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| L'Innominato incontra il cardinal Borromeo |
Così, in questi giorni, di fronte a episodi di cronaca locale, nazionale e
internazionale mi ritrovo la sera a guardare questo o quel personaggio e a
pensare: «Davvero sarà convinto d'esser
nato solo per questo? Davvero quelle mani erano solo per togliere la vita? Davvero
quella bocca solo per dire parole violente e destabilizzanti? Davvero quelle
orecchie servivano a non ascoltare il grido del povero, del debole,
dell'ultimo? Davvero quell'intelligenza solo per manipolare e influenzare le
persone fabbricando falsità o dicendo mezze verità? Davvero quella posizione
politica solo per fare interessi personali o della sua parte? Davvero quella
sua identità solo per nascondersi dietro un branco o dietro una massa e fare il
male in maniera anonima? Davvero? Davvero stasera quest'uomo o quell'uomo si
sente bene? è soddisfatto di come ha usato la sua intelligenza, il suo cuore,
la sua vita?... Davvero può dire che ne è valsa la pena?».
E mi preoccupa un po' pensare che il ragazzo, il giovane, l'adulto, l'anziano
non si ponga la domanda: «Perché ci sono?
Perché sono nato? Per chi questa mia vita? Per chi le mie mani, la mia
intelligenza, il mio sapere, la mia amicizia, il mio amore, la mia libertà?».
Fatico
a credere che ciascuno di noi, ponendosi la domanda, poi possa davvero
accontentarsi di risposte superficiali: «un
orologio, una cena, una serata di sregolatezze, una manifestazione di forza, un
esercizio di potere, il mettere paura, l'essere popolari per una manciata di
secondi o di ore, essere potenti e influenti, essere temuti,...».
Fatico a credere che dopo aver fatto del male a qualcuno o dopo aver
"tolto la vita" a una, due, tre, migliaia di persone, dopo aver
"affamato" e distrutto interi popoli con scelte politiche scellerate,
uno possa tranquillamente dire di aver vissuto bene il suo giorno...
