venerdì 14 agosto 2026

«Qualsiasi cosa vi dica, fatela» – Vigilia dell’Assunzione – 14 agosto 2026

San Massimiliano Maria Kolbe, opera di Josip Botteri Dini, Chiesa di Cristo Re, Porto d'Ascoli

Qual è la via della felicità?
Il Vangelo di stasera (Lc 11, 27-28) mi dice che è una via accessibile a tutti, ma solo per decisione di ciascuno: ciascuno può decidere di ascoltare la parola di Dio e di osservarla. Così la felicità è proprio alla portata di tutti; la felicità non è limitata alla condizione di qualcuno.
 
Maria è beata perché «ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto» (come le dice sua cugina Elisabetta in Lc 1, 45).
Maria è beata perché ha detto all’angelo: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1, 38).
Maria è beata perché si è fatta discepola di Gesù. Ed è lei stessa a indicare a noi la via della beatitudine: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela» (Gv 2, 5 – Nozze di Cana).
 
E proprio qui sta il punto, la salita, la porta stretta che quasi mai riesco a oltrepassare: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
«Qualsiasi cosa».
Non devo preoccuparmi di stabilire io quale sia il contenuto di questo «Qualsiasi cosa»: il contenuto è il Vangelo che mi è stato “dato” da Gesù attraverso la Chiesa. Non devo attendere una rivelazione privata, né devo mettermi a interpretare chissà quali segni!
 
Oggi è la memoria liturgica di San Massimiliano Maria Kolbe, uno che il Vangelo lo sapeva a memoria, uno che il Vangelo lo accoglieva integralmente ogni giorno, uno che il Vangelo lo diceva con la vita. «Qualsiasi cosa» significa calare il comandamento nuovo dell’amore (leggi Gv 13, 34) in ogni luogo, in ogni tempo, anche in un campo di sterminio, anche in fila tra i condannati a morte, anche nel bunker della fame, anche quando si rimane da soli a seguire Gesù…
 
Le mie difficoltà con il «Qualsiasi cosa vi dica, fatela» iniziano in luoghi e in tempi molto diversi da quelli abitati da San Massimiliano Maria Kolbe.
Le mie difficoltà iniziano in luoghi familiari e ordinari: iniziano in famiglia, nella mia quotidianità, nelle mie abitudini, in quello che so fare e in quello che non so fare, nella mia casa, nella mia parrocchia, con gli amici, con il mio prossimo, con quelli che nemmeno conosco perché li vedo solo in TV, ma già li temo, forse già li guardo con fastidio e sospetto…
 
La solennità dell’Assunzione di Maria mi ricorda (ci ricorda) che la felicità è per tutti, quindi anche per me, e che non c’è luogo in cui non si può amare Dio, il prossimo, la vita; non c’è situazione in cui mi può essere impedito di AMARE come Dio mi ama e così essere fin da ora beato, cioè felice!

lunedì 3 agosto 2026

La più grande bestemmia


Dire una bestemmia.
Pensare una bestemmia.
Già solo per scrivere queste due prime frasi mi tremavano le dita...

Quando accade di dire, ma anche soltanto di pensare una bestemmia, noi credenti ne sentiamo tutto il peso e ci portiamo in testa e nel cuore il pentimento.
Ma non è un pentimento come altri pentimenti: gli altri pentimenti riusciamo presto a metterli da parte, quello invece rimane lì nella testa e subito ci precipitiamo dal confessore per farci assolvere da quel peccato che a momenti non riusciamo nemmeno a dire in confessionale, tanto ci pare abominevole e imperdonabile...

Se fossimo realmente credenti, come pensiamo o diciamo di essere, dovremmo provare lo stesso pentimento quando "pensiamo" o "diciamo" o "scriviamo" male del nostro prossimo, quando lo offendiamo per qualsiasi motivo, quando lo maltrattiamo, quando lo trattiamo ingiustamente,...

La più grande bestemmia, infatti, la troviamo scritta nel libro della Genesi: la pronuncia Caino, e ogni volta m'immagino la sorpresa di Dio nell'ascoltarla. Dio non se l'aspettava quella risposta: «Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?».

Dio non se l'aspettava,
non solo perché Caino lo sapeva bene dove aveva lasciato Abele, suo fratello,
ma soprattutto perché Abele è suo fratello. Suo fratello. Suo fratello.

E Caino risponde proprio così: «Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?» (Gen 4, 9).
Eccola qui la bestemmia più grande!

Ma questa per noi non conta, non fa niente se succede di dirla o di pensarla, non fa niente se succede di metterla in pratica,... in fondo siamo uomini...

E invece no: è una bestemmia a tutti gli effetti! Una bestemmia come quelle che ci fanno correre subito dal confessore per avere l'assoluzione.

Quando l'acqua bolle e metto la pasta, poi rimetto il coperchio e, dopo qualche minuto, l'acqua bollente esce fuori e si riversa sul piano di cottura... Forse non c'è una cosa che mi dà più fastidio di questa e allora cerco di ricordarmi di abbassare la fiamma, o aprire di tanto in tanto il coperchio.

Dalle notizie che leggo o ascolto e dalle situazioni che incontro vivendo, noto che oggi c'è molta acqua bollente che fuoriesce.
E succede di frequente e troppo facilmente...
E l'acqua bollente che si rovescia ustiona, rovina, fa sempre male...

Una volta Gesù disse: «L'uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l'uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda» (Lc 6, 45).

Le nostre parole, i nostri pensieri, le nostre azioni non sono acqua bollente che se qualcuno non apre il coperchio, non può fare a meno di uscire; noi siamo uomini in grado di dominare gli istinti, in grado di cercare un equilibrio, in grado di mantenere l'equilibrio e la moderazione, in grado di cercare e trovare la parola giusta, il pensiero bello, l'azione buona.

È Dio stesso a incoraggiare Caino a essere pienamente uomo e a esserlo fino in fondo: «... il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, e tu lo dominerai» (Gen 4, 7).
«... e tu lo dominerai».

«Forza, Caino! Domina il peccato! Dai che ce la fai!».

Perciò il problema non è la realtà esterna su cui facilmente sono portato a concentrarmi, ma il cuore mio:
che tesoro c'è nel mio cuore?

Se non mi sento custode di alcun fratello (o sorella), se dico male, insulto, manco di rispetto, sono intollerante, opprimo, calpesto, faccio violenza al mio prossimo (chiunque egli sia), quanto è marcio il mio cuore? E quanto è grande il pericolo che sto correndo? Quante persone sto ustionando con la mia acqua bollente?

Forse è il caso che ciascun credente s'allarmi un po' e s'adoperi con urgenza a bonificare il suo cuore...

Forse è il caso che ciascun credente si affretti a fare come si fa quando si dice una bestemmia o la si pensa: correre subito a chiedere perdono e a riparare il male commesso! Ma subito, subito, subito, subito, subito,...