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giovedì 5 febbraio 2026

Con molta calma…

“Nel calcio ci vuole molta pazienza e molta calma. Non ci vuole frenesia, bisogna essere lucidi e il gruppo ha fatto delle buone cose; ai giocatori va lasciato il tempo di inserirsi…”.
“Io sono cresciuto da giocatore e, di conseguenza, da allenatore con il mister Galeone che… detestava i giocatori non pensanti. Credo che nel calcio ci vogliono dei giocatori pensanti e io ne ho tanti,…”.
“Facciamo un passettino alla volta con molta calma”.

[Massimiliano Allegri a Sky Sport dopo Bologna – Milan del 03/02/2026]

 
 
Il primo pensiero che ho avuto ascoltando su Youtube Massimiliano Allegri ai microfoni di Sky Sport è stato: “Queste parole funzionano anche per la parrocchia!”.
 
E in effetti potrei ritradurle così:
“In parrocchia ci vuole molta pazienza e molta calma; non ci vuole frenesia: bisogna essere lucidi. Alle persone va lasciato il tempo di inserirsi”.
E poi:
“Credo che in parrocchia ci vogliono cristiani pensanti e io ne ho tanti”.
E ancora:
“Facciamo un passettino alla volta con molta calma”.
 
Sono tutte cose che ho imparato nel corso degli anni, ma che devo difendere continuamente dalla tentazione di vedere subito i risultati, raggiungere gli obiettivi, non avere sorprese, far funzionare i meccanismi e gli schemi, …
 
Sento sempre in agguato, infatti, la tentazione di pensare che la parrocchia possa funzionare come una catena di montaggio che, una volta messa in funzione, produce infallibilmente e rapidamente ciò per cui è stata progettata. E invece stiamo parlando di persone, di cammini di crescita, di maturazione, di ascolto e di accompagnamento paziente: “Alle persone va lasciato il tempo di inserirsi”.
 
Sento sempre in agguato la tentazione di circondarmi di persone che seguano le indicazioni senza fare obiezioni, … Ma la ricchezza sta proprio nel dialogo, nel mettermi in ascolto di ciascuno; la ricchezza sta proprio nel pensare insieme, nel favorire l’espressione del pensiero di ciascuno, nel consentire a tutti i cristiani di crescere come cristiani pensanti.
 
Sento sempre in agguato la tentazione di arrivare prima possibile alla meta. Invece in parrocchia bisogna camminare con calma, per non lasciare indietro nessuno: “Facciamo un passettino alla volta con molta calma”.

lunedì 20 ottobre 2025

GLI EROI


Le curve, gli stadi, i palazzetti, i gruppi di tifosi, le sedi delle squadre,... dovrebbero intitolarli a tutte le vittime del tifo esagerato, sballato, bestiale, irrazionale, violento.
Quelle vittime sono gli eroi: si sono trovate di fronte il male, la furia del branco, la violenza omicida e, mentre svolgevano il loro lavoro o mentre in modo pacifico sostenevano la propria squadra del cuore, sono state sbranate.
 
Gli eroi sono Raffaele Marianella e tutti quelli che erano sul bus insieme a lui.

E smettiamola di "celebrare" come eroi gente che sistematicamente sceglie la violenza nel pensare, nel dire, nello scrivere e nell'agire!
Sono criminali, MAI EROI!
 
Smettiamola di dire che è tradizionale la rivalità tra città o tra squadre!

Diciamo invece che è superata quella rivalità!

Diciamo che è roba di cui vergognarsi!

Diciamo che era frutto dell'ignoranza quella rivalità!

Diciamo che è stupido riportarla a galla quella rivalità.

 
E godiamoci la pace, la concordia, l'amicizia che fa così bella la nostra esistenza su questa terra!
 
Preghiamo per Raffaele e per tutte le persone coinvolte in questa tragedia e preghiamo per tutte le persone violente, perché si convertano e si impegnino a costruire la pace!

giovedì 27 febbraio 2025

Paradiso per fragili

I consigli dei “sani” al Papa (che poi a me pare che il sano sia il Papa e noi tutti ammalati), le sTrumpalate raccolte e amplificate dai superuomini di oggi, piccoli piccoli ma tanto pericolosi come i superuomini di ieri, le notizie di violenza, guerre, soprusi, ingiustizie, le uccisioni di bambini, donne, uomini, gli abissi dove sprofondano i poveri, ma anche la classe media, la schiavitù e la tratta di donne e uomini, la fame che uccide come la guerra, … mi viene il mal di pancia la mattina e non so se è ansia, inquietudine, rimorso, paura, rabbia, indignazione, insofferenza,… o semplicemente la mia umanità (o divinità, visto che siamo a immagine e somiglianza di Dio) che si ribella e non vuole tacere.
 
Stamattina ho preso un caffè con Osvaldo Soriano e poi sono sceso a celebrare la messa delle 7.00 e ho fatto colazione con Siracide, Salmo 1 e Vangelo di Marco e mi sono ritrovato a fare la comunione finalmente in pace, in santa pace perché ho visto chi devo seguire e guardare, ho visto dove e come devo stare!
 
Cominciamo con Soriano:
«Domenica [don Salvatore] era triste perché era morto Borges, che aveva i suoi stessi anni. Lui non lo aveva mai letto, ma sapeva che era uno scrittore di genio e un uomo molto popolare.
– Di quella gente che pensa con la testa, – mi disse.
Poi mi chiese se era difficile il mestiere dello scrittore e a che diavolo servisse. Me l'avevano già chiesto altre volte, di modo che me l'ero potuta cavare spiegandogli che non serve a niente, ma che forse lui non sarebbe stato com'era, un tipo seduto per sempre, se non fosse esistito qualcuno che avesse dato un senso alla sua ribellione.
– No, quale ribellione, - mi disse, guardando a terra, – così si sta meglio. È la posizione per aspettare, mangiare, parlare con i bambini. C'è qualcosa di più interessante di questo?» (Osvaldo Soriano, Futbol. Storie di calcio, Einaudi)
 
E subito ho pensato al Papa, al primo Papa, chiamato a essere Papa dopo una vita trascorsa a rimanere dietro a Gesù e a rinnegarlo volta per volta, volta dopo volta,… un Papa fragile, Pietro e ben cosciente della sua fragilità. Scelto a essere Papa non nel pieno dell’entusiasmo per l’ennesima pesca miracolosa (153 grossi pesci), ma nel ricordo e nella coscienza dolorosa della sua povertà: «Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: “Mi vuoi bene?”, e gli disse: “Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene”» (Gv 21, 17). Dunque, non nel pieno della forza, ma quando è forte la coscienza della propria debolezza: «Gli rispose Gesù: “Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi”» (Gv 21, 18).
È che a me questo «tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi» continua a spaventarmi, continua a sembrarmi un impedimento insormontabile e invece si tratta di ascoltare Gesù che mi dice ancora una volta: «Seguimi» (Gv 21, 19). Seguimi e non fantasticare di una tua forza, di una tua potenza, di un tuo saper fare,…
Pietro, Gian Luca,… fidati di me!
 
Papa Giovanni si contraddistinse per la bontà, Papa Paolo VI per aver vissuto con mitezza, sapienza e fiducia in anni di “rivoluzioni e violenze”, Papa Giovanni Paolo I ci è rimasto impresso per la sua dolcezza e anche per la sua morte improvvisa, Papa Giovanni Paolo II per la sua forza d’animo, anche nella malattia: Totus tuus, Papa Benedetto per la limpidezza della sua fede, per la sua grandezza intellettuale e per l’umiltà testimoniata fino alla sua morte, Papa Francesco per questo suo andare e invitarci ad andare con Cristo e con lui, poveri tra i più poveri, tra gli scartati, tra i dimenticati e andarci perché lì è la gioia piena del Vangelo, lì è Gesù risorto con loro e con noi, se accettiamo di vivere poveri come Lui.
E se Dio, attraverso il Papa, mi stesse mostrando che riconoscendomi fragile tra fragili, povero tra poveri "si sta meglio"? "È la posizione per aspettare, mangiare, parlare con i bambini. C'è qualcosa di più interessante di questo?" (Osvaldo Soriano).
 
E il Siracide, a colazione, mi ammonisce: «Non confidare nelle tue ricchezze e non dire: “Basto a me stesso”. Non seguire il tuo istinto e la tua forza, assecondando le passioni del tuo cuore. […] Non essere troppo sicuro del perdono tanto da aggiungere peccato a peccato…» (da Siracide 5, 1-10, prima lettura della messa di oggi).

Parole di deboli che vogliono mettersi al sicuro limitando e bloccando la potenza dei forti, direbbe Nietzsche e con lui tutti i superuomini di ieri e di oggi che queste parole se le gettano alle spalle e si vantano di esserne al di sopra: «Ho peccato, e che cosa mi è successo?» (sempre dalla prima lettura di oggi). E calpestano donne e uomini, vicini e lontani, compaesani e stranieri: perché si comincia sempre con gli estranei, ma poi s’arriva a eliminare pure i familiari: “Basto a me stesso”. Ed è terribile! Ed è capitato in ogni epoca storica e in ogni regime, di qualsiasi colore politico.

Parole di Dio e di uomini belli, dico invece da credente che ha fatto esperienza della pace e della gioia, della beatitudine e della felicità di vivere e veder vivere così: nel rispetto della dignità dell’altro, nel prendersi cura del bene comune, nel cercare e fare il bene perché tutti stiano bene, nell’essere in comunione con Dio e col prossimo, nel riconoscerci tutti fratelli e avere a cuore il destino di ognuno. Questo sta a cuore a Dio: che io non mi perda nei miei egoismi, cercando la felicità dove essa non è e non potrà mai essere!

 
E poi le parole del salmo che mi dicono dove e come stare, che posizione prendere: «Beato l’uomo che non entra nel consiglio dei malvagi, non resta nella via dei peccatori e non siede in compagnia degli arroganti, ma nella legge del Signore trova la sua gioia, la sua legge medita giorno e notte» (Salmo 1). È la legge del Signore a farmi uomo, perché è Lui che mi ha creato e mi ha fatto a Sua immagine e il Signore è misericordioso, il Signore va al passo del più lento.
Immaginare Dio che va a velocità supersonica, tutto preso a raggiungere l’obiettivo tanto da non fermarsi a salutare un poveretto, è una bestemmia! E sto male e faccio male proprio perché mi immagino di dover essere così, perfetto esecutore di un programma, veloce, velocissimo, onnipotente, onnipotentissimo… E intanto soffrono e muoiono tutti quelli che sorpasso, tutti quelli che scarto…
 
E infine il Vangelo di Marco che mi invita a porre rimedio a questo mio delirio d’onnipotenza decidendo di procedere con una mano sola, con un piede solo e con un occhio solo per essere sicuro di andare al passo giusto per entrare nel regno di Dio (da Mc 9, 41-50, Vangelo della Messa di oggi), perché solo i poveri, i bambini, i piccoli, gli scarti, gli inutili, i non guardati, gli ultimi entreranno nel regno di Dio.
 
        Chissà dunque dove stiamo correndo noi “sani” e sempre più “sTrumpalati”?
 
        Spero che non stiamo puntando a Marte, ma che, in comunione con Cristo, coi Papi e coi Santi, fragili tra fragili, puntiamo al Paradiso!

lunedì 18 novembre 2024

Ma non possiamo celebrarlo prima?

A pranzo don Domenico cominciò a raccontare:

«Quando ero vice-parroco a San Filippo Neri (1966-1975), un giorno è venuto in parrocchia un uomo a chiedere il Battesimo per suo figlio.
Ci siamo accordati per la Domenica, ma quando gli ho comunicato l'orario del Battesimo, ha cominciato a dire che era troppo tardi e a chiedere di celebrarlo nella Messa precedente, perché lui, subito dopo, doveva partire per motivi di lavoro.

Viste le sue motivazioni, alla fine ho deciso di anticipare il Battesimo rispetto al solito orario.

La Domenica mattina, dopo la Messa, ho salutato la famiglia del bambino e il papà che aveva urgenza di partire.

Dopo pranzo, sono andato al Ballarin a vedere la partita della Samb.
Mentre, tifoso tra i tifosi, seguivo il gioco delle due squadre, ho sentito dietro di me una voce che mi sembrava di conoscere.
Mi sono girato e chi mi sono ritrovato davanti? Il papà del bambino!
L'ho guardato e sorridendo gli ho detto: "E me lo potevi dire che era perché dovevi venire a vedere la Samb! Lo vedi che avremmo fatto in tempo? Sono qui anch'io!"».

sabato 23 dicembre 2023

1 giorno a Natale



Il Natale di Gesù lo guardo e lo riguardo come guardo e riguardo quel goal di Roberto Baggio che mi è capitato di vedere per la prima volta qualche giorno fa. È un Napoli-Fiorentina del 1989. Non potevo ricordarmelo perché avevo solo sette anni, ma ora non mi stanco di vederlo e rivederlo meravigliandomi ogni volta: Baggio riceve palla da un compagno qualche metro oltre l’area di rigore della Fiorentina e corre palla al piede per tutto il campo scartando gli uomini che cercano di interrompere la sua azione. Ormai è in area e gli resta solo il portiere da battere e lui lo dribbla e mette la palla in rete. Ed esultano Baggio e i suoi compagni! Ed esultano i tifosi della Fiorentina, ma esultano pure quelli del Napoli perché hanno visto qualcosa di meraviglioso e, pur vedendo ogni Domenica le prodezze di Maradona, alla bellezza non ci si abitua mai! Ed esulto anch’io, dopo tanti anni, saltando sulla sedia e dicendo: «Incredibile! Che meraviglia!».
 
Non mi stanco mai di guardare il Natale di Gesù e sembra che non si stanchino nemmeno molti altri, vista la grande quantità di presepi che trovo nelle chiese, ma anche nelle case!
Il Natale di Gesù è un fatto che rallegra.
È un fatto che riempie di stupore.
È un fatto che non importa se quella volta non l’hai visto, perché non c’eri o eri troppo piccolo, oggi appena ne senti parlare o appena ti fermi a guardarlo, ti attrae, ti prende il cuore, ti mette di buonumore, t’ispira pensieri, parole e opere d’amore!
Nasce Gesù bambino e mi somiglia.
Lui somiglia a me! Io somiglio a Lui!
Lo guardo e lo riguardo senza stancarmi mai.
E così alla fine lo conosco e lo riconosco. E comincio a vederlo in mia madre e in mio padre, nei miei fratelli, negli amici e nei nemici, nei vicini e nei lontani,… Tutti noi somigliamo a Lui!
 
Così il Natale di Gesù mi fa pensare a quel goal di Roberto Baggio perché, come quel goal e molto più di quel goal, il Natale di Gesù è per me fonte inestinguibile di gioia e meraviglia!



giovedì 16 novembre 2023

38 giorni a Natale – Calcio a 5 e Paradiso

Partecipo alla prima trasferta della nostra squadra di calcio a 5, l’A.S.D. Cristo Re, a Castel di Lama. Affrontiamo le Fiamme Azzurre. Naturalmente partecipo da spettatore: in campo vanno i ragazzi della nostra parrocchia che hanno dato vita a una squadra di giovani, forse la più giovane del torneo.
 
La nostra squadra tiene bene il campo e, per buona parte della gara, il punteggio è fermo sul 2-1 per le Fiamme Azzurre. Poi, però, prevale la fisicità degli avversari, quasi tutti adulti, e alla fine il risultato è 6-2 per la squadra di casa. Ma io sono contento di quello che ho visto in campo: i nostri ragazzi non si sono persi d’animo e hanno vissuto la partita senza timori reverenziali verso i giocatori avversari e senza scoraggiarsi quando la sconfitta sembrava ormai inevitabile. Abbiamo terminato la gara in attacco, continuando a costruire gioco, ma senza trovare il goal: il portiere delle Fiamme Azzurre sembrava il mio gatto quando gioca con la pallina e vola per andare a prenderla quando ancora è a mezz’aria. Anche il nostro portiere è stato protagonista effettuando begli interventi e risultando determinante nell’azione del goal del 2-1: uscendo dalla porta palla al piede e arrivando oltre la linea di metà campo, ha servito all’attaccante un pallone che, qualche secondo dopo, è entrato in rete sorprendendo tutti, anche il portiere avversario.
 
Alla prossima partita dovrò portarmi un blocchetto per gli appunti in modo da segnarmi le azioni salienti e fare un resoconto dettagliato: stavolta posso solo dire che tutta la nostra squadra, in campo e in panchina, ha offerto una buonissima prestazione vivendo la partita con uno stile di correttezza, sportività e gentilezza!
 
Quando mancano trentotto giorni a Natale, ripenso alla partita di ieri sera a Castel di Lama e mi sembra una metafora della vita: quando sai che stai facendo qualcosa di buono e di bello, non vivi per la soddisfazione di un risultato, ma per la bellezza di quello che puoi esprimere e offrire nel tempo che hai a disposizione. Siamo tutti chiamati a qualcosa di estremamente bello e più teniamo d’occhio questa nostra vocazione al Paradiso, più crediamo che ci stiamo avvicinando a quella bellissima mèta, e, così, non ci diamo per vinti, ma giochiamo fino alla fine impegnandoci sulla via del bene.
 
Naturalmente ieri sera ci avrebbe fatto più piacere un pareggio o una vittoria, ma è stato ugualmente bello essersi misurati con giocatori più grandi e più forti fisicamente e averli fatti faticare fino alla fine per ottenere la vittoria!

Buona partita, cari ragazzi e buona vita!

giovedì 15 dicembre 2022

… come Antoine Griezmann

Vedendo giocare Antoine Griezmann in “Francia – Marocco” mi è venuto in mente lo stile tipico del cristiano.

Durante la partita, Griezmann era ovunque: centrocampo, attacco, difesa. E si trovava lì al momento giusto e senza risultare invadente per i suoi compagni di squadra a cui era affidato il presidio di quella zona del campo. Era, invece, provvidenziale. Guardandolo mi dicevo che un cristiano somiglia a Griezmann ieri sera, o meglio: Griezmann ieri sera ha interpretato il suo ruolo di giocatore come un cristiano che sa farsi prossimo e non rimane indifferente al gioco che si sviluppa intorno a lui.
 
Stamattina, ripensandoci, mi è venuta in mente una persona di cui parlano gli Atti degli apostoli: il suo nome è Tabità.
Ma leggiamo insieme il racconto degli Atti:
 
«A Giaffa c'era una discepola chiamata Tabità - nome che significa Gazzella - la quale abbondava in opere buone e faceva molte elemosine. 37Proprio in quei giorni ella si ammalò e morì. La lavarono e la posero in una stanza al piano superiore. 38E, poiché Lidda era vicina a Giaffa, i discepoli, udito che Pietro si trovava là, gli mandarono due uomini a invitarlo: "Non indugiare, vieni da noi!". 39Pietro allora si alzò e andò con loro. Appena arrivato, lo condussero al piano superiore e gli si fecero incontro tutte le vedove in pianto, che gli mostravano le tuniche e i mantelli che Gazzella confezionava quando era fra loro. 40Pietro fece uscire tutti e si inginocchiò a pregare; poi, rivolto al corpo, disse: "Tabità, àlzati!". Ed ella aprì gli occhi, vide Pietro e si mise a sedere. 41Egli le diede la mano e la fece alzare, poi chiamò i fedeli e le vedove e la presentò loro viva» (Atti 9, 36-41).
 
«Abbondava in opere buone e faceva elemosine». Ogni volta che leggo questo brano penso alla vivacità di una gazzella, e mi sembra di vedere Tabità che si muove nella sua città e sa a quale porta bussare per portare un aiuto, una parola di conforto, una elemosina. Me la immagino proprio come una gazzella, così veloce che è impossibile riempirla di onori, di lodi, di titoli,… forse, come S. Nicola, è impossibile vederla in azione; eppure tutti la conoscono e sanno quanto è essenziale il suo essere ovunque con discrezione. Tutti sanno quanto sia provvidenziale!
 
E così, alla morte di lei, subito si va di corsa a chiamare l’apostolo Pietro: «Non indugiare, vieni da noi!». E a Pietro vanno incontro le vedove, quelle che maggiormente erano esposte alla miseria dopo la morte dei loro mariti, quelle che senza l’aiuto di Tabità e di altre Gazzelle non avrebbero nulla per vivere. E vanno da Pietro in pianto mostrando le opere buone di Gazzella: «le tuniche e i mantelli che Gazzella confezionava quando era fra loro».
 
Vi immaginate la gioia nella casa e in tutta la città quando Pietro «chiamò i fedeli e le vedove e la presentò loro viva»?
È la stessa gioia che ci prende quando ci accorgiamo di tutte le Gazzelle che ogni giorno ci donano vita svolgendo il loro compito, il loro servizio, il loro lavoro con amore!
Abbiamo sempre la possibilità di essere Gazzella gli uni per gli altri, perfino giocando una partita di calcio!
 
Gazzella era una discepola di Cristo, quindi una cristiana come noi. In noi scorre la vita di Cristo, in noi e in Gazzella vive il Cristo. Il nostro stile, come lo stile di Gazzella, è lo stile di Cristo. La nostra carità è la stessa carità di Cristo! Noi, come lei, con mitezza e umiltà portiamo a tutti la vita di Cristo! E la portiamo lasciando che sia l’amore di Cristo, la comunione con Lui a ispirarci e a muoverci non in qualche zona del campo, ma proprio in quella zona dove lo Spirito Santo ci manda: perché il nostro agire non risulti confusionario e disordinato, ma provvidenziale come il gioco di Antoine Griezmann!

sabato 15 dicembre 2018

Il porto e il mare

Vicino al magazzino di mio nonno, ci sono i cantieri navali.

Ricordo le passeggiate durante le quali il nonno spiegava a noi nipotini che nei cantieri le barche venivano riparate per essere pronte un giorno a tornare in mare.
La manutenzione era necessaria per consentire all’equipaggio una navigazione sicura.

Oggi ripenso ai racconti del nonno e, guardando la parrocchia, la vedo come un porto con i suoi cantieri navali. Ogni giorno entrano in parrocchia tante persone per diversi motivi: una preghiera, una domanda sul Vangelo, un incontro di catechesi, una partita di calcio o di pallavolo, un pasto caldo, un alloggio, una benedizione, un consiglio, una confessione, un saluto, un certificato,…

In parrocchia c’è lo stesso traffico che si trova nella zona del porto.
Si arriva e, ormeggiata la barca, ci si può concedere un tempo di riposo.
Poi si scende sulla banchina e si cerca un cantiere navale che provveda alle riparazioni necessarie.
L’obiettivo è rimettere a posto la barca per spingersi sempre più a largo, sempre più in alto mare!

Per questo, al termine della messa, è emozionante benedire i fedeli e congedarli dicendo: «Nel nome del Signore, andate in pace!».
È il momento di uscire dal “porto”.
È il momento di prendere il largo e gettare le reti per la pesca.
È il momento di comunicare a tutti la grazia ricevuta partecipando all’Eucaristia!

Con la meraviglia di un bambino, ogni volta guardo le persone mentre levano l’ancora e riprendono il mare. Tutti hanno issato il gran pavese, segno della festa, e navigano con la certezza di essere accompagnati da Cristo e con la gratitudine per le cure amorevoli ricevute in “porto”. [dGL]

domenica 14 ottobre 2018

Calcio d'inizio

Parrocchia Cristo Re
14 ottobre 2018
«… e una donna, di nome Marta,
lo ospitò» (Lc 10, 38)

Cari genitori, cari ragazzi,
come state?
Vorrei entrare in dialogo con voi per conoscervi meglio.

Intanto vi comunico la mia gioia: la squadra è bella e ci sono i presupposti per una stagione che ci vedrà tutti protagonisti. Certamente si può far parte della nostra squadra anche facendo il tifo sugli spalti, ma vorrei invitarvi tutti a scendere in campo, a giocare la partita. C’è una maglia per ciascun parrocchiano: per quello appena nato e per l’ultracentenario! Gesù ci ama e ci chiama tutti a stare con Lui!

La catechesi, che iniziamo stamattina, non ha la pretesa di dire tutto e di riconsegnarvi, dopo la Cresima, un cristiano completo che ha imparato tutto ed è pronto a tutto.
La catechesi svolge un ruolo di iniziazione, accompagnamento e sostegno alla vita cristiana dei vostri figli. Vita cristiana che non si esaurisce nell’ora di catechesi o nella messa domenicale, ma interessa tutto il tempo che viviamo dal giorno del nostro Battesimo in poi.

I nostri ragazzi trascorrono la maggior parte del tempo in famiglia.
Non abbiate paura di questo tempo; approfittatene per stare un po’ con loro, ascoltarli, dialogare, interessarvi di loro senza giudicarli, senza ingabbiarli dentro schemi e pensieri da adulti. Soprattutto, non deludete la fiducia che ripongono in voi, nella vostra esperienza, nella vostra saggezza, nella vostra fede, nel vostro amore, nella vostra presenza. I ragazzi guardano a noi per imparare, per trovare un punto di riferimento sicuro, un esempio. Proviamo almeno a impegnarci a essere coerenti con quei valori che ci piacerebbe trasmettere loro: onestà, lealtà, mitezza, umiltà, magnanimità, pazienza, fedeltà, coraggio, generosità, solidarietà!

Da più parti arrivano lamentele sulla poca partecipazione dei ragazzi alla messa. Capita anche che a lamentarsene siano adulti che non vanno a messa, o che ci vanno solo a Natale e a Pasqua. Come se la messa fosse una cosa per bambini e ragazzi, o per signori e signore di una certa età. Come se l’adulto avesse cose più importanti da fare e quindi fosse assente giustificato.

Cominciamo come famiglie a prenderci a cuore la partecipazione alla messa domenicale! La messa della Domenica è il momento dell’incontro col Signore Gesù e con la comunità cristiana di cui facciamo parte. Una comunità che cammina insieme al suo Signore, una comunità fatta di fratelli che cercano di essere ben disposti gli uni verso gli altri, una comunità di uomini e donne che si soccorrono a vicenda nei momenti di maggiore fatica o difficoltà e che sanno fare festa insieme nei momenti di gioia, una comunità di fratelli che imparano a collaborare condividendo gratuitamente i talenti che hanno, valorizzando quello che unisce e mettendo da parte, se c’è, ciò che divide.

Oltre alla messa domenicale (da vivere qui o nelle chiese che preferite), potremmo provare a partecipare agli altri momenti che coinvolgono la nostra comunità: feste, incontri di formazione, attività di servizio e di carità (il coro, i chierichetti, il gruppo catechisti, l’UNITALSI, la Casa di accoglienza, la Conferenza di San Vincenzo,…), attività di catechesi e di oratorio,...

Spetta a noi vigilare ed essere pronti a cogliere le occasioni di crescita umana e spirituale che ci vengono offerte!

Le attività di oratorio, la catechesi del sabato e della domenica, qualche ritiro, il campo-scuola,… sono occasioni importanti per imparare a stare insieme, a rispettarsi e a incarnare la Parola di Dio nel quotidiano. Partecipando, i ragazzi sperimentano «com’è bello e com’è dolce che i fratelli vivano insieme!» (salmo 132/133).

A proposito del nostro oratorio, vorrei condividere con voi un decalogo scritto dall’Arcivescovo di Milano in occasione della festa per l’apertura degli oratori. Sono parole che ci aiutano a mantenere vivo il senso di questi spazi parrocchiali: non semplici luoghi di aggregazione, non sale da gioco, né centri sociali o ricreativi, ma luoghi di incontro con Gesù Cristo, luoghi di vita buona, santa, spazi di crescita umana e spirituale!!!

«1. L’oratorio accoglie tutti, per insegnare a tutti la via della vita.

2. L’oratorio è la casa dove la Comunità educante accompagna le giovani generazioni sui cammini della fede, della speranza, della carità.

3. L’oratorio organizza il tempo, per celebrare le feste e per vivere lieti i giorni feriali.

4. L’oratorio non basta a se stesso: accoglie le proposte che la Diocesi offre tramite la FOM, vive un rapporto necessario con la Parrocchia, la Comunità Pastorale, le proposte diocesane e il Decanato.

5. L’oratorio è per rivelare che la vita è una vocazione. Tutti sono in cammino verso la stessa meta, ma non tutti percorrono la stessa strada.

6. Tutti sono chiamati alla felicità e alla santità, ma diversa è la via dei piccoli e quella dei grandi, diversa la via dei ragazzi e quella delle ragazze. L’oratorio offre per ciascuno una proposta adatta.

7. L’oratorio insegna che si possiede veramente solo quello che veramente si dona.

8. L’oratorio è scuola di verità: tu non sei tutto, tu non sei il centro del mondo, tu non sei fatto per morire, tu non vivi solo per te stesso.

9. L’oratorio è per tutti, ma non è tutto. In oratorio si favorisce il convergere di tutte le forme di attenzione educativa presenti nel territorio: i gruppi cristiani, la scuola, le associazioni sportive, i gruppi culturali, musicali, teatrali, per l’unità nella pluralità.

10. L’oratorio è per tutti, ma non per sempre. L’oratorio educa ragazzi, adolescenti per introdurre alla giovinezza cristiana, tempo di responsabilità da vivere negli ambienti adulti, portando a compimento la propria vocazione» (mons. Mario Delpini, Arcivescovo di Milano).

Ora mi fermo, perché altrimenti rischio di scrivere tutto!

Sarei contento di sapere cosa ne pensate.
Potete scrivermi e lasciare le vostre lettere nella cassetta della posta della casa parrocchiale, oppure possiamo incontrarci e parlarne.

Infine ringrazio gli educatori e i catechisti, che ogni anno si rendono disponibili con gioia ad accompagnare ragazzi, giovani e adulti nel loro cammino di fede, e auguro a tutti voi una buona Domenica e un buon cammino con Gesù!

La pace sia con voi!

don Gian Luca