venerdì 14 giugno 2024

Dimenticare se stessi

«Come introduzione al nostro lavoro comune, voglio raccontarvi ora una storia tratta dall’opera di uno scrittore cinese che visse più o meno tremila anni fa. Soltanto pochi sembrano mettere in pratica la lezione che tale storia contiene. Io stesso faccio del mio meglio per riuscirci, e potrebbe essere utile anche a voi riflettere su quanto viene narrato in questo libro. Uno scultore creò una volta una splendida statua di legno, che venne apprezzata moltissimo da tutti quale autentica opera d’arte. Anche il suo sovrano, il principe Li, era colmo di ammirazione e gli chiese il segreto della sua arte. Lo scultore rispose: “Come potrei io, uomo semplice e vostro servitore, avere un segreto per voi? Non ho alcun segreto, né la mia arte è speciale. Intendo tuttavia raccontare com’è nata la mia opera. Dopo essermi prefisso di creare una statua, mi sono accorto che in me c’erano troppa vanità e orgoglio. Mi sono quindi adoperato due interi giorni per liberarmi da questi peccati, finché non ho creduto di essere puro. Ma a quel punto ho scoperto di essere spinto dall’invidia nei confronti di un collega; per altri due giorni mi sono prodigato e alla fine ho sconfitto la mia invidia. In seguito ho scoperto di desiderare troppo la vostra lode. Far sparire questo desiderio mi è costato un altro paio di giorni. Infine mi sono accorto di pensare a quanto denaro avrei potuto ricevere per la statua. Questa volta ho avuto bisogno di quattro giorni, ma da ultimo mi sono sentito libero e forte. Sono quindi andato nel bosco e quando ho visto un abete che mi è parso adatto, l’ho abbattuto, l’ho portato a casa e mi sono messo al lavoro”. Si potrebbe quindi riassumere questa storia, dicendo che chiunque intraprenda un lavoro importante, deve dimenticare se stesso. Ebbene, ovviamente non possiamo, ogni giorno e ogni ora della nostra vita, riflettere sullo stato d’animo con il quale svolgiamo un lavoro o una data azione e su quale sia il significato più profondo della nostra attività. Di tale significato, tuttavia, noi pedagoghi e psicologi dobbiamo aver consapevolezza, almeno ogni tanto…» (Citazione di Alfred Adler in una pagina del Diario di Etty Hillesum, Adelphi, pp. 39-40).

lunedì 3 giugno 2024

Accogliere e offrire alleanza


Brano su cui pregare: Mc 14, 12-16.22-26

Grazia da chiedere

Chiedi al Signore la grazia di accogliere e offrire alleanza, di accogliere e offrire vita!
 

INTRODUZIONE ALLA PREGHIERA      

Nota l’obbedienza dei discepoli che chiedono a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, …?» (v. 12). Obbedire è accettare che sia Gesù a scegliere, e poi aderire con tutto il cuore a quello che Gesù dice. Obbedire è fidarsi che il posto scelto da Gesù per mangiare la Pasqua sia il posto giusto, e andare a preparare quel luogo con ogni cura e attenzione.

Nota come Dio si prende cura di te: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo, …» (vv. 13-15). Gesù è più preciso di un navigatore satellitare che ti dice quale strada devi fare per arrivare alla tua destinazione. Ti rassicura sapere che la tua vita non è in balia del caso o di un cieco fato, non sei bastonato o baciato dalla fortuna, ma sei sempre dentro una casa preparata per te dal Padre buono, che è più amorevole di una mamma e un papà che preparano la cameretta per il figlio che nascerà, o la cena per il figlio che torna a casa dopo una giornata particolarmente impegnativa e faticosa. Allo stesso tempo, queste parole di Gesù sono l’invito a seguirlo nella Pasqua: questo significherà entrare con Lui nella passione, morte e risurrezione. All’ultima cena segue l’uscita verso il monte degli Ulivi e il verbo «uscirono» (v. 26) rivela la comunione con Gesù che nemmeno la morte e la paura della morte possono spezzare; la Sua forza e la Sua compagnia ci sostengono e ci fanno vincitori con Lui nella prova.

Nota il dono: «Prendete, questo è il mio corpo…» (vv. 22-24). Impressionato dalla violenza, dall’ingiustizia, dalla cattiveria di chi tradisce e crocifigge Gesù, rischi di perdere di vista il particolare più importante: la vita non gli viene tolta, ma Egli la dona e la dona completamente! Leggi Gv 10, 11-18.

Nota l’alleanza: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti» (v. 24). La vita tutta si svolge dentro questa nuova ed eterna alleanza! Si tratta di una rivelazione importantissima! Vuol dire che sei qui perché Dio fa alleanza con te e con ogni uomo! Il tuo prossimo, l’altro che incontri sulla strada è uno a cui puoi sempre offrire alleanza, uno a cui puoi sempre offrire vita! Te ne accorgi se segui Gesù dalla Sua nascita fino alla Sua passione, morte e risurrezione! Obbedire a Gesù è fidarsi che eterna è soltanto l’Alleanza, l’Amore!

 

INDICAZIONI PER LA PREGHIERA

-        Ora rileggi il brano biblico; cerca di capirlo, soprattutto per come ti è stato spiegato: cosa dice il brano in sé?

 

-        Fai presente la tua vita quotidiana, le tue situazioni, quello che sei…; rivedi tutto a partire dal brano biblico: cosa dice a te?

 

-        COME TI TOCCA quello che comprendi? Quale sentimento ti suscita?

 

Dialoga con il Signore ed esprimi ciò che desideri dirgli

lunedì 27 maggio 2024

Non sono mai solo!

Brano su cui pregare: Mt 28, 16-20

Grazia da chiedere

Chiedo al Signore la grazia di non disperare quando si presenta il dubbio o la crisi, ma di ricordare, pregare, vivere la gioia di questi versetti!
 
INTRODUZIONE ALLA PREGHIERA      
Mi colpisce il dubbio di questi undici discepoli che seguono le indicazioni di Gesù e sono puntuali all’appuntamento. Lo vedono, lo riconoscono, si prostrano e… DUBITANO.
Non dubito che esista, non dubito che sia risorto, non dubito che sia sul monte, non dubito che sia Lui, ma forse dubito che Lui ora sia qui per me, che Lui ora sia qui per noi.
E che fa il Signore Gesù quando io dubito?
Dov’è Dio nel momento della mia crisi, nel momento del mio dubbio?
 
Nel momento della mia crisi, nel momento del mio dubbio, Gesù si avvicina, mi si fa prossimo (cfr. v. 18). Nel momento del mio dubbio, Gesù mi parla e quello che mi dice è la perla preziosa: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra» (v. 18). Quel Gesù che mi ha chiamato, che mi ha amato, che ho seguito, conosciuto, amato, quel Gesù pastore buono e infinitamente misericordioso ha ogni potere in cielo e sulla terra; Egli mi ama, Egli è per me, mi dona tutto se stesso, non permette che altri abbiano potere su di me, che mi tengano legato, che mi facciano schiavo; Egli mi tiene nelle sue mani con dolcezza e tenerezza!
 
«Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato» (vv. 19-20). E poi c’è una missione che mi salva dal ripiegarmi su me stesso e sui miei problemi e sui miei mali e sulle mie piccolezze e miserie. Una missione estremamente importante: comunicare a tutti i popoli, a tutti i “prossimi” che incontro, quella vita piena che ho ricevuto da Dio, quella vita buona che gusto seguendo Gesù.
 
«Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (v. 20). Sempre in sua compagnia e in compagnia di tutta la Chiesa! Non sono mai solo: Egli è con me. Non sono mai solo: sono membro vivo del Corpo di Cristo che è la Chiesa!
 

INDICAZIONI PER LA PREGHIERA

-        Ora rileggi il brano biblico; cerca di capirlo, soprattutto per come ti è stato spiegato: cosa dice il brano in sé?

 

-        Fai presente la tua vita quotidiana, le tue situazioni, quello che sei…; rivedi tutto a partire dal brano biblico: cosa dice a te?

 

-        COME TI TOCCA quello che comprendi? Quale sentimento ti suscita?

 

Dialoga con il Signore ed esprimi ciò che desideri dirgli

mercoledì 22 maggio 2024

Chi servo?

-A che serve?

-Serve solo a esprimere amore.

-Ma allora è inutile.

-Sì; nel senso che non c’è utile, almeno secondo il mondo.

 
A che serve?
Questa domanda, che suona e risuona, dentro e fuori di me, mi ricorda che la fede, la vocazione, la sequela, la speranza, la carità, l’amore, la vita cristiana non sono EFFETTO diretto di azioni precedenti, né prodotto di ricette.
La fede, la vocazione, la sequela, la speranza, la carità, l’amore, la vita cristiana sono doni di cui meravigliarsi sempre!
 
La vita cristiana non è automatica; non è frutto della tecnica ma dell’incontro con Gesù e questo incontro non è detto che segni automaticamente la conversione e la sequela: vedi il caso dell’uomo ricco del Vangelo di Marco (Mc 10, 17-22).
 
Nel momento in cui pretendo di leggere e interpretare la vita cristiana con il principio di causalità (causa-effetto), perdo la Via, la Verità e la Vita e, anziché annunciare la buona notizia, mi rattristo, fino alla disperazione per ciò che era necessario produrre e non ho prodotto.
Come se fede, speranza e carità fossero un prodotto delle mie mani!
 
A contraddire il principio di causa-effetto e qualsiasi valore mondano, stasera è venuta a trovarmi la donna che ruppe il vaso pieno di profumo di puro nardo per ungere Gesù prima della Sua Passione (Mc 14, 3-9). Fu uno “spreco” fatto solo per amore di Gesù. E infatti il mondo non accettò questo gesto di puro amore e s’infuriò contro di lei: «Perché questo spreco di profumo? Si poteva venderlo per più di trecento denari e darli ai poveri!» (vv. 4-5). La “scusa” è l’assistenza ai poveri, ma in realtà la reazione è quella di chi, non amando, è incapace di riconoscere l’amore.
 
È una vita palesemente “sprecata” per amore a suscitare la domanda nel cuore di chi la VEDE o ne SENTE parlare.

È quella donna che, per amore di Cristo, va in monastero a farmi certo che Dio l’ama e mi ama, a farmi certo che «solo Dio basta» (Santa Teresa D’Avila).

È quella Teresa, madre, che si mette a raccogliere i moribondi abbandonati ai margini delle strade di Calcutta per concedere loro di morire sentendosi amati, a farmi certo che sono nato per amare!

 
A che serve benedire le rose per la festa di Santa Rita?

A che serve fare catechismo ai bambini, se poi i genitori sono perfetti non credenti?

A che serve l’oratorio estivo?

A che serve la mensa per i poveri?

A che serve il mese di maggio?

A che serve…?

 
Serve a tutto e a tutti,
se tutte queste cose, e infinite altre ancora,
le compio, le vivo e le celebro
per amore e con amore!

venerdì 10 maggio 2024

Il bene e il bello: l'arte come testimonianza di vita piena!


Inventare un ritiro per i ragazzi dell’acr è sempre un’esperienza entusiasmante perché ti mette in ricerca e l’ideazione diventa un’avventura. Così, quando il gruppo catechisti s’è messo all’opera, subito sono arrivate proposte, idee, testimonianze, … che avrebbero messo in gioco i ragazzi rendendoli protagonisti.

E il ritiro, cominciato sabato pomeriggio (13 aprile), effettivamente è stato avventuroso: una meravigliosa scoperta è stata l’incontro con le suore Teresiane che ci hanno accolto con gioia e ci hanno fatto sentire a casa, custodendoci come buone sorelle maggiori; un altro incontro sorprendente è stato quello con Giuseppe e i suoi fratelli, conosciuti attraverso l’ascolto di un brano tratto dal libro della Genesi e poi con la visione di alcuni spezzoni del film “Giuseppe, il re dei sogni”. I ragazzi, coinvolti in diverse attività dopo ogni spezzone, hanno scoperto forti somiglianze tra la vita di Giuseppe e le loro giovani vite: sogni, affetti, paure, fatiche, incomprensioni, desideri, gioie, tristezze, fraternità, solitudine, sincerità, falsità, …

Nella serata del sabato abbiamo anche giocato insieme, grazie alle educatrici più giovani che hanno coinvolto tutti in giochi serali molto divertenti e in simpatiche “missioni segrete” da svolgere durante i pasti e i tempi di svago!

La Domenica mattina, dopo una magnifica colazione preparata dalle suore, i ragazzi hanno incontrato un giovane artista di Ripatransone: Mario Vespasiani. L’incontro è nato pensando ai sogni di Giuseppe: mentre con gli educatori si progettava il ritiro, sono uscite diverse proposte su una persona che avremmo potuto far incontrare ai ragazzi. Alla fine abbiamo scelto di chiedere a un artista di raccontarci il suo sogno, la sua vocazione.

Perché un artista?

Perché l’artista non è soltanto uno che ha riconosciuto di possedere un talento o una abilità. L’artista è uno che s’è messo in cammino, uno che ha scelto di percorrere una via diversa dalle altre, una strada che, agli occhi di tanti, può apparire inutile e infruttuosa. In una prospettiva economica, scegliere di dedicarsi a tempo pieno all’arte è una scelta che espone l’artista al grande rischio di una continua precarietà. Scegliere di dipendere da un’ispirazione mette in una condizione di continua incertezza. Si tratta di quell’incertezza che, in fondo, è propria dell’uomo, ma che l’uomo cerca in tutti i modi di esorcizzare riuscendo perfino a convincersi di bastare a se stesso e di poter provvedere a tutte le proprie necessità contando solo sulle sue capacità e sui suoi beni.

Volevamo che i ragazzi potessero confrontarsi con uno che non ha scelto la sua strada perché quella strada gli dava immediate garanzie di successo o di stabilità, ma ha seguito la sua vocazione aprendosi a qualcosa di bello, ma di non calcolabile all’inizio del percorso.

La storia di Giuseppe è la storia di ciascuno di noi e quindi avremmo potuto incontrare una persona qualsiasi e magari arrivare alle stesse conclusioni, ma ci sono persone nella cui scelta di vita, si rintraccia più facilmente la vocazione come qualcosa che supera la semplice idea di stabilità e sistemazione: penso ai religiosi, ai missionari, ai poveri, agli ammalati, ai volontari, penso a chiunque svolga la sua professione sempre come servizio e non come occasione di profitto, penso ai poeti e agli artisti, che attraverso l’arte ci mettono di fronte l’ordinario che è sempre sotto i nostri occhi, ma ce lo indicano condividendo con tutti la bellezza che, probabilmente, hanno colto solo loro. E tu leggi un verso o guardi un colore e ti dici: «Non ci avevo mai pensato!», oppure: «Non avevo mai notato quella sfumatura nel cielo, o il verde di quel filo d’erba!».

Mario ci ha accolto nel suo studio sul corso di Ripatransone e ci ha fatto sedere immergendoci fin da subito in un’atmosfera caratterizzata dalla bellezza: una musica di sottofondo e i colori delle sue opere appese alle pareti rendono lo studio un’oasi di pace, un luogo di ristoro per il pellegrino. E i ragazzi hanno ascoltato con grande attenzione la sua storia, ciò che lo ispira, ciò che lo muove a dipingere, ciò che attira la sua attenzione nel mondo in cui viviamo. Mario ci ha raccontato la sua vocazione di artista: cercare il bello che Dio mette nel creato e nella vita ed esprimerlo in modo da offrirlo allo sguardo dell’uomo. E ha invitato i ragazzi a guardare le opere esposte cercando di leggervi non solo quello che l’artista ha voluto esprimere, ma anche quello che l’opera stessa sta comunicando a chi si ferma e ci entra in dialogo. Da qui l’invito a cercare sempre il bello, il buono, il giusto perché ci sentiamo ristorati e restaurati dalla bellezza e dalla bontà che incontriamo sulla nostra via.

Alcune frasi di Mario sono state un po’ sconvolgenti, se rapportate al sentire comune: «Non inizio un’opera perché la so fare, ma proprio perché non la so fare»; «Non dipingo un quadro perché debba piacere a tutti»; «Siamo tutti chiamati a fiorire come i fiori del campo: essi sono belli così come sono e non perché qualcuno li guarda e ne ammira la bellezza»; «Non dobbiamo permettere al mondo di spegnere quella bellezza che Dio ha messo in ciascuno di noi»; «Noi qui ora siamo il mondo e siamo coscienti che la fraternità è bella, che la pace ci fa stare bene, che la gentilezza ci rasserena, che il rispetto dell’altro e della sua diversità ci permette di essere in armonia tra noi, che siamo tra fratelli e sorelle e non abbiamo nulla da temere; cosa ci può impedire di vivere così anche fuori da questa stanza, da questo luogo?»; «La mia vita è diventata completa quando ho avuto la fortuna di conoscere Mara, la mia musa, e affrontare insieme questo cammino tra vita e arte, che, insieme alle ispirazioni e alle opere, ha anche generato Venise Maria, nostra figlia. Ringrazio Dio per il tempo che ci dona di trascorrere insieme! Non è tempo sottratto all’arte quello che trascorro con mia moglie e mia figlia! È tempo di grazia, tempo d’amore, tempo di bellezza e incontro con Dio in questi frammenti quotidiani e ordinari che brillano della Sua luce! È tempo da riconoscere sempre come un dono prezioso, anche quando è vissuto al di fuori dei propri programmi e previsioni: anche nelle situazioni impreviste e inaspettate Dio pone i suoi doni, la Sua luce!».

Mentre ascolto Mario, ricordo la vita di Giuseppe, la sua fiducia in Dio, conosciuto nei racconti di Giacobbe, la fiducia nei suoi genitori e nei suoi fratelli, che mai avrebbero dovuto invidiarlo, pensare di ucciderlo, venderlo,… Ricordo quel Giuseppe che più viene gettato in basso e più viene raggiunto da Dio, dal Suo amore, dalla Sua provvidenza e, così, diventa benedizione per l’Egitto, ma anche per i suoi fratelli. Ricordo quel Giuseppe che, profondamente grato per la misericordia che ha ricevuto da Dio, impara a perdonare i suoi fratelli e offre egli stesso misericordia.

Usciamo dallo studio con tanta bellezza negli occhi e nel cuore, bellezza che si traduce in gratitudine a Mario per il tempo che ci ha dedicato, per quello che ci ha comunicato e per l’incoraggiamento che ha dato a ciascuno di noi a essere coscienti della bellezza che siamo e a offrire quella bellezza seguendo Gesù, il bel pastore!

La due giorni a Ripatransone s’è conclusa con la celebrazione dell’Eucaristia nella Chiesa di San Pastore: le preghiere dei fedeli, composte dai ragazzi, sono state espressione della gioia della fraternità vissuta e della bellezza di vivere in compagnia di Gesù, guardando il mondo e il prossimo coi Suoi occhi!


Poi, naturalmente, c’è stato un bel pranzo di festa e abbiamo fatto volare gli aquiloni costruiti dai ragazzi scrivendo sulle “code” i loro sogni!

martedì 30 aprile 2024

"Io sono la vite, voi i tralci" (Gv 15, 5)


Brano su cui pregare: Gv 15, 1-8

Grazia da chiedere

Chiedi al Signore la grazia di riconoscere che sei tralcio della «vite vera» e di gioire dell’opera provvidenziale di Dio in te e nel tuo prossimo!


INTRODUZIONE ALLA PREGHIERA

Leggi il testo contemplando l’opera provvidenziale della vite vera e dell’agricoltore (v. 1). Se tu sei il tralcio, qui si sta parlando di tutta la tua vita, di tutta la tua esistenza. C’è qualcuno che ti comunica la linfa vitale; c’è qualcuno che ti custodisce e si prende cura di te perché tu porti più frutto.

Leggi il testo contemplando quello che viene chiesto ai discepoli: «Rimanete in me e io in voi» (v. 4). Può rimanere uno che è già stato accolto. Chi ti ha accolto? Chi ti ha detto di entrare nella sua casa? Quando è iniziata questa relazione vitale con Gesù? Ricordi la domanda dei primi discepoli nel Vangelo di Giovanni? «Rabbì, dove dimori?» (Gv 1, 38). E Gesù li accoglie, li fa entrare dove Lui dimora: «Venite e vedrete» (v. 39). E il versetto 39 continua dicendo quello che fecero i due discepoli: «Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno RIMASERO con lui; erano circa le quattro del pomeriggio». Fai memoria del tuo Battesimo e della vita nuova iniziata quel giorno, la vita nuova nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Leggi il testo contemplando la comunione in cui Gesù ti fa entrare: comunione con Dio e con il prossimo. Sei tralcio collegato a Lui che è la vite vera; sei tralcio di cui il Padre si prende cura, potandolo quando è necessario ma sempre per farti portare più frutto, mai per farti seccare o per il gusto di tagliare. Il tuo prossimo è anch’egli tralcio della vite vera; anche lui riceve come te la vita da Dio, anche dei suoi frutti Dio gioisce, come gioisce dei tuoi. E la gioia di Dio per i tuoi frutti (come per i frutti del tuo prossimo) è gioia piena! Ogni tralcio porta molto frutto: i frutti della vite sono gioia per tutti; i tuoi frutti sono gioia per Dio e per il prossimo e i frutti del prossimo sono gioia per Dio e per te! Nella vite i tralci non si guardano e non si mettono a confronto, né fanno la gara a chi porta più frutto; i tralci non provano invidia gli uni per gli altri!

Riconosci l’opera di Dio in te, gioisci e canta il Magnificat con Maria e tutti i Santi: «L’anima mia magnifica il Signore,…».

 

INDICAZIONI PER LA PREGHIERA

-        Ora rileggi il brano biblico; cerca di capirlo, soprattutto per come ti è stato spiegato: cosa dice il brano in sé?

 

-        Fai presente la tua vita quotidiana, le tue situazioni, quello che sei…; rivedi tutto a partire dal brano biblico: cosa dice a te?

 

-        COME TI TOCCA quello che comprendi? Quale sentimento ti suscita?

 

Dialoga con il Signore ed esprimi ciò che desideri dirgli

lunedì 22 aprile 2024

Dio dà tutta la sua vita per te, ora, così come sei, conoscendo tutto di te!


Brano su cui pregare: Gv 10, 11-18

Grazia da chiedere

Chiedi al Signore la grazia di sentirti pecorella conosciuta, amata, custodita, salvata da Lui che è il buon pastore.

 

INTRODUZIONE ALLA PREGHIERA

Leggi per intero il capitolo 10 del Vangelo di Giovanni da cui sono tratti i versetti 11-18.

Gesù si presenta come il «buon pastore», Colui che «dà la propria vita per le pecore» (v. 11). Non hai da temere: il buon pastore è con te per darti la vita e rimane con te anche quando vede venire il lupo; il buon pastore non permette che il lupo ti rapisca: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano» (v. 28).

«Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me» (v. 14). Il buon pastore conosce ciascuna delle sue pecore, il buon pastore ti conosce. Non sei cristiano per caso, non sei uno dei tanti: sei quella pecorella che il pastore conosce ed è disposto a cercare finché non la trova, offrendo tutta la sua vita per salvarla: «… e do la mia vita per le pecore» (v. 15). Il salmo 139 dice: «Signore, tu mi scruti e mi conosci, tu conosci quando mi siedo e quando mi alzo, intendi da lontano i miei pensieri, osservi il mio cammino e il mio riposo, ti sono note tutte le mie vie. La mia parola non è ancora sulla lingua ed ecco, Signore, già la conosci tutta. […] Scrutami, o Dio, e conosci il mio cuore, provami e conosci i miei pensieri; vedi se percorro una via di dolore e guidami per una via di eternità» (139, 1-4. 23-24). Dio conosce tutto di ciascuna delle sue pecorelle e l’ama per intero, conoscendo anche tutto ciò che agli occhi della pecorella è fragilità, limite, peccato, vergogna da nascondere. Dio dà tutta la sua vita per te, ora, così come sei, conoscendo tutto di te! Niente e nessuno può diminuire il valore che tu hai davanti a Dio!

«… io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso» (vv. 17-18). Nessuno toglie la vita a Gesù; è Lui a donarla! In ogni luogo, in ogni tempo, in ogni situazione (anche sulla croce), nel nome di Gesù puoi offrire la tua vita, puoi amare, dare la vita e riceverla da Lui di nuovo!

 

INDICAZIONI PER LA PREGHIERA

-        Ora rileggi il brano biblico; cerca di capirlo, soprattutto per come ti è stato spiegato: cosa dice il brano in sé?

 

-        Fai presente la tua vita quotidiana, le tue situazioni, quello che sei…; rivedi tutto a partire dal brano biblico: cosa dice a te?

 

-        COME TI TOCCA quello che comprendi? Quale sentimento ti suscita?

 Dialoga con il Signore ed esprimi ciò che desideri dirgli