giovedì 25 dicembre 2025

Natale 2025 – Messa della notte


«Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia» (da Lc 2, 1-14).
 
E a Betlemme anche io trovo un bambino e vedo i suoi occhietti che si aprono e si chiudono sul mondo e su di me. E sento che Lui è così piccolo e indifeso che la sua vita dipende da me. E Lui mi guarda e io non so cosa pensa, ma il Suo è uno sguardo buono, pacifico, da bimbo appena nato.
E Lui mi guarda e si fida, anche se neanche io mi fido più di me stesso.
«Si fida di me perché ancora non sa…», dico subito con spietato realismo, ma poi penso che invece sono io che ho dimenticato chi sono e Lui invece lo sa ancora molto bene, perché è appena nato, e allora si fida. Si fida perché sa che nasciamo per amare e quindi sa che anch’io sono nato per amare; sa che lo amerò perché la vocazione di ogni uomo è solo e soltanto amare.
 
E a Betlemme anche io trovo un bambino e sento la sua manina che si aggrappa a me ed è piccina piccina. S’aggrappa perché io sono grande e Lui si sente al sicuro con me. Non sa che sono un fifone e che non è per niente al sicuro aggrappandosi a me. O forse s’aggrappa perché sa che mi farei sbranare io, piuttosto che abbandonarlo nel pericolo; questo per un bambino appena nato sento di volerlo e poterlo fare: tenerci più alla Sua vita che alla mia!
 
E a Betlemme anche io trovo un bambino che dorme appoggiando la Sua testolina sulla mia spalla o sul mio cuore, e così mi rivela che sono prezioso e che la mia vita ha senso anche quando sto fermo e non posso fare o non posso muovermi. E così sto attento al Suo respiro, ma anche Lui sta attento al mio; e il Suo cuore batte per me (è per me che s’è fatto uomo) e il mio cuore batte per Lui!
 
E a Betlemme anche io trovo un bambino e sento dentro di me che il buio della notte, lo sconforto del dolore, la paura della sofferenza, la tristezza del peccato non possono separarmi da Lui, perché Lui è qui per me e sceglie di essere con me, di rimanere con me per sempre, anche se sono così diverso da Lui, anche se Lui è la luce del mondo e io mi sento più simile alla notte!
 
«Ecco la luce più chiara, la letizia più sicura del nostro Natale di quest’anno: una carità, che resta fedele a chi non è più fedele e viene all’appuntamento con la nostra indegnità nel sorriso di un Bambino, che tutto sa e nulla ricorda, che tutto soffre e di nulla ci incolpa.
Signore, più che il tuo rimanere, mi prende il cuore e me lo piega il tuo tornare.
Signore, sto male: ma perché tu torni, perché tu vuoi tornare anche in questo Natale, il mio non è più lo star male di prima.
Signore, non ti domando nulla; mi basta la certezza che tu torni.
Io sono diventato tanto cattivo, ma se tu torni, anche questo grosso male di oggi passerà.
Signore, grazie: mi sento già meno male. C’è già qualche cosa di nuovo oggi: ci sei tu che ritorni» (don Primo Mazzolari, 1939).

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