Sul
foglio che ci viene consegnato ci sono quattro verbi, gli stessi che il
sociologo poco prima aveva presentato durante il suo intervento.
Li
guardo lì raccolti e collegati tra loro in una successione circolare. Sembra un
ciclo semplice: desiderare, generare, prendersi cura, lasciar andare.
Decido
di seminare quei verbi nella mia vita, proprio come si semina un chicco di
grano. Scompaiono tutti e quattro nel mio terreno e io non li vedo più.
Sono
passati alcuni giorni da sabato, quando li ho seminati, e poco fa ho iniziato a
veder spuntare qualcosa...
Oggi
quei quattro verbi mi fanno pensare alla parrocchia, ma anche alla famiglia, ma
anche alla Città: luoghi in cui non si sta da soli, luoghi che se li vivo
seguendo le regole dell'individualismo, li faccio inevitabilmente morire.
La
parrocchia è luogo in cui maturo dei desideri, desideri di vita, desideri di
amore, di pace, di gioia, di amicizia, di collaborazione, di stima, di
rispetto, di solidarietà, di speranza, di fiducia,...
La
parrocchia è luogo in cui genero qualcosa di bello e di buono.
La
parrocchia è luogo in cui mi prendo cura di quello che ho generato.
Ma
allo stesso tempo la parrocchia è luogo dove incontro altri che desiderano,
altri che generano o hanno generato, altri che si prendono cura. La parrocchia
è addirittura e soprattutto il luogo in cui ricevo i frutti di ciò che è stato
generato da altri prima di me: è un luogo che c'era anche prima che io nascessi.
La
parrocchia è un luogo in cui a ciascuno viene consegnato ciò che è stato
generato da altri e gli viene consegnato perché ciascuno ne abbia cura. Questo
penso sia bellissimo: scoprire che posso prendermi cura di qualcosa che non ho
creato io e scoprire che posso farlo con la stessa cura che avrei per qualcosa
che ho creato io. Ogni volta che me ne accorgo, è sempre una gioia grandissima
per me: è scontato che mi prenda cura delle cose mie o di quelle che sono
frutto della mia creatività e del mio impegno, ma quando mi accorgo che riesco
ad appassionarmi per qualcosa di bello che è stato iniziato o compiuto o fatto
da un altro, la mia è una gioia straordinaria, perché non pensavo di essere
capace di tanta passione per qualcosa che non è mio!!!
La
parrocchia è luogo in cui imparo a lasciar andare quello che ho generato.
Se
entro in questo processo, mi accorgo facilmente che la parrocchia è un luogo
che sopravvive alla mia partenza per motivi di lavoro, di studio, di
famiglia,... Lo inizio a vedere fin da ragazzo quando gli educatori più grandi
vanno all'università o iniziano a lavorare: quello che hanno coltivato nel
tempo del loro impegno parrocchiale, viene continuato da altri e con la stessa
cura ed entusiasmo, ma certamente con uno stile tutto originale e unico perché
ciascuno porta la sua novità in questo mondo e siamo destinati a brillare come
originali e non a essere opachi e ripetitivi come una fotocopia... Lasciar
andare è provare la gioia di veder camminare da solo ciò che abbiamo generato o
ciò di cui ci siamo presi cura per un po' di tempo. È una gioia bellissima!
Tutto questo vale anche
per la famiglia di cui facciamo parte, per la Città che abitiamo, per ogni
luogo in cui abbiamo relazione con il nostro prossimo: vale dunque per ogni
tempo e luogo che attraversiamo nel cammino di questa nostra bella vita!