«Cara prof,
è stato tutto troppo veloce e non ci
aspettavamo di trovarci qui oggi.
Non c’è assenza per chi ha saputo lasciare
così tanto di sé.
Parliamo a nome dei tanti ragazzi che
hanno avuto il piacere di conoscerla e di crescere grazie ai suoi insegnamenti.
La sua presenza era unica, aveva sempre
disegnato un sorriso sul volto mentre spiegava la sua materia del cuore, con i
suoi modi preziosi e amabili di relazionarsi con noi studenti.
Ciò di cui parlava era la sua passione e
questo bastava.
La ringraziamo per averci insegnato ad
essere curiosi e a cercare il perché dietro ogni cosa.
È sempre stata una figura di riferimento
tra le classi, sia per coloro che stavano imparando a conoscerla, sia per chi
avrebbe voluto averla affianco fino alla fine del percorso.
Ma ora ci mancherà non vederla entrare
dalla porta della nostra classe, e sebbene noi ragazzi tendiamo a dare il tempo
per scontato, è doloroso prendere atto di quanto invece siano preziosi i
singoli momenti del presente.
Con lei abbiamo studiato le stelle, ora
può dimostrarci quanto possono brillare.
Con affetto,
i suoi alunni»
[Lettera
scritta dagli alunni del Liceo Linguistico Trebbiani di Ascoli Piceno e letta al termine del
funerale della professoressa Roberta Staderini]
Ho
pensato di condividere qui sul mio blog questa lettera che ho ascoltato al
termine del funerale della professoressa Roberta Staderini, celebrato giovedì 4
giugno nella Chiesa di Cristo Re.
Sono
parole bellissime,
piene
di gratitudine,
parole
che dicono di una vita spesa a fare il bene
prendendosi
a cuore l’insegnamento
della
propria «materia del cuore».
La
vita è una vocazione.
E
questo lo sentiamo dire a catechismo fin dai primi anni.
Ma
non finiamo mai di meravigliarci riconoscendo come questa vocazione possa orientare
le scelte quotidiane, come questa vocazione sia la risposta alle domande nostre
e di tutti quelli che incontriamo.
La
vita è una vocazione, la stessa vocazione per tutti: la vocazione ad amare Dio
e il prossimo.
Ma
poi ognuno questo amore è chiamato a riconoscerlo e servirlo nella sua
quotidianità, è chiamato a riconoscerlo e servirlo nella concretezza delle
proprie scelte e azioni quotidiane.
Ogni
vocazione, ogni vita, ha, poi, un compimento.
Così
la vocazione di Roberta è compiuta.
E che
è compiuta non lo si capisce dal fatto che la sua vita terrena si è conclusa,
ma dall’amore che ha seminato vivendo, dall’amore che è germogliato e sta
portando frutto…
E
il frutto è bellissimo e ben visibile!
Tutti
lo abbiamo visto e continueremo a vederlo!
In
un cartone animato, che ho visto qualche giorno fa con mia nipote Vittoria, c’erano
diversi personaggi e io, che ero abituato a identificare un protagonista, mi ero
concentrato sulla vicenda dei due protagonisti, la principessa e il ranocchio,
ma mentre la storia andava avanti, mi accorgevo che ogni personaggio è protagonista
della sua storia, ogni personaggio ha la sua vocazione all’interno della storia
e così tutti sono protagonisti nello svolgimento della storia!
L’ho
notato quando entra in scena la lucciola Ray che indica la strada da seguire a
Louis e alle due ranocchie.
La
storia procede e, a un certo punto, sembra proprio che tutto ormai si stia
avviando al «vissero tutti felici e
contenti», ma accade qualcosa di imprevedibile e inaspettato: Ray muore per
salvare la vita dei suoi amici.
Il
viaggio insieme agli amici sembra finito.
E
nel cartone animato c’è una sorta di funerale, un momento in cui dominano il pianto
e il dolore per la perdita dell’amico, ma poi esplode la luce e tutti guardano
in alto e vedono finalmente Ray vicino alla stella Evangeline di cui era
innamorato, la stella che aveva ispirato tutto il brillare di Ray, brillare per
tutti, brillare sempre e fino alla fine!
E il
viaggio non è finito, ma continua per sempre: «Non c’è assenza per chi ha saputo lasciare così tanto di sé», scrivono
gli alunni di Roberta!
Tutto
questo mi ha fatto pensare che certamente ognuno ha la sua storia, ognuno ha la
sua vocazione, la sua «materia del cuore»,
ma camminiamo insieme e nell’esprimere pienamente quello che siamo, sicuramente
aiutiamo tutti gli altri a trovare la loro strada e quindi la felicità.
Nel
viaggio della vita, camminiamo insieme verso la meta e la vita di ciascuno
ispira la vita di tutti gli altri nelle piccole e grandi scelte quotidiane.
E
io ringrazio Roberta per essersi presa a cuore la vita, come invita a fare Nazim
Hikmet in una sua poesia:
La vita non è
uno scherzo.
Prendila sul serio
come fa lo scoiattolo, ad esempio,
senza aspettarti nulla
dal di fuori o nell’al di là.
Non avrai altro da fare che vivere.
La vita non è
uno scherzo.
Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate,
o dentro un laboratorio
col camice bianco e grandi occhiali,
tu muoia affinché vivano gli uomini
gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
e morrai sapendo
che nulla è più bello, più vero della vita.
Prendila sul
serio
ma sul serio a tal punto
che a settant’anni, ad esempio, pianterai degli ulivi
non perché restino ai tuoi figli
ma perché non crederai alla morte
pur temendola,
e la vita peserà di più sulla bilancia.
[Nazim Hikmet, Poesie d’amore, Arnoldo Mondadori Editore, 1987]

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