Il Signore disse a
Mosè: «Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque sarà stato morso e
lo guarderà, resterà in vita» (dalla Prima lettura della Messa di oggi, Nm
21, 4b-9).
La croce la porto, la incontro, la evito, la abbraccio, la
bacio, la fuggo,... ma la guardo?
Mi attraversa questo pensiero mentre ascolto la Prima
lettura della Messa di oggi [Festa dell’Esaltazione della Santa Croce] ...
E questo pensiero mi accompagna per un po' dopo la Messa e
torna ancora mentre vado a comprare una lampadina nuova e il pane...
Quante volte al giorno guardo davvero la Croce di Gesù?
Su chi tengo fisso il mio sguardo per la maggior parte del
tempo?
Gli occhi vedono, ma da soli non possono vedersi.
Da solo non posso vedere che faccia ho: del mio viso con i
miei occhi posso arrivare a vedere in modo sfocato la punta del naso, il mio
labbro superiore coi baffi, forse una piccola parte della guancia, le
sopracciglia e la punta dei capelli,...
Sembra che gli occhi non siano fatti per vedermi, per
guardarmi in faccia, per guardare me stesso... ma per guardare l'altro, per
vederlo, per accorgermi che c'è.
Per vedere i miei occhi con i miei occhi, ho bisogno di uno
specchio e così per vedere il mio viso nella sua completezza. Gli occhi non
servono per guardarmi o servono solo in parte per guardarmi: la maggior parte
del campo visivo è "altro
da me".
Eppure oggi passo la maggior parte del tempo a guardarmi, a
custodire gelosamente il mio tesoro, a considerare il mio tempo, le mie rughe,
i miei capelli bianchi, le mie cose, la mia vita, il mio
benessere, la mia salute, il mio interesse, le mie ferite,... come se questo "guardarmi" fosse il senso della vita.
Sembra che la parte stia occupando tutto il campo visivo:
non ho occhi che per me!
Ma solo chi «lo guarderà resterà in
vita».
E allora: quante volte guardo la Croce di Gesù?
Quante volte al giorno lascio che il mio sguardo incontri lo sguardo di
Colui che ho trafitto?

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