Chi
sceglie di "attendere", poi nel frattempo è inevitabile che
"prepari"...
Con
il passare degli anni, mi sono accorto che il Natale arriva lo stesso, sia che
io lo attenda, sia che io non lo attenda, ma ho notato che quando sono in
attesa di qualcosa di bello, tutto ciò che precede quel giorno, si colora di
bello, di felicità, di speranza! E questo vale anche per il Natale!
Posso
scegliere di attendere ed è una scelta che dipende da me, ma che devo difendere
da tutto ciò che spegne l'attesa: le spese, gli sconti, gli acquisti, i regali,
le cose da fare,... sembrano darmi già una sensazione di sazietà, di compiuto,
addirittura di essere in ritardo. Non è ancora il giorno di Natale ma sono già
a posto: per me basta così.
Ma
se riesco a difendere l'attesa, se riesco ancora ad attendere...
Nel
difendere l'attesa, mi aiuta vedere tutte le persone che attendono e
nell'attendere preparano.
Ma
se questo "passante", fosse passato prima, si sarebbe accorto che da
settembre sono all'opera notte e giorno, con il sole e con la pioggia, col
caldo e col freddo... nell'attesa.
Attendono
e preparano e sembra che non si stanchino mai.
Guardandoli,
capisco meglio il Battista che nel deserto ravviva l'attesa e grida: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è
vicino!» (Mt 3, 2). E lo capisco non come uno che mi sta ricordando o
segnalando un obbligo, ma come uno che mi sta rivelando la conseguenza di
un'attesa che si va compiendo e allora non posso che preparare per l'Atteso che
viene.
E così «non m'annoio» di fare e rifare, di sistemare e risistemare, di pulire e abbellire,...
E
chi mi vede mi dice: «Ma che stai facendo? Ma chi stai aspettando?».

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