Se fossimo realmente credenti, come pensiamo o diciamo di essere, dovremmo
provare lo stesso pentimento quando "pensiamo" o "diciamo"
o "scriviamo" male del nostro prossimo, quando lo offendiamo per
qualsiasi motivo, quando lo maltrattiamo, quando lo trattiamo ingiustamente,...
La più grande bestemmia, infatti, la troviamo scritta nel libro della Genesi: la pronuncia Caino, e ogni volta m'immagino la sorpresa di Dio nell'ascoltarla. Dio non se l'aspettava quella risposta: «Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?».
Ma questa per noi non conta, non fa niente se succede di dirla o di pensarla,
non fa niente se succede di metterla in pratica,... in fondo siamo uomini...
E invece no: è una bestemmia a tutti gli effetti! Una bestemmia come quelle che
ci fanno correre subito dal confessore per avere l'assoluzione.
Quando l'acqua bolle e metto la pasta, poi rimetto il coperchio e, dopo qualche
minuto, l'acqua bollente esce fuori e si riversa sul piano di cottura... Forse
non c'è una cosa che mi dà più fastidio di questa e allora cerco di ricordarmi
di abbassare la fiamma, o aprire di tanto in tanto il coperchio.
Dalle notizie che leggo o ascolto e dalle situazioni che incontro vivendo, noto
che oggi c'è molta acqua bollente che fuoriesce.
E succede di frequente e troppo facilmente...
E l'acqua bollente che si rovescia ustiona, rovina, fa sempre male...
«Forza, Caino! Domina il peccato! Dai che ce la fai!».
Perciò il problema non è la realtà esterna su cui facilmente sono portato a
concentrarmi, ma il cuore mio:
che tesoro c'è nel mio cuore?
Se non mi sento custode di alcun fratello (o sorella), se dico male, insulto,
manco di rispetto, sono intollerante, opprimo, calpesto, faccio violenza al mio
prossimo (chiunque egli sia), quanto è marcio il mio cuore? E quanto è grande
il pericolo che sto correndo? Quante persone sto ustionando con la mia acqua
bollente?
Forse è il caso che ciascun credente s'allarmi un po' e s'adoperi con urgenza a
bonificare il suo cuore...

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