Buon Pastore, opera di Sieger Köder |
giovedì 31 dicembre 2020
Ogni volta la benedizione
venerdì 25 dicembre 2020
Buon Natale!!!
martedì 22 dicembre 2020
Natale rivelazione rivoluzione
giovedì 10 dicembre 2020
Quando giochi in casa, tra le mura amiche,…
domenica 6 dicembre 2020
L'Avvento e il Natale
venerdì 27 novembre 2020
Per un cristiano...
mercoledì 25 novembre 2020
Essere umani
«Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare, l’Europa ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio, come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa. La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell’umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te» (John Donne).
Desidero
dedicare questo pensiero di John Donne a tutti quelli che ancora oggi vanno
predicando che "non ha senso dover rinunciare a tante cose, visto che il
pericolo è solo per gli anziani e per quelli che hanno un quadro clinico già
compromesso da altre patologie,..." e nel dirlo pensano di essere molto
umani, molto moderni, molto sapienti,...
Non
smettiamo mai di pensare al bene di tutti e facciamoci sempre carico di tutti,
cominciando da quelli più piccoli e più deboli; non smettiamo mai di essere umani, altrimenti non sarà certo il
virus a ucciderci, ci ha già ucciso il nostro egoismo e il nostro cinismo!
martedì 24 novembre 2020
Ospitalità
Leggendo queste parole, mi tornano in mente parole molto care a noi cristiani; appartengono all’autore della Lettera agli Ebrei che rivolgendosi ai suoi fratelli e sorelle cristiani scrive: «L’amore fraterno resti saldo. Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli» (Ebrei 13,1-2).
venerdì 13 novembre 2020
Fuoriclasse
Noè e quelli come Noè sono dei fuoriclasse!
Quello che fa le cose ordinarie in modo straordinario!
Noi
cristiani siamo nella stessa condizione di San Paolo in virtù del Battesimo che
abbiamo ricevuto!!!
Mettiamoci a seguire Gesù sulla via del Vangelo che significa mangiare, bere, prendere moglie o marito, consacrarsi, pregare, comprare, vendere, piantare, costruire, guidare, stare con i figli, stare con gli amici,… vivere e fare ogni cosa per amore di Dio e per amore del nostro prossimo!
Mettiamoci a seguire Gesù, cioè cominciamo a camminare con Dio, come faceva Noè! Ci scopriremo fuoriclasse, membri della Chiesa, una squadra composta di tantissime persone che l’ordinario lo vivono in modo straordinario!!! [dGL]
giovedì 12 novembre 2020
Sorridere
Stamattina
entrando in chiesa mi sono chiesto il perché di quel sorriso e di conseguenza
perché io, che non vado a chiedere l’elemosina sulla piazza, sono così avaro di
sorrisi.
Credo sia la sua condizione di mendicante a farlo sorridere: per vivere deve sperare nella carità che il passante può fargli e gli sorride di cuore perché sa che da quel passante dipende la sua vita, il suo pane quotidiano.
mercoledì 11 novembre 2020
Offline
invano vi faticano i costruttori.
Se la città non è custodita dal Signore *
invano veglia il custode.
tardi andate a riposare
e mangiate pane di sudore: *
il Signore ne darà ai suoi amici nel sonno» (Salmo 126/127, 1-2).
Non so perché, ma oggi l’ultima riga di questi due versetti si trasforma così nella mia testa: il Signore ne darà ai suoi amici offline.
Pazienza!
Forse qualcuno resta sempre online e, nelle ore notturne, i suoi sogni vengono scanditi dalle notifiche, con suonerie così delicate da svegliarlo di soprassalto nel cuore della notte!
E se per qualche motivo viene a mancare la connessione,...
«Non temere», voglio dire a chi forse senza internet si sente perduto, «il Signore ne darà ai suoi amici offline!». [dGL]
venerdì 6 novembre 2020
Prudenza
«La prudenza salva la vita!», mi ha detto la Nonna.
Vi ringrazio anche a nome della Nonna di Cappuccetto rosso! [dGL]
domenica 1 novembre 2020
Felici
Noi facciamo distinzione tra beati e felici anche se le parole hanno lo stesso significato dal punto di vista del vocabolario. Nel linguaggio corrente quando si parla di beati si pensa a una felicità futura; sarebbe forse più opportuno in lingua corrente dire felici. Felici significa questo: già ora il Signore dà all'interno del nostro cuore la sua gioia, infatti dice "rallegratevi ed esultate perché grande è la vostra ricompensa nei cieli" (Mt 5,12). Ma già da adesso dobbiamo essere nella gioia, non soltanto perché sarà grande la nostra ricompensa nei cieli, in futuro, ma perché lo è adesso, in questo regno che Dio riserva a noi.
È un regno che già comincia a esistere qui e che avrà la sua perfezione, la sua pienezza alla fine dei tempi ma già da adesso è la famiglia di coloro che sanno di essere figli dello stesso Padre, la famiglia di coloro che vivono in vera fraternità, cercando di portare nel mondo amore, speranza, gioia» (Don Pino Puglisi, Se ognuno fa qualcosa si può fare molto, BUR, pp. 520-521).
sabato 31 ottobre 2020
Piena fiducia
Questo condivide di sé l’apostolo Paolo con i cristiani della comunità di Filippi.
Ci fa un gran bene ascoltare le parole di San Paolo oggi, perché siamo noi quei cristiani a cui egli si rivolge.
Che cosa sta facendo Paolo?
Sta confermando nella fede i cristiani di ogni tempo.
Ci siamo accorti che l’uomo si confronta continuamente con alcune domande fin dall’inizio della sua esistenza terrena. Sono domande che accompagnano le nostre giornate e troviamo risposte più o meno serene a seconda del luogo in cui è fisso il nostro cuore, la nostra vita. Quando la nostra vita è fissa sull’annuncio dell’Incarnazione, Passione, Morte e Risurrezione di Cristo, le domande trovano una risposta luminosa e viviamo nell’ardente attesa, nella speranza e nella piena fiducia. Quando la nostra vita perde di vista il Vangelo e si fissa sulle cose di questo mondo, facilmente le domande trovano risposte precarie, negative, tristi, incerte, disperate,...
Il versetto di Paolo possiamo portarlo con noi e metterlo nello scrigno in cui custodiamo i ricordi più belli.
«Come sempre, anche ora Cristo sarà glorificato nel mio corpo,…».
Quante volte ci viene chiesto: «Come va? Come stai?».
La risposta dipende dallo stato d’animo di quel momento, da quello che ci è capitato, dai pensieri e dalle preoccupazioni nostre o del tempo in cui viviamo.
È normale che sia così: la vita ci interpella e se non fossimo sensibili alla vita, se non avessimo sentimenti, emozioni, pensieri,… non saremmo uomini e donne, non saremmo vivi. E le parole di Paolo non vogliono contraddire la nostra umanità. Esse, al contrario, vogliono portarla a compimento!
Possiamo passare attraverso i più svariati stati d’animo e affrontare le più disparate situazioni gioiose e dolorose, di tranquillità e di prova, possiamo camminare in pianura, salita e discesa, ma noi cristiani camminiamo con la certezza che «come sempre, anche ora Cristo sarà glorificato nel mio corpo». Anche qui, anche ora, «come sempre».
E continua Paolo: «… sia che io viva, sia che io muoia».
Non è necessario avere tutto sotto controllo per evangelizzare, per annunciare il Cristo risorto. Basta appartenergli, essere umili discepoli, essere “suoi”. Noi apparteniamo a Lui ed Egli sarà glorificato nel nostro corpo mentre viviamo e anche nell’ora della nostra morte: chi ci incontra vede la risurrezione di Cristo e la vede sempre!
Mi tornano in mente i cristiani uccisi a Nizza qualche giorno fa. Si sono trovati lì, proprio in quel momento e il Cristo che era glorificato in vita nei loro corpi, ha continuato a essere glorificato anche nella loro morte così violenta, vittime di un odio senza senso, agnelli come l’Agnello, vivi come il Cristo risorto!
Carissimo Paolo,
sia sempre anche nostra la tua ardente attesa,
la tua speranza che in nulla rimarrai deluso,
la tua «piena fiducia che, come sempre, anche ora Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia». [dGL]
venerdì 30 ottobre 2020
E poi
Cos’è cambiato tra il prima e il dopo?
Cos’è che gli fa riprendere in mano le reti?
Cosa ha visto e sentito Simone?
E perché proprio ora, in pieno giorno?
Com’è possibile tutto questo?
Il cuore di Simone arde d’amore (leggi Lc 24,13-35).
E l’amore fa intraprendere le strade percorse da Dio, fa camminare sulle acque, fa gettare le reti senza che l’agire sia condizionato dal pensiero del risultato.
Chi accoglie l’amore gratuito di Cristo, vive di grazia!
Sento in me il cuore ardere d’amore, e allora, anche se non è il tempo in cui di solito esco a pescare, «sulla tua parola getterò le reti».
La fatica è durata tutta la notte, il risultato è stato fallimentare; ma ora so che a Te, Signore, tutto è possibile e sulla Tua parola getterò le reti! Con Te vivrò e offrirò la mia vita senza lasciare che la paura di fallire o il calcolo dei risultati, mi tolgano l’entusiasmo di amare! [dGL]
giovedì 29 ottobre 2020
Dio per i bambini
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Sieger Köder, Natività |
«Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi
i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te: quante volte ho voluto
raccogliere i tuoi figli, come una chioccia i suoi pulcini sotto le ali, e voi
non avete voluto!» (Lc 13,34).
è Gesù a rivelare Dio non come un re potente che viene a sbaragliare tutti i nemici, non come un giudice seduto su un trono che incute paura a chi è in attesa di giudizio, non come un angelo con una spada di fuoco, ma come una chioccia che vuole raccogliere i suoi pulcini sotto le ali.
Noi siamo i suoi pulcini: senza la chioccia ci manca l’amore che dà vita.
Rischiamo anche di non accettarlo: «… e voi non avete voluto», dice Gesù.
Ma se ci convertiamo e diventiamo «come i bambini» (leggi Mt 18,1-5), ci accorgiamo che Gesù ha scelto l’immagine più bella.
Il bambino sa che essere preso in braccio, sentirsi custodito, coccolato è straordinariamente bello e la chioccia con i suoi pulcini sotto le ali somiglia molto alla mamma e al babbo che accompagnano nella vita i loro pulcini.
Dio è così: padre e madre che si prendono cura dei figli.
Se solo cominciassimo ad accogliere Dio che ci lava i piedi!
Oggi intanto possiamo iniziare a convertirci ricordando la meraviglia con cui da bambini guardavamo la chioccia e i suoi pulcini! [dGL]
mercoledì 28 ottobre 2020
È questo il tempo
«Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca» (Lc 5,1-3).
È questo il tempo opportuno per
ascoltare Gesù.
Non c’è altro da fare: la giornata
lavorativa si è conclusa e fino a sera non ci sarà modo di tornare a pescare.
Proprio allora Gesù vide due barche
accostate alla sponda.
Proprio allora per quei pescatori non c’è
motivo di negargli il piccolo favore di «scostarsi un poco da terra».
Che tempo è questo che stiamo vivendo?
È questo il tempo in cui Gesù vede le
nostre barche accostate alla sponda e noi che le guardiamo mentre
meccanicamente puliamo e riponiamo gli attrezzi.
È questo il tempo in cui Gesù ci prega
di scostarci un poco da terra.
Riprendere il mare significa abbandonare
la terraferma e fare esperienza di precarietà: com’è incerto il mare! In mare
gli occhi cercano sempre punti di riferimento fissi. Sulla terraferma ci sembra
di bastare a noi stessi, d’essere autonomi. In mare, no.
È questo il tempo in cui ascoltare Gesù che
insegna; essere finalmente tutt’orecchi, come Maria la sorella di Lazzaro e
Marta.
Anche Marta sulla barca s’è fermata.
È seduta e ascolta.
Che pace mentre Gesù insegna!
martedì 27 ottobre 2020
Incontri
Camminando in oratorio ho incontrato una
lattina calpestata.
Mi sono avvicinato e l’ho sentita che mi
chiamava con un filo di voce.
Poverina: era lì tutta sola.
Mi chiese se potevo farle il favore di metterla
insieme alle altre nel cassonetto.
Era preoccupata perché se fosse rimasta
lì tra l’erba, qualche altro passante l’avrebbe schiacciata. Se, invece, fosse
riuscita ad arrivare in un cassonetto della raccolta differenziata, il suo
metallo sarebbe servito a produrre altre lattine e sarebbe stata ancora utile a
qualcosa. Il pensiero la consolava.
«Mi hai convinto. Ti raccolgo. Fammi un po’ vedere cosa contenevi», dissi avvicinandola agli occhi per leggere l’etichetta. C’era scritto: «Concentrato di caffeina. Non raccomandato per i bambini e durante la gravidanza e l’allattamento, o per chi è sensibile alla caffeina».
«Praticamente contenevi caffè», le dissi
pieno di stupore. «E come ci sei arrivata sul prato dell’oratorio? Da quando ai
bambini piace il caffè?».
«Me lo chiedo anch’io. Non sono adatta
ai bambini, né ai ragazzi. Tu glielo offriresti un caffè a un bambino?».
«No. Mai», le risposi deciso. «Perché un bambino dovrebbe bere caffè? È già pieno di vivacità ed entusiasmo. E così un ragazzo! A che gli serve il caffè?», argomentai.
La lattina ribatté: «Eppure ti assicuro
che mi sono ritrovata tra le mani di un ragazzetto che s’è bevuto tutto in poco
tempo, mi ha gettato a terra e mi ha schiacciato senza rispetto. Forse è perché
ho un gusto più gradevole del caffè. Forse perché fa sentire grandi bere roba
così. Farà anche sembrare grandi, ma fa male. Come siete strani voi umani:
disposti ad avvelenarvi pur di sembrare grandi».
«Come darti torto, saggia lattina. Siamo così strani noi umani: invece di proteggere i nostri cuccioli da ciò che nuoce, li lasciamo in balia del consumismo, un idolo senza cuore molto abile a somministrar veleni, spacciandoli per felicità». [dGL]
sabato 10 ottobre 2020
Beati gli operatori di pace!
Si
respira un’aria piena di tensione, di paura, di rabbia repressa, di sospetto.
Sembra
esserci un desiderio incontrollabile di far cagnara, di sfogarsi, di farsi
valere, di mostrare i denti e ringhiare come cani feroci.
E
si litiga incontrandosi per strada, parlando al telefono, scrivendo sui social,
si litiga in privato e in pubblico, con gli sconosciuti e anche con i familiari
e con le persone più care.
La
mia bisnonna stava seduta in casa, vicino al caminetto.
Era
tutta vestita di nero e i suoi capelli erano di un bianco candido.
Nelle
mani teneva la corona del rosario,
sulle
ginocchia un libricino tutto sgualcito di preghiere.
Trascorreva
tutto il giorno a fare la pace.
Le
bastava veramente poco per fare la pace:
le bastava dire solo quelle parole
necessarie,
le bastava benedire in modo calmo, dolce, gentile, benedire sempre.
Basta
così poco anche oggi per fare la pace:
benedire, benedire, sempre e soltanto benedire
sabato 1 agosto 2020
Forse
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Vignetta creata da alcuni amici per raccontare simpaticamente l'accaduto, liberamente ispirata al film "Per un pugno di dollari" |
Non saranno tre o quattro lucchetti e i cancelli chiusi a dare una testimonianza di vita a piccoli e grandi, ma forse lucchetti e cancelli chiusi faranno sorgere qualche domanda a grandi e piccoli. Quelle domande che fanno sempre bene e che nella confusione in cui siamo immersi, a volte dimentichiamo: «dove sono?», «Che faccio?», «Perché lo faccio?», «Per chi lo faccio?»,… Forse in qualche famiglia i grandi si saranno messi in ascolto della vita dei loro piccoli: «ma che è successo in oratorio?», «Che fate là dietro quando state tutti insieme?», «Con chi trascorri i pomeriggi?»,… Domande che a un figlio di dodici anni, ma anche di diciotto anni sarebbe meglio fare sempre, perché sono segno di un’attenzione, di una cura. Sono il segnale che lanciamo noi grandi: «ci interessa la tua vita, per questo te lo chiediamo,…». Forse la città si sarà chiesta: «sono davvero ragazzate, o è l’espressione di un disagio che va ascoltato?». Forse i giornali avranno contribuito a sviluppare una riflessione sui modelli di vita che oggi orientano le scelte e le azioni dei ragazzi,… Forse. Io mi sono messo in discussione in questi anni e l’unica pista che mi sembra percorribile è quella dell’alleanza educativa tra parrocchia, istituzioni, scuola, sport e famiglia. Alleanza vuol dire che trattandosi di persone a cui sta a cuore l’educazione dei piccoli, ci si può fidare gli uni degli altri quando si compie un intervento educativo. Alleanza vuol dire che ci si incontra genitori e prete, o genitori e insegnanti, o genitori e mister e si dialoga con fiducia reciproca. È vero che dialogo e fiducia potrebbero essere i protagonisti di una trasmissione di “Chi l’ha visto”, ma noi cristiani non dobbiamo perdere la speranza che le cose possano aggiustarsi, che le vite dei piccoli possano essere educate. Ho chiuso i cancelli anche perché più volte ho tentato di insegnare ai ragazzi che saper chiedere scusa è segno di maturità e non di debolezza. Forse vedere i cancelli chiusi è stata l’esperienza che mancava per comprendere che la vita e le relazioni non sono mai un gioco da condurre con superficialità, neanche a dodici anni. [dGL]
sabato 11 luglio 2020
L’amore nostro è Cristo
«Cristo è il sigillo sulla fronte, è il sigillo sul
cuore:
sulla fronte, perché sempre
lo professiamo;
sul cuore, perché sempre lo
amiamo;
è il sigillo sul braccio,
perché sempre operiamo.
Risplenda, dunque, la sua
immagine nella nostra professione di fede,
risplenda nel nostro amore,
risplenda nelle opere e nei
fatti,
in modo che, se possibile,
tutto l'aspetto di Cristo si esprima in noi.
Sia Lui la nostra testa,
perché la testa dell'uomo è
Cristo (1Cor 11,3);
sia Lui il nostro occhio,
perché per mezzo di Lui
possiamo vedere il Padre;
sia Lui la nostra voce,
perché per mezzo di Lui
possiamo parlare al Padre;
sia Lui la nostra mano
destra,
perché per mezzo suo possiamo
portare al Padre il nostro sacrificio;
Egli è anche il nostro segno,
che è distintivo di
perfezione e di amore,
poiché il Padre ha segnato
con il suo segno il Figlio che amava.
martedì 30 giugno 2020
Beato sei tu
“A te darò le chiavi del regno dei
cieli,...” (Mt 16, 19).
venerdì 26 giugno 2020
Mi guarisce
giovedì 18 giugno 2020
Luce del mondo
Su un lampadario ci sono molte lampadine,
ma ne funziona soltanto una.
La guardo brillare.
Fa tutta la luce che le è possibile e
non perde luminosità,
anche se è rimasta sola a illuminare la
stanza.
Così è il cristiano
giovedì 11 giugno 2020
In quel tempo
In quel tempo caratterizzato dal Covid19 e dalla
domanda su come evangelizzare con guanti e mascherina, disse Gesù ai suoi
apostoli:
«Strada facendo, predicate, dicendo che
il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti,
purificate i lebbrosi, scacciate i demoni.
Gratuitamente avete ricevuto,
gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre
cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché
chi lavora ha diritto al suo nutrimento.