giovedì 25 dicembre 2025
Natale 2025 – Messa della notte
venerdì 19 dicembre 2025
"E non m'annoio E no che non m'annoio non m'annoio Io no che non m'annoio non m'annoio no Che non m'annoio no che non m'annoio" (Jovanotti, Non m'annoio)
Chi
sceglie di "attendere", poi nel frattempo è inevitabile che
"prepari"...
Con
il passare degli anni, mi sono accorto che il Natale arriva lo stesso, sia che
io lo attenda, sia che io non lo attenda, ma ho notato che quando sono in
attesa di qualcosa di bello, tutto ciò che precede quel giorno, si colora di
bello, di felicità, di speranza! E questo vale anche per il Natale!
Posso
scegliere di attendere ed è una scelta che dipende da me, ma che devo difendere
da tutto ciò che spegne l'attesa: le spese, gli sconti, gli acquisti, i regali,
le cose da fare,... sembrano darmi già una sensazione di sazietà, di compiuto,
addirittura di essere in ritardo. Non è ancora il giorno di Natale ma sono già
a posto: per me basta così.
Ma
se riesco a difendere l'attesa, se riesco ancora ad attendere...
Nel
difendere l'attesa, mi aiuta vedere tutte le persone che attendono e
nell'attendere preparano.
Ma
se questo "passante", fosse passato prima, si sarebbe accorto che da
settembre sono all'opera notte e giorno, con il sole e con la pioggia, col
caldo e col freddo... nell'attesa.
Attendono
e preparano e sembra che non si stanchino mai.
Guardandoli,
capisco meglio il Battista che nel deserto ravviva l'attesa e grida: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è
vicino!» (Mt 3, 2). E lo capisco non come uno che mi sta ricordando o
segnalando un obbligo, ma come uno che mi sta rivelando la conseguenza di
un'attesa che si va compiendo e allora non posso che preparare per l'Atteso che
viene.
E così «non m'annoio» di fare e rifare, di sistemare e risistemare, di pulire e abbellire,...
E
chi mi vede mi dice: «Ma che stai facendo? Ma chi stai aspettando?».
lunedì 15 dicembre 2025
Vieni, Signore, re di giustizia e di pace!
don Gian Luca e i catechisti
domenica 14 dicembre 2025
Ciò che udite e vedete
Se
a questo punto tu accetti di udire e vedere, ti accorgerai del Vangelo che accade
e gioirai nel vedere il bene e nel fare il bene!
martedì 18 novembre 2025
È eterna
mercoledì 5 novembre 2025
“Averi”
Il Vangelo di oggi (Lc 14, 25-33) mi fa pensare a tutti quegli averi che sono parte di me: talenti, abilità, conoscenze maturate con lo studio, con l'ascolto, con l'esperienza,...
Li considero "averi", ma come posso rinunciarci?
E allora penso che rinunciare significhi esercitarmi a considerarli sempre "doni ricevuti" da comunicare, a mia volta, a qualsiasi prossimo perché anch'egli possa trarne beneficio e comunicarli ancora, ancora, ancora,...
Funziona così anche con gli "averi" materiali, ma a questi, che sono ben visibili e non sono parte di me, è più facile rinunciare, no?
sabato 25 ottobre 2025
PACE - messaggio in bottiglia (7)
mercoledì 22 ottobre 2025
Lettera agli adulti di Azione Cattolica
lunedì 20 ottobre 2025
GLI EROI
Diciamo
invece che è superata quella rivalità!
Diciamo
che è roba di cui vergognarsi!
Diciamo
che era frutto dell'ignoranza quella rivalità!
Diciamo
che è stupido riportarla a galla quella rivalità.
martedì 14 ottobre 2025
CAN CHE ABBAIA, ABBAIA
martedì 7 ottobre 2025
La Parrocchia luogo di vita
lunedì 22 settembre 2025
I’m no Superman
Se penso al parroco e alla sua carità pastorale, mi viene in
mente don Pietro, il parroco del mio Battesimo e della mia Prima Comunione a San
Martino.
Don Pietro era un prete dedito per tutta la vita alla cura delle
anime in una parrocchia che aveva soltanto la chiesa e una piccola sacrestia,
ricavata nell’abside della stessa chiesa. Un piccolo campetto e la casa
parrocchiale erano distanti dalla Chiesa e non raggiungibili a piedi. Perciò,
per noi bambini e ragazzi di San Martino, la Parrocchia era l’edificio della
chiesa e quel muretto sul sagrato dove da piccolo mi arrampicavo e mi sembrava
di aver compiuto un’impresa.
Oggi mi viene in mente don Pietro perché è un parroco che nel
tempo ha continuato a svolgere la sua missione di apostolato nell’ordinario e
con i mezzi che aveva a disposizione, confidando nella Provvidenza di Dio e nelle
buone relazioni che nel tempo si instaurano tra il parroco e i suoi
parrocchiani.
Oggi ripenso a don Pietro e riconosco l’eroicità della sua carità
pastorale “di tutti i giorni”. Non è
mica facile incontrare ogni giorno per anni le stesse situazioni, farsi carico
ogni mattina degli stessi problemi, accompagnare i fedeli dall’inizio alla fine
della vita e non stancarsi di esserci sempre e per tutti, offrire l’ascolto
senza essere invadenti, custodire le persone senza cedere alla tentazione di
dirigere la loro vita, essere servo e non trasformarsi in padrone, visitare poveri
e ammalati e portare a tutti una parola di conforto o d’incoraggiamento.
Non è facile, eppure negli anni ho visto don Pietro
continuare così, con umiltà e mitezza, nel nascondimento, senza mai cercare
visibilità, senza pretendere nulla e contento di essere “trovato” da chi con amicizia ha continuato a cercarlo, anche dopo
la pensione.
Oggi sono parroco e mi rendo conto che non è per niente facile
né scontata una fedeltà così: abbracciare la quotidianità con amore senza cedere
all’amarezza o all’insofferenza di non riuscire a formarla (o sformarla)
secondo il mio desiderio o secondo la mia visione delle cose, aver rispetto
della storia e del cammino di un popolo a cui sono mandato come servo e non
come padrone. Non è per niente facile evangelizzare con le capacità e le
risorse che ho e non con quelle che “se
le avessi, allora sì che potrei evangelizzare efficacemente”. Non è per
niente facile scegliere l’ultimo posto con letizia e non con fastidio o con
rassegnazione, …
Non dico che la carità pastorale sia solo questo: certamente è anche tanto altro e ognuno la vive secondo la sua vocazione e secondo la realtà in cui si trova, ma ci tengo oggi a dire che la carità pastorale è anche quella di don Pietro e chissà di quanti altri (ieri e oggi) e che i frutti della carità pastorale restano qualcosa di cui rallegrarsi ed essere grati perché dono di Dio e non perché merito delle proprie capacità.
giovedì 4 settembre 2025
Il racconto di Pietro, il primo uomo pescato (rileggendo Lc 5, 1-11)
martedì 2 settembre 2025
Una mostra può fare
«La strada della santità è fatta di infiniti viottoli di gentilezza, bontà e gratitudine». Penso sia davvero così. Penso che la via del Paradiso sia proprio alla nostra portata e che i due giovani "vivissimi" Carlo e Pier Giorgio ce l'abbiano indicata: nel corso della loro vita terrena non hanno fatto miracoli che li hanno resi straordinari, ma hanno semplicemente vissuto il loro essere cristiani e così si sono distinti per l'amicizia, per la sincerità, per la carità, per l'umiltà nel mettersi al servizio, per l'allegria, per la compassione, per l'evangelizzazione! Tutte cose in cui anche noi possiamo distinguerci vivendo da cristiani, cioè lasciando che Cristo viva in noi: «Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me» (Gal 2, 19-20).
E infine una mostra può fare...
Beh, "infine" non posso ancora dirlo perché la mostra è ancora aperta e chissà quante altre cose belle mi succederanno prima della sua conclusione!
Se tu non ci sei ancora stato, t'invito a visitarla e intanto ti saluto con questa bella canzone che s'intitola "Paradiso, Paradiso"!













