sabato 6 giugno 2026

Quel che vede la folla…

Salvatore Fiume, Gesù e la Samaritana, particolare
dalle TAVOLE di Salvatore Fiume contenute in una edizione del Vangelo, edizioni Paoline, 1988)

«… Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo» (Mc 12, 42).
 
Oggi il Vangelo mi fa conoscere una vedova che compie un gesto comune, un gesto compiuto da tutta una folla.
È una di tanti che gettano monete nel tesoro del tempio.
 
Ma poi Gesù mi rivela un particolare che mi sarebbe rimasto sconosciuto: «questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri» (v. 43).
Solo Lui può saperlo!
 
Stamattina, dopo aver letto il Vangelo, mi è tornata in mente questa frase contenuta in alcune Preghiere Eucaristiche: «… e di tutti i defunti, dei quali tu solo hai conosciuto la fede» (Preghiera Eucaristica IV, Preghiera Eucaristica della Riconciliazione II, Preghiera Eucaristica V).
 
Uno magari s’immagina chissà di chi si sta parlando…

Stamattina m’è venuta in mente la vedova, la cui fede passava inosservata e sarebbe rimasta inosservata tra la folla, se Gesù non avesse addirittura chiamato i discepoli e non avesse detto loro: «In verità io vi dico…» (v.43).

 
Ci sono cose che dall’esterno non possiamo conoscere: «Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere» (v. 34).
 
E ci sono cose che, invece, sappiamo molto bene per esperienza: il superfluo può essere anche tanto, ma rimane superfluo, anche se lo si tramuta in offerta. Si tratterà di un’offerta superflua, nel senso che non significa nulla per la vita dell'offerente!
Tutto quanto ho per vivere, rimane tutto quanto ho per vivere, anche quando si tratta di «due monetine, che fanno un soldo» (v. 42)! Si tratterà sempre di un’offerta vitale: è l’offerta di tutta la vita! E l’offerente vivrà gioia vera: «Si è più beati nel dare che nel ricevere!» (At 20, 35).
 
Mi impressiona notare stamattina che il valore di quell’offerta lo sanno solo la vedova e Dio! Rimane tra lei e Dio!
Il valore di ogni mia azione lo conosciamo solo io e Dio!
 
Perciò, perché, cercando e facendo il bene,
dovrei preoccuparmi di ciò che appare e sembra agli occhi degli altri?

venerdì 5 giugno 2026

Lettera alla professoressa


«Cara prof,
è stato tutto troppo veloce e non ci aspettavamo di trovarci qui oggi.
Non c’è assenza per chi ha saputo lasciare così tanto di sé.
Parliamo a nome dei tanti ragazzi che hanno avuto il piacere di conoscerla e di crescere grazie ai suoi insegnamenti.
La sua presenza era unica, aveva sempre disegnato un sorriso sul volto mentre spiegava la sua materia del cuore, con i suoi modi preziosi e amabili di relazionarsi con noi studenti.
Ciò di cui parlava era la sua passione e questo bastava.
La ringraziamo per averci insegnato ad essere curiosi e a cercare il perché dietro ogni cosa.
È sempre stata una figura di riferimento tra le classi, sia per coloro che stavano imparando a conoscerla, sia per chi avrebbe voluto averla affianco fino alla fine del percorso.
Ma ora ci mancherà non vederla entrare dalla porta della nostra classe, e sebbene noi ragazzi tendiamo a dare il tempo per scontato, è doloroso prendere atto di quanto invece siano preziosi i singoli momenti del presente.
Con lei abbiamo studiato le stelle, ora può dimostrarci quanto possono brillare.
Con affetto,
i suoi alunni»
 
[Lettera scritta dagli alunni del Liceo Linguistico Trebbiani di Ascoli Piceno e letta al termine del funerale della professoressa Roberta Staderini]
 
Ho pensato di condividere qui sul mio blog questa lettera che ho ascoltato al termine del funerale della professoressa Roberta Staderini, celebrato giovedì 4 giugno nella Chiesa di Cristo Re.
 
Sono parole bellissime,
piene di gratitudine,
parole che dicono di una vita spesa a fare il bene
prendendosi a cuore l’insegnamento
della propria «materia del cuore».
 
La vita è una vocazione.
E questo lo sentiamo dire a catechismo fin dai primi anni.
Ma non finiamo mai di meravigliarci riconoscendo come questa vocazione possa orientare le scelte quotidiane, come questa vocazione sia la risposta alle domande nostre e di tutti quelli che incontriamo.
 
La vita è una vocazione, la stessa vocazione per tutti: la vocazione ad amare Dio e il prossimo.
Ma poi ognuno questo amore è chiamato a riconoscerlo e servirlo nella sua quotidianità, è chiamato a riconoscerlo e servirlo nella concretezza delle proprie scelte e azioni quotidiane.
 
Ogni vocazione, ogni vita, ha, poi, un compimento.
 
Così la vocazione di Roberta è compiuta.
E che è compiuta non lo si capisce dal fatto che la sua vita terrena si è conclusa, ma dall’amore che ha seminato vivendo, dall’amore che è germogliato e sta portando frutto…
E il frutto è bellissimo e ben visibile!
Tutti lo abbiamo visto e continueremo a vederlo!
 
In un cartone animato, che ho visto qualche giorno fa con mia nipote Vittoria, c’erano diversi personaggi e io, che ero abituato a identificare un protagonista, mi ero concentrato sulla vicenda dei due protagonisti, la principessa e il ranocchio, ma mentre la storia andava avanti, mi accorgevo che ogni personaggio è protagonista della sua storia, ogni personaggio ha la sua vocazione all’interno della storia e così tutti sono protagonisti nello svolgimento della storia!
 
L’ho notato quando entra in scena la lucciola Ray che indica la strada da seguire a Louis e alle due ranocchie.
La storia procede e, a un certo punto, sembra proprio che tutto ormai si stia avviando al «vissero tutti felici e contenti», ma accade qualcosa di imprevedibile e inaspettato: Ray muore per salvare la vita dei suoi amici.
Il viaggio insieme agli amici sembra finito.
E nel cartone animato c’è una sorta di funerale, un momento in cui dominano il pianto e il dolore per la perdita dell’amico, ma poi esplode la luce e tutti guardano in alto e vedono finalmente Ray vicino alla stella Evangeline di cui era innamorato, la stella che aveva ispirato tutto il brillare di Ray, brillare per tutti, brillare sempre e fino alla fine!
E il viaggio non è finito, ma continua per sempre: «Non c’è assenza per chi ha saputo lasciare così tanto di sé», scrivono gli alunni di Roberta!
 
Tutto questo mi ha fatto pensare che certamente ognuno ha la sua storia, ognuno ha la sua vocazione, la sua «materia del cuore», ma camminiamo insieme e nell’esprimere pienamente quello che siamo, sicuramente aiutiamo tutti gli altri a trovare la loro strada e quindi la felicità.
Nel viaggio della vita, camminiamo insieme verso la meta e la vita di ciascuno ispira la vita di tutti gli altri nelle piccole e grandi scelte quotidiane.
 
E io ringrazio Roberta per essersi presa a cuore la vita, come invita a fare Nazim Hikmet in una sua poesia:

 

          La vita non è uno scherzo.
          Prendila sul serio

come fa lo scoiattolo, ad esempio,
senza aspettarti nulla
dal di fuori o nell’al di là.
Non avrai altro da fare che vivere.

 

          La vita non è uno scherzo.
          Prendila sul serio

ma sul serio a tal punto
che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate,
o dentro un laboratorio
col camice bianco e grandi occhiali,
tu muoia affinché vivano gli uomini
gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
e morrai sapendo
che nulla è più bello, più vero della vita.

 

          Prendila sul serio
          ma sul serio a tal punto

che a settant’anni, ad esempio, pianterai degli ulivi
non perché restino ai tuoi figli
ma perché non crederai alla morte
pur temendola,
e la vita peserà di più sulla bilancia.

[Nazim Hikmet, Poesie d’amore, Arnoldo Mondadori Editore, 1987]

 
E ringrazio i tantissimi alunni ed ex alunni presenti alla celebrazione perché con la loro presenza e con la loro lettera hanno regalato a me, ai familiari di Roberta e a tutti un bel po’ di luce!!!

domenica 31 maggio 2026

Gesù l'amico! Gesù l'amato!


Cos’è un’amicizia?
Cos’è un amore?
È semplicemente e pienamente e meravigliosamente e misteriosamente la vita!
È accorgersi gradualmente, in una gradualità che ti prende ogni giorno di più, che lì c’è la pienezza della tua vita e della vita di ciascuno. E ci si accorge di questo perché si accoglie l’altro e accogliendolo lo si conosce.
 
Questo vale anche per l’amicizia con Dio!
Dio potrebbe scegliere di AFFIDARSI a ciò che tu intuisci di Lui e allora verrebbe fuori un’immagine che, per quanto possa essere realistica, rimarrebbe sempre un’immagine.
Siamo certi che la fotografia di Federico non è Federico e la fotografia di Diletta non è Diletta!
Così l’immagine che posso costruire di Dio, per quanto perfetta, non sarà mai Dio.
Ecco l’esperienza di Mosè, di Paolo, di Nicodemo, di Gian Luca, di Federico, di Diletta,… di ciascuno: fare continua e sempre nuova conoscenza dell’ALTRO e conoscerlo VIVO, come uno che cammina con me! E così poter dire ogni volta a Dio e all’amato o all’amata: «Ti amo ogni giorno di più: oggi molto più di ieri, ma molto meno di domani!».
 
L’esperienza di Mosè e del popolo somiglia a quella di un innamorato che vuole apparire perfetto agli occhi del suo AMATO o della sua AMATA. E fa di tutto per apparire nella sua immagine e forma migliore, perché TEME, forse addirittura è TERRORIZZATO, che se l’amata o l’amato scoprisse quella sua caratteristica o quel suo difetto, certamente FUGGIREBBE… E allora si fanno sforzi immani per cambiare, per nascondere, per migliorare tendendo a una disumana perfezione… tutto perché egli o ella mi ami… E poi, vivendo e camminando insieme, si scopre che l’altro è lì e non fugge di fronte al mio limite; l’altro addirittura è «lento all’ira, ricco di amore e di fedeltà» (Es 34, 6).
 
Gesù l’amico!
Gesù l’amato!
Come somiglia a Gesù l’amato o l’amata mia!
E come somiglio io a Gesù per l’amata o l’amato mio!
E così per l’amico e l’amica mia!
 
E fare esperienza di questo amore di Dio STUPISCE, SCONVOLGE, SOMMERGE, come dice Emily Dickinson:

«Come se chiedessi una comune elemosina

e nella mia mano stupita
uno sconosciuto chiudesse un regno
e io restassi sconvolta –
come se domandassi all’oriente
se per me avesse un mattino –
ed esso sollevasse le sue dighe purpuree
e mi sommergesse d’aurora!» (Emily Dickinson, 323)
 
Come mi STUPISCE un Dio che desidera rivelarsi a me e nel rivelarsi mi si dona tutto intero: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito,…» (cfr. Gv 3, 16-18)!

Come mi SCONVOLGE, cosciente dei miei limiti e fragilità, un Dio che, conoscendomi e sapendo tutto di me, non se ne va, ma addirittura, nel momento del peccato più grande (la costruzione del vitello d’oro), viene e PROCLAMA la Sua identità: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco d’amore e di fedeltà» (cfr. Es 34, 4b-6.8-9)!

Come mi SOMMERGE la vita nuova che ho ricevuto nel Battesimo, tanto da poter ASPIRARE a vivere la stessa vita di Cristo: «Siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi» (cfr. 2Cor 13, 11-12)!

 
Cari Federico e Diletta,
grazie a Dio e grazie alle vostre famiglie e a tante persone buone che vi vogliono bene – e molte oggi sono qui – avete fatto una buona esperienza della vita, dell’amicizia e dell’amore; custoditela, ricordatela, donatela e chiedete ogni giorno a Dio la grazia di VEDERE il tesoro, la perla preziosa, perché i vostri cuori siano pieni di gratitudine e possiate insieme essere gioiosi, tendere alla perfezione che è l’amore di Cristo, farvi coraggio a vicenda e avere in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù!

La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con voi!

[* Omelia per il matrimonio di Federico e Diletta, Domenica 31 maggio 2026, Chiesa di San Giovanni Battista, Grottammare]

sabato 30 maggio 2026

Vive chi è vero


La mia attenzione nel Vangelo di oggi (Mc 11, 27-33) si ferma su un particolare:
«… egli camminava nel tempio…» (v. 27).
E mentre guardo Gesù che cammina nel tempio, cresce in me un senso di familiarità, di quotidianità nell’abitare un tempo e uno spazio, un senso di qualcosa di ordinario, familiare appunto.
E in effetti quello che capita nel Vangelo ricorda quello che capita nelle case, nelle famiglie. È Gesù stesso, qualche versetto prima, a menzionare proprio la casa parlando del tempio (v. 17).
 
Cosa accade nella casa?
Nella casa si vive, si incontra, si saluta, si dialoga, si guarda e si viene guardati, ci si preoccupa gli uni degli altri, si domanda e si risponde,… e si può anche diventare indifferenti gli uni agli altri, avversari, nemici,… nella casa ci si può anche sottrarre allo sguardo e alle orecchie degli altri. Ci si può stare ed essere veri, oppure ci si può stare seguendo logiche di convenienza o di calcolo.
Ma starci in un modo o in un altro, non è indifferente.
Come sto nella casa fa la differenza e mi fa vivo o morto!
 
Il Vangelo di oggi mi fa pensare che se nella casa non sono autentico, se nella casa non sono vero, se nella casa ci sto per calcolo, scegliendo quello che mi conviene, se nella casa non amo, avrò l’illusione – confermata anche da vantaggi e profitti ottenuti grazie ai miei calcoli e alle mie strategie – di vivere e di vivere bene, ma in realtà sarò già morto.
 
Gesù cammina e m’incontra.
Riconosco in Lui qualcosa che mi suscita una domanda, sento che effettivamente ho incontrato Uno che è VIVO. Eppure non sono disposto a mostrarmi, ad aprirmi, ad aprirgli la porta, a rispondere alla Sua domanda. Addirittura non ne parlo con Lui, ma tra me e me o ne discuto con altri, calcolatori come me: «Se diciamo: “Dal cielo”, risponderà…» (vv. 31-33).
 
E nel frattempo perdo vita…
La vita passa e io,
preso dai miei calcoli,
non la colgo,
non l’accolgo…
… e così muoio,
ogni giorno un pochino…
… ma Tu, Gesù, cammini
e, camminando,
torni e ritorni
e a volte, incontrandoti,
mi capita di trovare il coraggio
di rispondere alla tua domanda,
senza tattiche, senza calcoli
e in un attimo
Eccomi VIVO!

mercoledì 27 maggio 2026

... ma per servire


Facilmente, sentendo parlare Giacomo e Giovanni (Mc 10, 35.37), anch’io avrei partecipato all’indignazione degli altri dieci (Mc 10, 41), ma anche la mia indignazione sarebbe durata poco: Gesù, infatti, la spegne subito con una cascata d’acqua. Le sue parole non lasciano spazio a domande come quelle di Giacomo e Giovanni, né all’indignazione mia e degli altri dieci: «… chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti» (Mc 10, 43-45).
 
Riascolto queste parole e mi accorgo di quanto sono sconvolgenti. La seconda parte, in particolare, dice di Gesù ma dice anche di me e di ogni cristiano. Chiamato dal Figlio dell’uomo, spesso mi chiedo: “Chiamato a fare che?”.
Se Lui è venuto per servire, io anche sono stato chiamato da Lui per servire. E allora sono chiamato a essere colui che serve e a fare quel che serve.
E questo sempre.
E questo ovunque.
 
Non ho ragione di sdegnarmi quando mi chiamano a servire: il servo non è padrone del suo tempo; egli è lo schiavo di tutti. Forse lo sdegno viene dall’aver dimenticato la mia identità di cristiano. Forse lo sdegno viene dall’aver perso di vista il Figlio dell’uomo e il motivo della Sua venuta, che è anche il motivo della mia chiamata alla vita cristiana: «Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti» (v. 45).

sabato 23 maggio 2026

Gioia!


Stamattina ero alla presentazione del libro "Eravamo due ragazzi" di Antonella Roncarolo e sono stato molto felice di esserci!
E adesso non vedo l'ora di leggere il libro, che ho preso al termine della presentazione!
 
I motivi della mia felicità sono moltissimi!
Qui ora provo a raccontarne alcuni...
 
i) Sono felice perché il cineteatro San Filippo Neri era pieno di persone (tutti i posti a sedere erano occupati e c'era anche gente in piedi)! Segno che tantissime persone "sentono" battere forte il cuore quando si racconta la vita, la solidarietà, l'amore che si riceve e si dona!
 
ii) Sono felice perché è stata raccontata una storia che è la storia di tanti, anzi di tutti: è anche la mia e la tua storia perché in questo mondo "sbarchiamo" tutti come stranieri e il nostro primo giorno di vita (il primo giorno di tutti noi) è un giorno in cui abbiamo fatto esperienza di un'accoglienza e di una tenerezza e di una cura che se non ci fossero stati, non saremmo sopravvissuti. Mi hanno raccontato che per un bimbo, subito dopo il parto, sono necessari asciugamani caldi e immagino avvenga la stessa cosa quando tanti nostri fratelli e sorelle sbarcano sulle coste d'Italia, bagnati e infreddoliti dopo giorni trascorsi in mare.
 
Quando veniamo al mondo siamo così piccoli e fragili che se ci mancassero quelle cure immediate, non potremmo sopravvivere! E la stranezza è che appena iniziamo a sentirci "grandi" (e accade già quando abbiamo soltanto tre o quattro anni), dimentichiamo di essere polvere, di essere fragili, di essere stati "piccoli" e trascuriamo di ringraziare per la cura che riceviamo ogni giorno e trascuriamo di offrire cura a chiunque incontriamo.
 
E la cura è vitale a tutte le età: se uno ti trascura, anche a quarant'anni e nel pieno delle tue forze, una parte di te la senti un po' morire.
 
E così mi fa sempre bene fissare lo sguardo su realtà che mi ricordano quanto sono piccolo e fragile e quanto grande è il bene che possiamo fare gli uni per gli altri, semplicemente esercitando il nostro cuore all'ascolto e il nostro sguardo alla benevolenza, alla fiducia, all'accoglienza!
 
iii) Sono felice perché stamattina s'è detto e s'è visto bene che ognuno di noi è dono per tutti gli altri! È stato molto bello sentire e vedere nelle persone che hanno preso la parola la consapevolezza d'essere un dono, consapevolezza acquisita anche grazie all'incontro con persone buone.
E io li ringrazio tutti per avermelo ricordato anche oggi, perché facilmente, immerso nei miei impegni e pensieri quotidiani, mi considero un problema e arrivo anche a considerare l'altro un problema, e così tutto prende una piega di sfiducia, di malumore, di lamentela, di lotta per la sopravvivenza mia, anche a scapito dell'altro.
 
iv) Sono felice perché nella Chiesa vedo realizzarsi la fraternità, l'uguaglianza, la comunione! E questo mi rincuora! È stato bello ed entusiasmante stamattina vedere in sala e sul palco persone di ogni parte della terra, persone che si guardavano con simpatia, con stima, con gioia, con commozione!
 
Sono felice e desidero ringraziare la Chiesa per la bella occasione di universalità che mi ha offerto di vivere in questo sabato, vigilia della solennità di Pentecoste!

mercoledì 20 maggio 2026

Cuore e cancelletto


Quasi ogni mattina, verso le 06.35, mentre leggo qualcosa in attesa di celebrare la Messa delle 07.00, sento aprirsi e chiudere il cancelletto della casa dove abitava don Pio...
E ogni volta me lo immagino mentre fa quello che faceva tutte le mattine da tanti anni: andare in chiesa per celebrare la Messa delle 7.00...
 
Penso che la Comunione dei Santi sia fatta anche di queste piccole cose, molto ordinarie all'esterno, ma che sento straordinarie mentre scendono nel cuore.
Non sono solo ricordi, ma vita che continua dopo la morte, anche nell'incoraggiamento e nell'amicizia che sento scendere dal Cielo ogni volta che quel cancelletto si apre e si chiude...

mercoledì 13 maggio 2026

Cantate Domino!

 

Ciascuno di noi è bello!

E mi sono accorto che essere cristiani vuol dire anche credere in questa verità.
E mi sono accorto che spesso è più difficile credere a questa verità, che credere in Dio. Oppure che è più difficile credere in Dio che ti dice che sei bello, piuttosto che genericamente dire di credere in Dio.
 
Ma il Dio dei cristiani non è generico, per farsi conoscere non si affida alle intuizioni dell'uomo su di Lui: Egli stesso si rivela, parla a noi, addirittura si mostra a noi, facendosi uomo, uomo come noi!
E viene a portarci una bella notizia: tu sei bello, tu sei bello come me, tu sei amato, tu vali e vali tutta la vita di Dio; io sono qui per dare la mia vita per te! Io ti ho scelto!
 
Così è una gioia per ciascuno di noi poter esprimere, manifestare tanta bellezza!
Così è una gioia vedere intorno persone (bambini, ragazzi, giovani, adulti, anziani) che cercano con tutte le loro forze la via, il modo per esprimere la loro bellezza!
Così è una gioia vedere che queste persone, esprimendo la loro bellezza, fanno armonia e non sono in competizione, anzi la bellezza dell'uno fa risaltare ancor di più la bellezza di tutti gli altri!
Così è una gioia veder compiersi in ogni istante la vocazione tua e di ogni altro ad amare in ogni singolo gesto, vedere che a ogni singolo gesto d'amore corrispondono altri gesti, che s'armonizzano tra loro e comunicano gioia, e comunicano pace, e comunicano amore!
Cantate Domino!

domenica 10 maggio 2026

Il Suo migliore amico – Prima Comunione (2)


Nella seconda lettura che abbiamo ascoltato, San Pietro parla della speranza che è in noi (cfr. 1Pt 3, 15). Che cos’è questa speranza?
È la certezza di essere “l’amato” di Gesù. Pietro sa di essere il miglior amico di Gesù. E il bello è che se avessero chiesto a Filippo, a Giovanni, a Giacomo, a Maria Maddalena, a qualsiasi altro discepolo, a me e a qualsiasi cristiano, “Chi è il miglior amico di Gesù?”, ciascuno avrebbe detto: “Sono io”.
 
E se oggi tu chiedessi a Gesù: “Chi è il tuo migliore amico?”, Gesù ti risponderebbe: “Il mio migliore amico sei tu”.
 
E san Pietro si accorge – e aiuta anche noi ad accorgerci – che questa amicizia con Gesù è per sempre!
Come se ne accorge?
RICORDANDO quello che diceva Gesù: «Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi» (Gv 14, 18-20).
E riconoscendo che davvero Cristo VIVE in lui: «… adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori» (1Pt 3, 15).
 
Chi VEDE l’amico? L’amico LO VEDE solo l’amico: per tutti gli altri quella persona è una delle tante persone, ma per te è il tuo migliore amico, quello che rende uniche e speciali le tue giornate.
Gesù è Dio e per Lui tu sei il suo migliore amico.
È qui per te, per rendere felice la tua vita.
Gesù ti vede sempre così: come il Suo migliore amico.
 
Questo ti fa venire la curiosità di VEDERLO anche tu.
E la vita è un continuo cercare di vedere e rivedere questo amico, cercare di vederlo perché ne senti la mancanza.
I catechisti, che hai conosciuto in questi anni, somigliano a Filippo, a Pietro e a Giovanni che vengono mandati dalla Chiesa per aiutarti a VEDERE Gesù, a conoscerlo e a riconoscerlo.
I catechisti sono collaboratori della tua gioia (cfr. 2Cor 1, 24)!
Come i catechisti, anche i tuoi genitori, i tuoi nonni e tutte le persone che ti vogliono bene POSSONO aiutarti a VEDERE Gesù, se si mettono con te IN CERCA di Lui, se anche loro hanno VISTO Gesù, se si sono già accorti che Gesù li considera i suoi migliori amici!
 
Gesù dice che noi lo vedremo!
Partecipando alla Messa, nelle scorse Domeniche, ti sei accorto che in diversi momenti le parole RIMANDANO al senso della VISTA e anche al senso dell’UDITO: ti viene detto di ASCOLTARE e VEDERE Uno che ADESSO è qui in mezzo a noi, con noi e per noi!
Gesù è vivo ed è qui in mezzo a noi!
Dopo ogni lettura hai sentito: “Parola di Dio” e dopo il Vangelo: “Parola del Signore”; è Cristo VIVO che parla a te OGGI!
 
Tra poco dirò:
«Questo è il mio Corpo…»
«Questo è il mio Sangue…»
«Ecco l’Agnello di Dio…»
E ogni volta ti mostrerò il Cristo
e tu VERAMENTE lo VEDRAI!
 
Vedi come si compie REALMENTE quello che Gesù ha detto?
«Voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete» (Gv 14, 19).
 
E poi ti avvicinerai all’altare per ACCOGLIERE il Cristo che si dona a te che sei il suo migliore amico per rimanere con te e in te, perché tu possa sentirti amato e amare come Lui ti ama!
 
Caro amico, che oggi ricevi per la prima volta la Comunione,
caro amico, che l’hai ricevuta per la prima volta Domenica scorsa, o qualche anno fa,
ACCOGLI oggi il Cristo, la Sua amicizia, il Suo amore senza misura e senza condizioni e lasciati spingere dal soffio del Suo Spirito verso gli orizzonti sconfinati della santità. Non temere, ma con fiducia prendi il largo! Avanza fiducioso. Sempre! Amen. (cfr. Papa Giovanni Paolo II, Ischia 2002)

domenica 3 maggio 2026

Prima Comunione


Qualcosa che somiglia alla COMUNIONE con Gesù l’abbiamo vissuta tutti, tutti noi che siamo qui oggi, anche i più piccolini, anche i bambini appena nati.
L’abbiamo vissuta per circa nove mesi quando eravamo VIVI, ma vivevamo DEL corpo di nostra madre e la vita ci veniva comunicata da una persona, viva come noi.
E quella comunione è continuata nel primo sguardo pieno d’amore appena partoriti e poi negli sguardi, nelle parole, nei gesti d’amore, di fiducia, di offerta, in gesti e parole di VITA che mamma e papà hanno continuato e continuano a donarci.
Senza quelle parole e quei gesti, oggi NESSUNO DI NOI SAREBBE QUI!
 
E quella comunione continua a nutrirci e a farci vivere in tutti i gesti d’amore e di bene che RICEVIAMO e che, a nostra volta, DONIAMO.
 
La COMUNIONE con Gesù è la SORGENTE di quella comunione d’amore, una sorgente che ci RISANA ogni volta che preghiamo, che ascoltiamo la Parola di Dio, ogni volta che partecipiamo all’Eucaristia e riceviamo la COMUNIONE.
 
Cari amici, la COMUNIONE che ricevete oggi per la prima volta – e che potrete ricevere tutte le Domeniche – CI RICORDA DA DOVE VIENE LA VITA: la vita viene da Gesù!
 
È Gesù che ci ama per primo e ci dona di poterci amare gli uni gli altri, superando divisioni, discordie, invidie, gelosie, inimicizie, litigi.
È Gesù che ci attira a sé e ci mostra che la vita, che abbiamo, non solo basta per noi, ma addirittura è dono che basta per tutti, anche per i nostri nemici.
È Gesù che ci ALLARGA il cuore perché possa trovarvi posto ciascuno e perché non ci sentiamo stretti e costretti, ma sempre APERTI e LIBERI!
È Gesù che ci COMUNICA la Sua stessa VITA con il dono del Suo Corpo e del Suo Sangue!
È Gesù la nostra gioia e la nostra pace!
 
E allora, cari amici, FESTEGGI oggi il nostro cuore, il cuore di chi lo riceve oggi per la prima volta e il cuore di noi tutti: viene a noi Gesù, il nostro Dio, la nostra VIA, la nostra VERITÀ, la nostra VITA, la nostra GIOIA, la nostra PACE, il nostro AMORE, il nostro TUTTO!

venerdì 24 aprile 2026

Alba

 
Nel biondo grano
un papavero,
come sbadigliando di prima mattina,
rosso
stiracchia la sua velina

mercoledì 15 aprile 2026

Ciao don Pio!

«Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla» (Salmo 22/23).

Questa è la frase del Salmo 22 che trovate sul ricordino di don Pio. Questa frase m’ha fatto pensare alla sua vita, almeno per quel tratto di strada che ho percorso con lui. M’hanno colpito queste parole perché lui in queste parole ci credeva – ecco, forse l’unica cosa di cui diceva di essere mancante era la salute, ma per tutto il resto era convinto di non mancare di nulla ed era proprio questa convinzione a non permettergli di stare fermo, perché ogni volta si accorgeva che qualcuno mancava di qualcosa e allora subito CORREVA (letteralmente correva: mi pare di poter dire che la sua è stata una vita DI CORSA). Subito correva per provvedere A DARE, a DARE senza misura e prima che l’altro chiedesse aiuto o dicesse di aver bisogno di qualcosa… E tutti intorno eravamo costretti a partecipare a questo suo perpetuo movimento e ci ritrovavamo coinvolti nelle sue avventure… e tu non sempre te ne accorgevi, ma già eri dentro quelle avventure che poi avrebbe raccontato ad altri per mettere in moto anche quelli,…

Ultimamente mi è capitato di riascoltare da lui il racconto dei suoi giorni da vice-parroco di don Marino Catasta, nella Parrocchia San Giovanni Battista a Grottammare. Descriveva quei momenti con parole che erano pennellate e li vedevi tutti in quella stanza della canonica: don Marino, don Pio, i giovani radunati per una catechesi e la signora che affettava lonza, salame, prosciutto… e preparava la merenda con una lieta semplicità d’altri tempi… “Gianlu’, io ho visto la santità!”. E la “santità” era un parroco che in canonica accoglieva tutti, che gli chiedeva di accompagnarlo in macchina nelle case e poi, nel segreto, distribuiva aiuti a chiunque fosse nella povertà o nel bisogno. Un parroco che gli raccomandava sempre: «Non dire mai “non ho tempo” a un povero». E forse il seguito è stato tutto un correre dietro a quel SANTO che aveva incontrato. E mi ripeteva, l’ultima volta qualche giorno prima del ricovero in ospedale: «Un santo! Era un santo!». Ed era tutto felice di averlo incontrato e di potermelo raccontare! E l’ultima volta, lì a casa, mi ha detto: «Non dire mai a un povero “non ho tempo”, così mi diceva don Marino quando ero vice-parroco a San Giovanni».

Ora le cose da dire sarebbero davvero moltissime, anche per me che lo conosco soltanto da otto anni. Mi fermo qui perché so che dal Paradiso don Pio sta già scalpitando perché mi sto dilungando troppo… Sono sicuro che in molti custodiamo un bel ricordo di don Pio e vorremmo raccontarlo perché non vada perduto con il tempo che passa. Allora ho pensato che nei prossimi giorni – chi vuole – può scrivere qualcosa e metterlo nella cassetta della posta della canonica e poi raccoglieremo le testimonianze e faremo un libricino, magari per il suo anniversario… Penso che sarebbe molto bello…

Termino ringraziando il Vescovo e i confratelli che oggi e anche nei giorni scorsi sono stati vicini alla nostra comunità parrocchiale e hanno pregato per don Pio. E ringrazio tutti voi, parrocchiani e amici: don Pio era sempre così felice di magnificare la vostra generosità ed era felice della vostra amicizia e del vostro ESSERCI ed essergli vicino. Gli avete voluto bene e in questi giorni siete corsi qui per dirgli ancora il vostro GRAZIE e questo è bellissimo!

Ringrazio Ada e i familiari di don Pio che hanno vissuto con lui e ringrazio tutti i suoi parenti. Grazie per averlo custodito fino all’ultimo respiro con amore e simpatia, rassicurandolo e rendendogli SERENO il passaggio da questo mondo all’eternità.

Infine desidero dire anch’io il mio GRAZIE a don Pio per avermi voluto bene e per avermi aiutato in questi anni a inserirmi in questa comunità parrocchiale e per avermi donato ogni volta un sorriso con le sue battute sempre sorprendenti. Molti anni fa – forse ero appena diventato prete - ho letto un suo romanzo dove ricorreva una frase che mi sono portato dietro e che mi ritorna in mente di continuo: c’era questo personaggio – mi pare fosse un monaco – che ripeteva ogni volta: «Se lo avessimo amato, lo avremmo compreso». Questa frase mi ha aiutato molto nel tempo e credo mi accompagnerà fino alla fine.

Ciao, don Pio! Ti saluto con una frase di don Francesco Fuschini, un prete scrittore come te: “… sei un uomo che cavalca paradossi evangelici; sei un «puro di cuore»: e chi ti salverà dal Paradiso?”.

lunedì 13 aprile 2026

Grazie, don Pio!

Foto Ancoraonline

«Aspettare ogni giorno l'ultimo giorno con le mani trepidanti di vita» (Mauro Crocetta).
 
Caro don Pio,
penso sia bello ricordarti con queste parole del tuo amico Mauro, perché questo hai fatto fino all'ultimo giorno di vita: hai avuto le mani trepidanti di vita e hai dato vita!
Hai dato vita alla tua famiglia, alla parrocchia, alla Diocesi, alla Chiesa, ai preti, ai vescovi, a Porto d'Ascoli, alla gente, ai sindaci, ai presidenti,... e soprattutto ai poveri e agli ammalati!
E nel fare questo, hai insegnato anche a noi a dare vita: dove vedevi che le acque rischiavano di diventare stagnanti, subito ti davi da fare per smuoverle, per rimettere in moto chi si era rassegnato alla sua condizione di povertà, o era assalito dallo sconforto o dalla disperazione...
Ti abbiamo sempre visto in movimento!
 
Così ora tutti qui fatichiamo a credere che sia proprio tu l'uomo che giace immobile in quella bara e ci viene, invece, molto più facile credere nella risurrezione e in quello che tu predicavi dall'altare a ogni funerale, quando ti rivolgevi al defunto e con la tua voce, forte e piena di calore, "osavi" addirittura scuoterlo dalla "pace" del riposo eterno perché lo spronavi a prendersi ancora più a cuore la sua famiglia, i suoi amici, Porto d'Ascoli e la sua Parrocchia di Cristo Re.
 
E allora oggi lo dico io a te, carissimo don Pio: «Prega per noi! Datti da fare per i tuoi cari, per questa città, per i poveri, per gli ammalati, per le persone in difficoltà, per le nostre Diocesi, per la Chiesa e per la tua amata Parrocchia di Cristo Re, che hai servito praticamente per tutta la tua vita!».
Grazie di tutto e buon Paradiso con Gesù, Giuseppe e Maria!!!