venerdì 5 giugno 2026

Lettera alla professoressa


«Cara prof,
è stato tutto troppo veloce e non ci aspettavamo di trovarci qui oggi.
Non c’è assenza per chi ha saputo lasciare così tanto di sé.
Parliamo a nome dei tanti ragazzi che hanno avuto il piacere di conoscerla e di crescere grazie ai suoi insegnamenti.
La sua presenza era unica, aveva sempre disegnato un sorriso sul volto mentre spiegava la sua materia del cuore, con i suoi modi preziosi e amabili di relazionarsi con noi studenti.
Ciò di cui parlava era la sua passione e questo bastava.
La ringraziamo per averci insegnato ad essere curiosi e a cercare il perché dietro ogni cosa.
È sempre stata una figura di riferimento tra le classi, sia per coloro che stavano imparando a conoscerla, sia per chi avrebbe voluto averla affianco fino alla fine del percorso.
Ma ora ci mancherà non vederla entrare dalla porta della nostra classe, e sebbene noi ragazzi tendiamo a dare il tempo per scontato, è doloroso prendere atto di quanto invece siano preziosi i singoli momenti del presente.
Con lei abbiamo studiato le stelle, ora può dimostrarci quanto possono brillare.
Con affetto,
i suoi alunni»
 
[Lettera scritta dagli alunni del Liceo Classico di Ascoli Piceno e letta al termine del funerale della professoressa Roberta Staderini]
 
Ho pensato di condividere qui sul mio blog questa lettera che ho ascoltato al termine del funerale della professoressa Roberta Staderini, celebrato giovedì 4 giugno nella Chiesa di Cristo Re.
 
Sono parole bellissime,
piene di gratitudine,
parole che dicono di una vita spesa a fare il bene
prendendosi a cuore l’insegnamento
della propria «materia del cuore».
 
La vita è una vocazione.
E questo lo sentiamo dire a catechismo fin dai primi anni.
Ma non finiamo mai di meravigliarci riconoscendo come questa vocazione possa orientare le scelte quotidiane, come questa vocazione sia la risposta alle domande nostre e di tutti quelli che incontriamo.
 
La vita è una vocazione, la stessa vocazione per tutti: la vocazione ad amare Dio e il prossimo.
Ma poi ognuno questo amore è chiamato a riconoscerlo e servirlo nella sua quotidianità, è chiamato a riconoscerlo e servirlo nella concretezza delle proprie scelte e azioni quotidiane.
 
Ogni vocazione, ogni vita, ha, poi, un compimento.
 
Così la vocazione di Roberta è compiuta.
E che è compiuta non lo si capisce dal fatto che la sua vita terrena si è conclusa, ma dall’amore che ha seminato vivendo, dall’amore che è germogliato e sta portando frutto…
E il frutto è bellissimo e ben visibile!
Tutti lo abbiamo visto e continueremo a vederlo!
 
In un cartone animato, che ho visto qualche giorno fa con mia nipote Vittoria, c’erano diversi personaggi e io, che ero abituato a identificare un protagonista, mi ero concentrato sulla vicenda dei due protagonisti, la principessa e il ranocchio, ma mentre la storia andava avanti, mi accorgevo che ogni personaggio è protagonista della sua storia, ogni personaggio ha la sua vocazione all’interno della storia e così tutti sono protagonisti nello svolgimento della storia!
 
L’ho notato quando entra in scena la lucciola Ray che indica la strada da seguire a Louis e alle due ranocchie.
La storia procede e, a un certo punto, sembra proprio che tutto ormai si stia avviando al «vissero tutti felici e contenti», ma accade qualcosa di imprevedibile e inaspettato: Ray muore per salvare la vita dei suoi amici.
Il viaggio insieme agli amici sembra finito.
E nel cartone animato c’è una sorta di funerale, un momento in cui dominano il pianto e il dolore per la perdita dell’amico, ma poi esplode la luce e tutti guardano in alto e vedono finalmente Ray vicino alla stella Evangeline di cui era innamorato, la stella che aveva ispirato tutto il brillare di Ray, brillare per tutti, brillare sempre e fino alla fine!
E il viaggio non è finito, ma continua per sempre: «Non c’è assenza per chi ha saputo lasciare così tanto di sé», scrivono gli alunni di Roberta!
 
Tutto questo mi ha fatto pensare che certamente ognuno ha la sua storia, ognuno ha la sua vocazione, la sua «materia del cuore», ma camminiamo insieme e nell’esprimere pienamente quello che siamo, sicuramente aiutiamo tutti gli altri a trovare la loro strada e quindi la felicità.
Nel viaggio della vita, camminiamo insieme verso la meta e la vita di ciascuno ispira la vita di tutti gli altri nelle piccole e grandi scelte quotidiane.
 
E io ringrazio Roberta per essersi presa a cuore la vita, come invita a fare Nazim Hikmet in una sua poesia:

 

          La vita non è uno scherzo.
          Prendila sul serio

come fa lo scoiattolo, ad esempio,
senza aspettarti nulla
dal di fuori o nell’al di là.
Non avrai altro da fare che vivere.

 

          La vita non è uno scherzo.
          Prendila sul serio

ma sul serio a tal punto
che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate,
o dentro un laboratorio
col camice bianco e grandi occhiali,
tu muoia affinché vivano gli uomini
gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
e morrai sapendo
che nulla è più bello, più vero della vita.

 

          Prendila sul serio
          ma sul serio a tal punto

che a settant’anni, ad esempio, pianterai degli ulivi
non perché restino ai tuoi figli
ma perché non crederai alla morte
pur temendola,
e la vita peserà di più sulla bilancia.

[Nazim Hikmet, Poesie d’amore, Arnoldo Mondadori Editore, 1987]

 
E ringrazio i ragazzi perché con la loro lettera hanno regalato a me, ai familiari di Roberta e a tutti i presenti un bel po’ di luce!!!

domenica 31 maggio 2026

Gesù l'amico! Gesù l'amato!


Cos’è un’amicizia?
Cos’è un amore?
È semplicemente e pienamente e meravigliosamente e misteriosamente la vita!
È accorgersi gradualmente, in una gradualità che ti prende ogni giorno di più, che lì c’è la pienezza della tua vita e della vita di ciascuno. E ci si accorge di questo perché si accoglie l’altro e accogliendolo lo si conosce.
 
Questo vale anche per l’amicizia con Dio!
Dio potrebbe scegliere di AFFIDARSI a ciò che tu intuisci di Lui e allora verrebbe fuori un’immagine che, per quanto possa essere realistica, rimarrebbe sempre un’immagine.
Siamo certi che la fotografia di Federico non è Federico e la fotografia di Diletta non è Diletta!
Così l’immagine che posso costruire di Dio, per quanto perfetta, non sarà mai Dio.
Ecco l’esperienza di Mosè, di Paolo, di Nicodemo, di Gian Luca, di Federico, di Diletta,… di ciascuno: fare continua e sempre nuova conoscenza dell’ALTRO e conoscerlo VIVO, come uno che cammina con me! E così poter dire ogni volta a Dio e all’amato o all’amata: «Ti amo ogni giorno di più: oggi molto più di ieri, ma molto meno di domani!».
 
L’esperienza di Mosè e del popolo somiglia a quella di un innamorato che vuole apparire perfetto agli occhi del suo AMATO o della sua AMATA. E fa di tutto per apparire nella sua immagine e forma migliore, perché TEME, forse addirittura è TERRORIZZATO, che se l’amata o l’amato scoprisse quella sua caratteristica o quel suo difetto, certamente FUGGIREBBE… E allora si fanno sforzi immani per cambiare, per nascondere, per migliorare tendendo a una disumana perfezione… tutto perché egli o ella mi ami… E poi, vivendo e camminando insieme, si scopre che l’altro è lì e non fugge di fronte al mio limite; l’altro addirittura è «lento all’ira, ricco di amore e di fedeltà» (Es 34, 6).
 
Gesù l’amico!
Gesù l’amato!
Come somiglia a Gesù l’amato o l’amata mia!
E come somiglio io a Gesù per l’amata o l’amato mio!
E così per l’amico e l’amica mia!
 
E fare esperienza di questo amore di Dio STUPISCE, SCONVOLGE, SOMMERGE, come dice Emily Dickinson:

«Come se chiedessi una comune elemosina

e nella mia mano stupita
uno sconosciuto chiudesse un regno
e io restassi sconvolta –
come se domandassi all’oriente
se per me avesse un mattino –
ed esso sollevasse le sue dighe purpuree
e mi sommergesse d’aurora!» (Emily Dickinson, 323)
 
Come mi STUPISCE un Dio che desidera rivelarsi a me e nel rivelarsi mi si dona tutto intero: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito,…» (cfr. Gv 3, 16-18)!

Come mi SCONVOLGE, cosciente dei miei limiti e fragilità, un Dio che, conoscendomi e sapendo tutto di me, non se ne va, ma addirittura, nel momento del peccato più grande (la costruzione del vitello d’oro), viene e PROCLAMA la Sua identità: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco d’amore e di fedeltà» (cfr. Es 34, 4b-6.8-9)!

Come mi SOMMERGE la vita nuova che ho ricevuto nel Battesimo, tanto da poter ASPIRARE a vivere la stessa vita di Cristo: «Siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi» (cfr. 2Cor 13, 11-12)!

 
Cari Federico e Diletta,
grazie a Dio e grazie alle vostre famiglie e a tante persone buone che vi vogliono bene – e molte oggi sono qui – avete fatto una buona esperienza della vita, dell’amicizia e dell’amore; custoditela, ricordatela, donatela e chiedete ogni giorno a Dio la grazia di VEDERE il tesoro, la perla preziosa, perché i vostri cuori siano pieni di gratitudine e possiate insieme essere gioiosi, tendere alla perfezione che è l’amore di Cristo, farvi coraggio a vicenda e avere in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù!

La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con voi!

[* Omelia per il matrimonio di Federico e Diletta, Domenica 31 maggio 2026, Chiesa di San Giovanni Battista, Grottammare]

sabato 30 maggio 2026

Vive chi è vero


La mia attenzione nel Vangelo di oggi (Mc 11, 27-33) si ferma su un particolare:
«… egli camminava nel tempio…» (v. 27).
E mentre guardo Gesù che cammina nel tempio, cresce in me un senso di familiarità, di quotidianità nell’abitare un tempo e uno spazio, un senso di qualcosa di ordinario, familiare appunto.
E in effetti quello che capita nel Vangelo ricorda quello che capita nelle case, nelle famiglie. È Gesù stesso, qualche versetto prima, a menzionare proprio la casa parlando del tempio (v. 17).
 
Cosa accade nella casa?
Nella casa si vive, si incontra, si saluta, si dialoga, si guarda e si viene guardati, ci si preoccupa gli uni degli altri, si domanda e si risponde,… e si può anche diventare indifferenti gli uni agli altri, avversari, nemici,… nella casa ci si può anche sottrarre allo sguardo e alle orecchie degli altri. Ci si può stare ed essere veri, oppure ci si può stare seguendo logiche di convenienza o di calcolo.
Ma starci in un modo o in un altro, non è indifferente.
Come sto nella casa fa la differenza e mi fa vivo o morto!
 
Il Vangelo di oggi mi fa pensare che se nella casa non sono autentico, se nella casa non sono vero, se nella casa ci sto per calcolo, scegliendo quello che mi conviene, se nella casa non amo, avrò l’illusione – confermata anche da vantaggi e profitti ottenuti grazie ai miei calcoli e alle mie strategie – di vivere e di vivere bene, ma in realtà sarò già morto.
 
Gesù cammina e m’incontra.
Riconosco in Lui qualcosa che mi suscita una domanda, sento che effettivamente ho incontrato Uno che è VIVO. Eppure non sono disposto a mostrarmi, ad aprirmi, ad aprirgli la porta, a rispondere alla Sua domanda. Addirittura non ne parlo con Lui, ma tra me e me o ne discuto con altri, calcolatori come me: «Se diciamo: “Dal cielo”, risponderà…» (vv. 31-33).
 
E nel frattempo perdo vita…
La vita passa e io,
preso dai miei calcoli,
non la colgo,
non l’accolgo…
… e così muoio,
ogni giorno un pochino…
… ma Tu, Gesù, cammini
e, camminando,
torni e ritorni
e a volte, incontrandoti,
mi capita di trovare il coraggio
di rispondere alla tua domanda,
senza tattiche, senza calcoli
e in un attimo
Eccomi VIVO!

mercoledì 27 maggio 2026

... ma per servire


Facilmente, sentendo parlare Giacomo e Giovanni (Mc 10, 35.37), anch’io avrei partecipato all’indignazione degli altri dieci (Mc 10, 41), ma anche la mia indignazione sarebbe durata poco: Gesù, infatti, la spegne subito con una cascata d’acqua. Le sue parole non lasciano spazio a domande come quelle di Giacomo e Giovanni, né all’indignazione mia e degli altri dieci: «… chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti» (Mc 10, 43-45).
 
Riascolto queste parole e mi accorgo di quanto sono sconvolgenti. La seconda parte, in particolare, dice di Gesù ma dice anche di me e di ogni cristiano. Chiamato dal Figlio dell’uomo, spesso mi chiedo: “Chiamato a fare che?”.
Se Lui è venuto per servire, io anche sono stato chiamato da Lui per servire. E allora sono chiamato a essere colui che serve e a fare quel che serve.
E questo sempre.
E questo ovunque.
 
Non ho ragione di sdegnarmi quando mi chiamano a servire: il servo non è padrone del suo tempo; egli è lo schiavo di tutti. Forse lo sdegno viene dall’aver dimenticato la mia identità di cristiano. Forse lo sdegno viene dall’aver perso di vista il Figlio dell’uomo e il motivo della Sua venuta, che è anche il motivo della mia chiamata alla vita cristiana: «Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti» (v. 45).

sabato 23 maggio 2026

Gioia!


Stamattina ero alla presentazione del libro "Eravamo due ragazzi" di Antonella Roncarolo e sono stato molto felice di esserci!
E adesso non vedo l'ora di leggere il libro, che ho preso al termine della presentazione!
 
I motivi della mia felicità sono moltissimi!
Qui ora provo a raccontarne alcuni...
 
i) Sono felice perché il cineteatro San Filippo Neri era pieno di persone (tutti i posti a sedere erano occupati e c'era anche gente in piedi)! Segno che tantissime persone "sentono" battere forte il cuore quando si racconta la vita, la solidarietà, l'amore che si riceve e si dona!
 
ii) Sono felice perché è stata raccontata una storia che è la storia di tanti, anzi di tutti: è anche la mia e la tua storia perché in questo mondo "sbarchiamo" tutti come stranieri e il nostro primo giorno di vita (il primo giorno di tutti noi) è un giorno in cui abbiamo fatto esperienza di un'accoglienza e di una tenerezza e di una cura che se non ci fossero stati, non saremmo sopravvissuti. Mi hanno raccontato che per un bimbo, subito dopo il parto, sono necessari asciugamani caldi e immagino avvenga la stessa cosa quando tanti nostri fratelli e sorelle sbarcano sulle coste d'Italia, bagnati e infreddoliti dopo giorni trascorsi in mare.
 
Quando veniamo al mondo siamo così piccoli e fragili che se ci mancassero quelle cure immediate, non potremmo sopravvivere! E la stranezza è che appena iniziamo a sentirci "grandi" (e accade già quando abbiamo soltanto tre o quattro anni), dimentichiamo di essere polvere, di essere fragili, di essere stati "piccoli" e trascuriamo di ringraziare per la cura che riceviamo ogni giorno e trascuriamo di offrire cura a chiunque incontriamo.
 
E la cura è vitale a tutte le età: se uno ti trascura, anche a quarant'anni e nel pieno delle tue forze, una parte di te la senti un po' morire.
 
E così mi fa sempre bene fissare lo sguardo su realtà che mi ricordano quanto sono piccolo e fragile e quanto grande è il bene che possiamo fare gli uni per gli altri, semplicemente esercitando il nostro cuore all'ascolto e il nostro sguardo alla benevolenza, alla fiducia, all'accoglienza!
 
iii) Sono felice perché stamattina s'è detto e s'è visto bene che ognuno di noi è dono per tutti gli altri! È stato molto bello sentire e vedere nelle persone che hanno preso la parola la consapevolezza d'essere un dono, consapevolezza acquisita anche grazie all'incontro con persone buone.
E io li ringrazio tutti per avermelo ricordato anche oggi, perché facilmente, immerso nei miei impegni e pensieri quotidiani, mi considero un problema e arrivo anche a considerare l'altro un problema, e così tutto prende una piega di sfiducia, di malumore, di lamentela, di lotta per la sopravvivenza mia, anche a scapito dell'altro.
 
iv) Sono felice perché nella Chiesa vedo realizzarsi la fraternità, l'uguaglianza, la comunione! E questo mi rincuora! È stato bello ed entusiasmante stamattina vedere in sala e sul palco persone di ogni parte della terra, persone che si guardavano con simpatia, con stima, con gioia, con commozione!
 
Sono felice e desidero ringraziare la Chiesa per la bella occasione di universalità che mi ha offerto di vivere in questo sabato, vigilia della solennità di Pentecoste!

mercoledì 20 maggio 2026

Cuore e cancelletto


Quasi ogni mattina, verso le 06.35, mentre leggo qualcosa in attesa di celebrare la Messa delle 07.00, sento aprirsi e chiudere il cancelletto della casa dove abitava don Pio...
E ogni volta me lo immagino mentre fa quello che faceva tutte le mattine da tanti anni: andare in chiesa per celebrare la Messa delle 7.00...
 
Penso che la Comunione dei Santi sia fatta anche di queste piccole cose, molto ordinarie all'esterno, ma che sento straordinarie mentre scendono nel cuore.
Non sono solo ricordi, ma vita che continua dopo la morte, anche nell'incoraggiamento e nell'amicizia che sento scendere dal Cielo ogni volta che quel cancelletto si apre e si chiude...

mercoledì 13 maggio 2026

Cantate Domino!

 

Ciascuno di noi è bello!

E mi sono accorto che essere cristiani vuol dire anche credere in questa verità.
E mi sono accorto che spesso è più difficile credere a questa verità, che credere in Dio. Oppure che è più difficile credere in Dio che ti dice che sei bello, piuttosto che genericamente dire di credere in Dio.
 
Ma il Dio dei cristiani non è generico, per farsi conoscere non si affida alle intuizioni dell'uomo su di Lui: Egli stesso si rivela, parla a noi, addirittura si mostra a noi, facendosi uomo, uomo come noi!
E viene a portarci una bella notizia: tu sei bello, tu sei bello come me, tu sei amato, tu vali e vali tutta la vita di Dio; io sono qui per dare la mia vita per te! Io ti ho scelto!
 
Così è una gioia per ciascuno di noi poter esprimere, manifestare tanta bellezza!
Così è una gioia vedere intorno persone (bambini, ragazzi, giovani, adulti, anziani) che cercano con tutte le loro forze la via, il modo per esprimere la loro bellezza!
Così è una gioia vedere che queste persone, esprimendo la loro bellezza, fanno armonia e non sono in competizione, anzi la bellezza dell'uno fa risaltare ancor di più la bellezza di tutti gli altri!
Così è una gioia veder compiersi in ogni istante la vocazione tua e di ogni altro ad amare in ogni singolo gesto, vedere che a ogni singolo gesto d'amore corrispondono altri gesti, che s'armonizzano tra loro e comunicano gioia, e comunicano pace, e comunicano amore!
Cantate Domino!