lunedì 3 agosto 2026

La più grande bestemmia


Dire una bestemmia.
Pensare una bestemmia.
Già solo per scrivere queste due prime frasi mi tremavano le dita...

Quando accade di dire, ma anche soltanto di pensare una bestemmia, noi credenti ne sentiamo tutto il peso e ci portiamo in testa e nel cuore il pentimento.
Ma non è un pentimento come altri pentimenti: gli altri pentimenti riusciamo presto a metterli da parte, quello invece rimane lì nella testa e subito ci precipitiamo dal confessore per farci assolvere da quel peccato che a momenti non riusciamo nemmeno a dire in confessionale, tanto ci pare abominevole e imperdonabile...

Se fossimo realmente credenti, come pensiamo o diciamo di essere, dovremmo provare lo stesso pentimento quando "pensiamo" o "diciamo" o "scriviamo" male del nostro prossimo, quando lo offendiamo per qualsiasi motivo, quando lo maltrattiamo, quando lo trattiamo ingiustamente,...

La più grande bestemmia, infatti, la troviamo scritta nel libro della Genesi: la pronuncia Caino, e ogni volta m'immagino la sorpresa di Dio nell'ascoltarla. Dio non se l'aspettava quella risposta: «Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?».

Dio non se l'aspettava,
non solo perché Caino lo sapeva bene dove aveva lasciato Abele, suo fratello,
ma soprattutto perché Abele è suo fratello. Suo fratello. Suo fratello.

E Caino risponde proprio così: «Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?» (Gen 4, 9).
Eccola qui la bestemmia più grande!

Ma questa per noi non conta, non fa niente se succede di dirla o di pensarla, non fa niente se succede di metterla in pratica,... in fondo siamo uomini...

E invece no: è una bestemmia a tutti gli effetti! Una bestemmia come quelle che ci fanno correre subito dal confessore per avere l'assoluzione.

Quando l'acqua bolle e metto la pasta, poi rimetto il coperchio e, dopo qualche minuto, l'acqua bollente esce fuori e si riversa sul piano di cottura... Forse non c'è una cosa che mi dà più fastidio di questa e allora cerco di ricordarmi di abbassare la fiamma, o aprire di tanto in tanto il coperchio.

Dalle notizie che leggo o ascolto e dalle situazioni che incontro vivendo, noto che oggi c'è molta acqua bollente che fuoriesce.
E succede di frequente e troppo facilmente...
E l'acqua bollente che si rovescia ustiona, rovina, fa sempre male...

Una volta Gesù disse: «L'uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l'uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda» (Lc 6, 45).

Le nostre parole, i nostri pensieri, le nostre azioni non sono acqua bollente che se qualcuno non apre il coperchio, non può fare a meno di uscire; noi siamo uomini in grado di dominare gli istinti, in grado di cercare un equilibrio, in grado di mantenere l'equilibrio e la moderazione, in grado di cercare e trovare la parola giusta, il pensiero bello, l'azione buona.

È Dio stesso a incoraggiare Caino a essere pienamente uomo e a esserlo fino in fondo: «... il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, e tu lo dominerai» (Gen 4, 7).
«... e tu lo dominerai».

«Forza, Caino! Domina il peccato! Dai che ce la fai!».

Perciò il problema non è la realtà esterna su cui facilmente sono portato a concentrarmi, ma il cuore mio:
che tesoro c'è nel mio cuore?

Se non mi sento custode di alcun fratello (o sorella), se dico male, insulto, manco di rispetto, sono intollerante, opprimo, calpesto, faccio violenza al mio prossimo (chiunque egli sia), quanto è marcio il mio cuore? E quanto è grande il pericolo che sto correndo? Quante persone sto ustionando con la mia acqua bollente?

Forse è il caso che ciascun credente s'allarmi un po' e s'adoperi con urgenza a bonificare il suo cuore...

Forse è il caso che ciascun credente si affretti a fare come si fa quando si dice una bestemmia o la si pensa: correre subito a chiedere perdono e a riparare il male commesso! Ma subito, subito, subito, subito, subito,...

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