venerdì 16 gennaio 2026

Il senso della vita

Mt 25, 31-46
Sulla Bibbia edizione Ancora questi versetti vengono intitolati "Il giudizio definitivo", ma io li intitolerei "Il senso della vita". E questa pagina non parla di un uomo generico ma parla di me, di quello che ho vissuto, di quello che sto vivendo, di quello che vivrò e di quello che scelgo di fare nella vita.
 
Ieri, mentre predicavo a un funerale, mi accorgevo, predicando, che quelle famose parole che tutti ormai conosciamo a memoria "... ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi" (Mt 25, 35-36) contengono la risposta alla domanda: "Com'è che sono vivo?".
Sono nato nudo e qualcuno subito mi ha vestito, sono nato affamato e assetato e qualcuno mi ha dato da mangiare e da bere, sono nato straniero, perché quando nasciamo siamo tutti stranieri appena sbarcati sul continente della vita, e sono stato accolto, da piccolo mi ammalavo di frequente e sono stato visitato e curato tutte le volte, sono stato carcerato perché spesso finivo in punizione, ma quelle punizioni non si concludevano mai con una squalifica definitiva e comunque c'era sempre qualcuno che veniva a trovarmi...
 
Mi sembra che Gesù mi stia dicendo: "Riconosci cosa ti fa vivere e prenditi cura della vita di chiunque e ricordati che la tua vita ha avuto, ha e avrà bisogno di amore e quell'amore non ti è mai mancato".
 
Questo non sminuisce l'importanza del giudizio definitivo ma lo rende ancora più vitale: vedendolo come qualcosa di lontano, infatti, potrei essere tentato di non curarmene o di pensare che tanto mi riguarderà quando questo presente sarà finito e invece già ora ne va della mia vita. Se non mi prendo a cuore la carità, se non vivo per amore, sto già perdendo vita, sto già facendo mancare, all'uomo e al mondo, la vita.

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