua inglese, così è stato per Don Domenico, partito per la missione in Camerun, così è per me e per ogni cristiano!







