E
mentre guardo Gesù che cammina nel tempio, cresce in me un senso di
familiarità, di quotidianità nell’abitare un tempo e uno spazio, un senso di
qualcosa di ordinario, familiare appunto.
E
in effetti quello che capita nel Vangelo ricorda quello che capita nelle case,
nelle famiglie. È Gesù stesso, qualche versetto prima, a menzionare proprio la casa
parlando del tempio (v. 17).
Cosa
accade nella casa?
Nella
casa si vive, si incontra, si saluta, si dialoga, si guarda e si viene
guardati, ci si preoccupa gli uni degli altri, si domanda e si risponde,… e si
può anche diventare indifferenti gli uni agli altri, avversari, nemici,… nella
casa ci si può anche sottrarre allo sguardo e alle orecchie degli altri. Ci si
può stare ed essere veri, oppure ci si può stare seguendo logiche di
convenienza o di calcolo.
Ma
starci in un modo o in un altro, non è indifferente.
Come
sto nella casa fa la differenza e mi fa vivo o morto!
Il
Vangelo di oggi mi fa pensare che se nella casa non sono autentico, se nella casa
non sono vero, se nella casa ci sto per calcolo, scegliendo quello che mi
conviene, se nella casa non amo, avrò l’illusione – confermata anche da vantaggi
e profitti ottenuti grazie ai miei calcoli e alle mie strategie – di vivere e
di vivere bene, ma in realtà sarò già morto.
Gesù
cammina e m’incontra.
Riconosco
in Lui qualcosa che mi suscita una domanda, sento che effettivamente ho
incontrato Uno che è VIVO. Eppure non sono disposto a mostrarmi,
ad aprirmi, ad aprirgli la porta, a rispondere alla Sua domanda. Addirittura
non ne parlo con Lui, ma tra me e me o ne discuto con altri, calcolatori come
me: «Se diciamo: “Dal cielo”, risponderà…»
(vv. 31-33).
E
nel frattempo perdo vita…
La
vita passa e io,
preso
dai miei calcoli,
non
la colgo,
non
l’accolgo…
…
e così muoio,
ogni
giorno un pochino…
…
ma Tu, Gesù, cammini
e,
camminando,
torni
e ritorni
e
a volte, incontrandoti,
mi capita di trovare il coraggio
di
rispondere alla tua domanda,
senza
tattiche, senza calcoli
e
in un attimo
Eccomi VIVO!



.jpeg)
