«Non temete:
ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella
città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per
voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una
mangiatoia»
(da Lc 2, 1-14).
E
a Betlemme anche io trovo un bambino e vedo i suoi occhietti che si aprono e si
chiudono sul mondo e su di me. E sento che Lui è così piccolo e indifeso che la
sua vita dipende da me. E Lui mi guarda e io non so cosa pensa, ma il Suo è uno
sguardo buono, pacifico, da bimbo appena nato.
E
Lui mi guarda e si fida, anche se neanche io mi fido più di me stesso.
«Si
fida di me perché ancora non sa…», dico subito con spietato realismo, ma poi
penso che invece sono io che ho dimenticato chi sono e Lui invece lo sa ancora
molto bene, perché è appena nato, e allora si fida. Si fida perché sa che
nasciamo per amare e quindi sa che anch’io sono nato per amare; sa che lo amerò
perché la vocazione di ogni uomo è solo e soltanto amare.
E
a Betlemme anche io trovo un bambino e sento la sua manina che si aggrappa a me
ed è piccina piccina. S’aggrappa perché io sono grande e Lui si sente al sicuro
con me. Non sa che sono un fifone e che non è per niente al sicuro
aggrappandosi a me. O forse s’aggrappa perché sa che mi farei sbranare io,
piuttosto che abbandonarlo nel pericolo; questo per un bambino appena nato
sento di volerlo e poterlo fare: tenerci più alla Sua vita che alla mia!
E
a Betlemme anche io trovo un bambino che dorme appoggiando la Sua testolina
sulla mia spalla o sul mio cuore, e così mi rivela che sono prezioso e che la
mia vita ha senso anche quando sto fermo e non posso fare o non posso muovermi.
E così sto attento al Suo respiro, ma anche Lui sta attento al mio; e il Suo
cuore batte per me (è per me che s’è fatto uomo) e il mio cuore batte per Lui!
E
a Betlemme anche io trovo un bambino e sento dentro di me che il buio della
notte, lo sconforto del dolore, la paura della sofferenza, la tristezza del
peccato non possono separarmi da Lui, perché Lui è qui per me e sceglie di
essere con me, di rimanere con me per sempre, anche se sono così diverso da
Lui, anche se Lui è la luce del mondo e io mi sento più simile alla notte!
«Ecco
la luce più chiara, la letizia più sicura del nostro Natale di quest’anno: una
carità, che resta fedele a chi non è più fedele e viene all’appuntamento con la
nostra indegnità nel sorriso di un Bambino, che tutto sa e nulla ricorda, che
tutto soffre e di nulla ci incolpa.
Signore,
più che il tuo rimanere, mi prende il cuore e me lo piega il tuo tornare.
Signore,
sto male: ma perché tu torni, perché tu vuoi tornare anche in questo Natale, il
mio non è più lo star male di prima.
Signore,
non ti domando nulla; mi basta la certezza che tu torni.
Io
sono diventato tanto cattivo, ma se tu torni, anche questo grosso male di oggi
passerà.
Signore, grazie: mi
sento già meno male. C’è già qualche cosa di nuovo oggi: ci sei tu che ritorni»
(don Primo Mazzolari, 1939).

Nessun commento:
Posta un commento