lunedì 20 luglio 2026

Perché? Per chi?

L'Innominato incontra il cardinal Borromeo

Forse è stata la famiglia cristiana, forse le persone buone che ho incontrato, forse gli studi, forse gli insegnamenti che ricevo di continuo, forse le esperienze, forse gli errori, forse le punizioni ricevute,... Non so bene grazie a cosa o grazie a chi, ma da molto tempo mi chiedo: «Perché sono nato? Perché ho queste mani? Perché sono in grado di pensare? Perché ho la possibilità di parlare? Perché vivo? Perché ho la possibilità di muovermi, incontrare, raccontare, ascoltare, scrivere,...?». La giornata diventa tutta un «perché?» o tutta un «per chi?», se t'alleni a non dare per scontato nulla di quello che sei e di quello che hai! Ed è questo che rende responsabili di tutto e di tutti.

Così, in questi giorni, di fronte a episodi di cronaca locale, nazionale e internazionale mi ritrovo la sera a guardare questo o quel personaggio e a pensare: «Davvero sarà convinto d'esser nato solo per questo? Davvero quelle mani erano solo per togliere la vita? Davvero quella bocca solo per dire parole violente e destabilizzanti? Davvero quelle orecchie servivano a non ascoltare il grido del povero, del debole, dell'ultimo? Davvero quell'intelligenza solo per manipolare e influenzare le persone fabbricando falsità o dicendo mezze verità? Davvero quella posizione politica solo per fare interessi personali o della sua parte? Davvero quella sua identità solo per nascondersi dietro un branco o dietro una massa e fare il male in maniera anonima? Davvero? Davvero stasera quest'uomo o quell'uomo si sente bene? è soddisfatto di come ha usato la sua intelligenza, il suo cuore, la sua vita?... Davvero può dire che ne è valsa la pena?».
E mi preoccupa un po' pensare che il ragazzo, il giovane, l'adulto, l'anziano non si ponga la domanda: «Perché ci sono? Perché sono nato? Per chi questa mia vita? Per chi le mie mani, la mia intelligenza, il mio sapere, la mia amicizia, il mio amore, la mia libertà?».

Fatico a credere che ciascuno di noi, ponendosi la domanda, poi possa davvero accontentarsi di risposte superficiali: «un orologio, una cena, una serata di sregolatezze, una manifestazione di forza, un esercizio di potere, il mettere paura, l'essere popolari per una manciata di secondi o di ore, essere potenti e influenti, essere temuti,...».
Fatico a credere che dopo aver fatto del male a qualcuno o dopo aver "tolto la vita" a una, due, tre, migliaia di persone, dopo aver "affamato" e distrutto interi popoli con scelte politiche scellerate, uno possa tranquillamente dire di aver vissuto bene il suo giorno...


Spero che a un certo punto, dopo aver preso coscienza del male che ha fatto, ciascuno si chieda: «E adesso?». Solo così avrà modo di ricevere misericordia e inizierà anch'egli a fare misericordia!

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