sabato 23 maggio 2026

Gioia!


Stamattina ero alla presentazione del libro "Eravamo due ragazzi" di Antonella Roncarolo e sono stato molto felice di esserci!
E adesso non vedo l'ora di leggere il libro, che ho preso al termine della presentazione!
 
I motivi della mia felicità sono moltissimi!
Qui ora provo a raccontarne alcuni...
 
i) Sono felice perché il cineteatro San Filippo Neri era pieno di persone (tutti i posti a sedere erano occupati e c'era anche gente in piedi)! Segno che tantissime persone "sentono" battere forte il cuore quando si racconta la vita, la solidarietà, l'amore che si riceve e si dona!
 
ii) Sono felice perché è stata raccontata una storia che è la storia di tanti, anzi di tutti: è anche la mia e la tua storia perché in questo mondo "sbarchiamo" tutti come stranieri e il nostro primo giorno di vita (il primo giorno di tutti noi) è un giorno in cui abbiamo fatto esperienza di un'accoglienza e di una tenerezza e di una cura che se non ci fossero stati, non saremmo sopravvissuti. Mi hanno raccontato che per un bimbo, subito dopo il parto, sono necessari asciugamani caldi e immagino avvenga la stessa cosa quando tanti nostri fratelli e sorelle sbarcano sulle coste d'Italia, bagnati e infreddoliti dopo giorni trascorsi in mare.
 
Quando veniamo al mondo siamo così piccoli e fragili che se ci mancassero quelle cure immediate, non potremmo sopravvivere! E la stranezza è che appena iniziamo a sentirci "grandi" (e accade già quando abbiamo soltanto tre o quattro anni), dimentichiamo di essere polvere, di essere fragili, di essere stati "piccoli" e trascuriamo di ringraziare per la cura che riceviamo ogni giorno e trascuriamo di offrire cura a chiunque incontriamo.
 
E la cura è vitale a tutte le età: se uno ti trascura, anche a quarant'anni e nel pieno delle tue forze, una parte di te la senti un po' morire.
 
E così mi fa sempre bene fissare lo sguardo su realtà che mi ricordano quanto sono piccolo e fragile e quanto grande è il bene che possiamo fare gli uni per gli altri, semplicemente esercitando il nostro cuore all'ascolto e il nostro sguardo alla benevolenza, alla fiducia, all'accoglienza!
 
iii) Sono felice perché stamattina s'è detto e s'è visto bene che ognuno di noi è dono per tutti gli altri! È stato molto bello sentire e vedere nelle persone che hanno preso la parola la consapevolezza d'essere un dono, consapevolezza acquisita anche grazie all'incontro con persone buone.
E io li ringrazio tutti per avermelo ricordato anche oggi, perché facilmente, immerso nei miei impegni e pensieri quotidiani, mi considero un problema e arrivo anche a considerare l'altro un problema, e così tutto prende una piega di sfiducia, di malumore, di lamentela, di lotta per la sopravvivenza mia, anche a scapito dell'altro.
 
iv) Sono felice perché nella Chiesa vedo realizzarsi la fraternità, l'uguaglianza, la comunione! E questo mi rincuora! È stato bello ed entusiasmante stamattina vedere in sala e sul palco persone di ogni parte della terra, persone che si guardavano con simpatia, con stima, con gioia, con commozione!
 
Sono felice e desidero ringraziare la Chiesa per la bella occasione di universalità che mi ha offerto di vivere in questo sabato, vigilia della solennità di Pentecoste!

mercoledì 20 maggio 2026

Cuore e cancelletto


Quasi ogni mattina, verso le 06.35, mentre leggo qualcosa in attesa di celebrare la Messa delle 07.00, sento aprirsi e chiudere il cancelletto della casa dove abitava don Pio...
E ogni volta me lo immagino mentre fa quello che faceva tutte le mattine da tanti anni: andare in chiesa per celebrare la Messa delle 7.00...
 
Penso che la Comunione dei Santi sia fatta anche di queste piccole cose, molto ordinarie all'esterno, ma che sento straordinarie mentre scendono nel cuore.
Non sono solo ricordi, ma vita che continua dopo la morte, anche nell'incoraggiamento e nell'amicizia che sento scendere dal Cielo ogni volta che quel cancelletto si apre e si chiude...

mercoledì 13 maggio 2026

Cantate Domino!

 

Ciascuno di noi è bello!

E mi sono accorto che essere cristiani vuol dire anche credere in questa verità.
E mi sono accorto che spesso è più difficile credere a questa verità, che credere in Dio. Oppure che è più difficile credere in Dio che ti dice che sei bello, piuttosto che genericamente dire di credere in Dio.
 
Ma il Dio dei cristiani non è generico, per farsi conoscere non si affida alle intuizioni dell'uomo su di Lui: Egli stesso si rivela, parla a noi, addirittura si mostra a noi, facendosi uomo, uomo come noi!
E viene a portarci una bella notizia: tu sei bello, tu sei bello come me, tu sei amato, tu vali e vali tutta la vita di Dio; io sono qui per dare la mia vita per te! Io ti ho scelto!
 
Così è una gioia per ciascuno di noi poter esprimere, manifestare tanta bellezza!
Così è una gioia vedere intorno persone (bambini, ragazzi, giovani, adulti, anziani) che cercano con tutte le loro forze la via, il modo per esprimere la loro bellezza!
Così è una gioia vedere che queste persone, esprimendo la loro bellezza, fanno armonia e non sono in competizione, anzi la bellezza dell'uno fa risaltare ancor di più la bellezza di tutti gli altri!
Così è una gioia veder compiersi in ogni istante la vocazione tua e di ogni altro ad amare in ogni singolo gesto, vedere che a ogni singolo gesto d'amore corrispondono altri gesti, che s'armonizzano tra loro e comunicano gioia, e comunicano pace, e comunicano amore!
Cantate Domino!

domenica 10 maggio 2026

Il Suo migliore amico – Prima Comunione (2)


Nella seconda lettura che abbiamo ascoltato, San Pietro parla della speranza che è in noi (cfr. 1Pt 3, 15). Che cos’è questa speranza?
È la certezza di essere “l’amato” di Gesù. Pietro sa di essere il miglior amico di Gesù. E il bello è che se avessero chiesto a Filippo, a Giovanni, a Giacomo, a Maria Maddalena, a qualsiasi altro discepolo, a me e a qualsiasi cristiano, “Chi è il miglior amico di Gesù?”, ciascuno avrebbe detto: “Sono io”.
 
E se oggi tu chiedessi a Gesù: “Chi è il tuo migliore amico?”, Gesù ti risponderebbe: “Il mio migliore amico sei tu”.
 
E san Pietro si accorge – e aiuta anche noi ad accorgerci – che questa amicizia con Gesù è per sempre!
Come se ne accorge?
RICORDANDO quello che diceva Gesù: «Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi» (Gv 14, 18-20).
E riconoscendo che davvero Cristo VIVE in lui: «… adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori» (1Pt 3, 15).
 
Chi VEDE l’amico? L’amico LO VEDE solo l’amico: per tutti gli altri quella persona è una delle tante persone, ma per te è il tuo migliore amico, quello che rende uniche e speciali le tue giornate.
Gesù è Dio e per Lui tu sei il suo migliore amico.
È qui per te, per rendere felice la tua vita.
Gesù ti vede sempre così: come il Suo migliore amico.
 
Questo ti fa venire la curiosità di VEDERLO anche tu.
E la vita è un continuo cercare di vedere e rivedere questo amico, cercare di vederlo perché ne senti la mancanza.
I catechisti, che hai conosciuto in questi anni, somigliano a Filippo, a Pietro e a Giovanni che vengono mandati dalla Chiesa per aiutarti a VEDERE Gesù, a conoscerlo e a riconoscerlo.
I catechisti sono collaboratori della tua gioia (cfr. 2Cor 1, 24)!
Come i catechisti, anche i tuoi genitori, i tuoi nonni e tutte le persone che ti vogliono bene POSSONO aiutarti a VEDERE Gesù, se si mettono con te IN CERCA di Lui, se anche loro hanno VISTO Gesù, se si sono già accorti che Gesù li considera i suoi migliori amici!
 
Gesù dice che noi lo vedremo!
Partecipando alla Messa, nelle scorse Domeniche, ti sei accorto che in diversi momenti le parole RIMANDANO al senso della VISTA e anche al senso dell’UDITO: ti viene detto di ASCOLTARE e VEDERE Uno che ADESSO è qui in mezzo a noi, con noi e per noi!
Gesù è vivo ed è qui in mezzo a noi!
Dopo ogni lettura hai sentito: “Parola di Dio” e dopo il Vangelo: “Parola del Signore”; è Cristo VIVO che parla a te OGGI!
 
Tra poco dirò:
«Questo è il mio Corpo…»
«Questo è il mio Sangue…»
«Ecco l’Agnello di Dio…»
E ogni volta ti mostrerò il Cristo
e tu VERAMENTE lo VEDRAI!
 
Vedi come si compie REALMENTE quello che Gesù ha detto?
«Voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete» (Gv 14, 19).
 
E poi ti avvicinerai all’altare per ACCOGLIERE il Cristo che si dona a te che sei il suo migliore amico per rimanere con te e in te, perché tu possa sentirti amato e amare come Lui ti ama!
 
Caro amico, che oggi ricevi per la prima volta la Comunione,
caro amico, che l’hai ricevuta per la prima volta Domenica scorsa, o qualche anno fa,
ACCOGLI oggi il Cristo, la Sua amicizia, il Suo amore senza misura e senza condizioni e lasciati spingere dal soffio del Suo Spirito verso gli orizzonti sconfinati della santità. Non temere, ma con fiducia prendi il largo! Avanza fiducioso. Sempre! Amen. (cfr. Papa Giovanni Paolo II, Ischia 2002)

domenica 3 maggio 2026

Prima Comunione


Qualcosa che somiglia alla COMUNIONE con Gesù l’abbiamo vissuta tutti, tutti noi che siamo qui oggi, anche i più piccolini, anche i bambini appena nati.
L’abbiamo vissuta per circa nove mesi quando eravamo VIVI, ma vivevamo DEL corpo di nostra madre e la vita ci veniva comunicata da una persona, viva come noi.
E quella comunione è continuata nel primo sguardo pieno d’amore appena partoriti e poi negli sguardi, nelle parole, nei gesti d’amore, di fiducia, di offerta, in gesti e parole di VITA che mamma e papà hanno continuato e continuano a donarci.
Senza quelle parole e quei gesti, oggi NESSUNO DI NOI SAREBBE QUI!
 
E quella comunione continua a nutrirci e a farci vivere in tutti i gesti d’amore e di bene che RICEVIAMO e che, a nostra volta, DONIAMO.
 
La COMUNIONE con Gesù è la SORGENTE di quella comunione d’amore, una sorgente che ci RISANA ogni volta che preghiamo, che ascoltiamo la Parola di Dio, ogni volta che partecipiamo all’Eucaristia e riceviamo la COMUNIONE.
 
Cari amici, la COMUNIONE che ricevete oggi per la prima volta – e che potrete ricevere tutte le Domeniche – CI RICORDA DA DOVE VIENE LA VITA: la vita viene da Gesù!
 
È Gesù che ci ama per primo e ci dona di poterci amare gli uni gli altri, superando divisioni, discordie, invidie, gelosie, inimicizie, litigi.
È Gesù che ci attira a sé e ci mostra che la vita, che abbiamo, non solo basta per noi, ma addirittura è dono che basta per tutti, anche per i nostri nemici.
È Gesù che ci ALLARGA il cuore perché possa trovarvi posto ciascuno e perché non ci sentiamo stretti e costretti, ma sempre APERTI e LIBERI!
È Gesù che ci COMUNICA la Sua stessa VITA con il dono del Suo Corpo e del Suo Sangue!
È Gesù la nostra gioia e la nostra pace!
 
E allora, cari amici, FESTEGGI oggi il nostro cuore, il cuore di chi lo riceve oggi per la prima volta e il cuore di noi tutti: viene a noi Gesù, il nostro Dio, la nostra VIA, la nostra VERITÀ, la nostra VITA, la nostra GIOIA, la nostra PACE, il nostro AMORE, il nostro TUTTO!

venerdì 24 aprile 2026

Alba

 
Nel biondo grano
un papavero,
come sbadigliando di prima mattina,
rosso
stiracchia la sua velina

mercoledì 15 aprile 2026

Ciao don Pio!

«Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla» (Salmo 22/23).

Questa è la frase del Salmo 22 che trovate sul ricordino di don Pio. Questa frase m’ha fatto pensare alla sua vita, almeno per quel tratto di strada che ho percorso con lui. M’hanno colpito queste parole perché lui in queste parole ci credeva – ecco, forse l’unica cosa di cui diceva di essere mancante era la salute, ma per tutto il resto era convinto di non mancare di nulla ed era proprio questa convinzione a non permettergli di stare fermo, perché ogni volta si accorgeva che qualcuno mancava di qualcosa e allora subito CORREVA (letteralmente correva: mi pare di poter dire che la sua è stata una vita DI CORSA). Subito correva per provvedere A DARE, a DARE senza misura e prima che l’altro chiedesse aiuto o dicesse di aver bisogno di qualcosa… E tutti intorno eravamo costretti a partecipare a questo suo perpetuo movimento e ci ritrovavamo coinvolti nelle sue avventure… e tu non sempre te ne accorgevi, ma già eri dentro quelle avventure che poi avrebbe raccontato ad altri per mettere in moto anche quelli,…

Ultimamente mi è capitato di riascoltare da lui il racconto dei suoi giorni da vice-parroco di don Marino Catasta, nella Parrocchia San Giovanni Battista a Grottammare. Descriveva quei momenti con parole che erano pennellate e li vedevi tutti in quella stanza della canonica: don Marino, don Pio, i giovani radunati per una catechesi e la signora che affettava lonza, salame, prosciutto… e preparava la merenda con una lieta semplicità d’altri tempi… “Gianlu’, io ho visto la santità!”. E la “santità” era un parroco che in canonica accoglieva tutti, che gli chiedeva di accompagnarlo in macchina nelle case e poi, nel segreto, distribuiva aiuti a chiunque fosse nella povertà o nel bisogno. Un parroco che gli raccomandava sempre: «Non dire mai “non ho tempo” a un povero». E forse il seguito è stato tutto un correre dietro a quel SANTO che aveva incontrato. E mi ripeteva, l’ultima volta qualche giorno prima del ricovero in ospedale: «Un santo! Era un santo!». Ed era tutto felice di averlo incontrato e di potermelo raccontare! E l’ultima volta, lì a casa, mi ha detto: «Non dire mai a un povero “non ho tempo”, così mi diceva don Marino quando ero vice-parroco a San Giovanni».

Ora le cose da dire sarebbero davvero moltissime, anche per me che lo conosco soltanto da otto anni. Mi fermo qui perché so che dal Paradiso don Pio sta già scalpitando perché mi sto dilungando troppo… Sono sicuro che in molti custodiamo un bel ricordo di don Pio e vorremmo raccontarlo perché non vada perduto con il tempo che passa. Allora ho pensato che nei prossimi giorni – chi vuole – può scrivere qualcosa e metterlo nella cassetta della posta della canonica e poi raccoglieremo le testimonianze e faremo un libricino, magari per il suo anniversario… Penso che sarebbe molto bello…

Termino ringraziando il Vescovo e i confratelli che oggi e anche nei giorni scorsi sono stati vicini alla nostra comunità parrocchiale e hanno pregato per don Pio. E ringrazio tutti voi, parrocchiani e amici: don Pio era sempre così felice di magnificare la vostra generosità ed era felice della vostra amicizia e del vostro ESSERCI ed essergli vicino. Gli avete voluto bene e in questi giorni siete corsi qui per dirgli ancora il vostro GRAZIE e questo è bellissimo!

Ringrazio Ada e i familiari di don Pio che hanno vissuto con lui e ringrazio tutti i suoi parenti. Grazie per averlo custodito fino all’ultimo respiro con amore e simpatia, rassicurandolo e rendendogli SERENO il passaggio da questo mondo all’eternità.

Infine desidero dire anch’io il mio GRAZIE a don Pio per avermi voluto bene e per avermi aiutato in questi anni a inserirmi in questa comunità parrocchiale e per avermi donato ogni volta un sorriso con le sue battute sempre sorprendenti. Molti anni fa – forse ero appena diventato prete - ho letto un suo romanzo dove ricorreva una frase che mi sono portato dietro e che mi ritorna in mente di continuo: c’era questo personaggio – mi pare fosse un monaco – che ripeteva ogni volta: «Se lo avessimo amato, lo avremmo compreso». Questa frase mi ha aiutato molto nel tempo e credo mi accompagnerà fino alla fine.

Ciao, don Pio! Ti saluto con una frase di don Francesco Fuschini, un prete scrittore come te: “… sei un uomo che cavalca paradossi evangelici; sei un «puro di cuore»: e chi ti salverà dal Paradiso?”.