martedì 3 novembre 2026

Venite, è pronto


Di un povero posso solo essere amico.
Ogni altro modo di stare con lui mi farà sentire un padreterno e questo non farà bene né a me, né a lui.

Penso a questo leggendo il Vangelo di oggi (Lc 14, 15-24) in cui c’è un tale che ha invitato alcune persone a cena, ma quando manda a chiamarle, tutte quelle persone sono prese nei loro affari e rinunciano alla cena.

Alla fine chi si siede a tavola per la grande cena sono poveri, storpi, ciechi e zoppi.

Sono persone che forse nessuno chiama, nessuno considera, persone che non hanno più impegni o non ne hanno mai avuti, persone dimenticate, scartate.

Queste persone hanno tempo per andare a cena e dalle parole di Gesù mi sembra che a quella cena partecipano solo loro; non ci sono puntini di sospensione che fanno immaginare la presenza di altri: «…conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi». L’articolo determinativo mi rivela che sono proprio loro a essere gli attesi, i cercati!

E allora penso a come io che – almeno apparentemente – povero non sono, cieco non sono, storpio non sono, zoppo non sono, spesso rischio di vivere da padreterno che pensa di non aver bisogno di quell’invito a cena: «Venite, è pronto», eppure si tratta dell’invito della vita, quello che se lo manco ho perso tutto e forse l’ho perso per sempre! Quella cena, infatti, è unica, come ogni pranzo e ogni cena: ce ne saranno altri, ma non saranno mai più quel pranzo o quella cena.

E io me la sono persa.

E qui torna il pensiero iniziale: di un povero posso solo essere amico.

Perché se penso di essere per lui il padreterno, quando il povero mi dirà di accompagnarlo a quella cena, io gli risponderò che non posso, che non ho tempo, che ci sono tanti altri poveri da aiutare e non è ancora il momento di andare a cena per il padreterno,… sarà insomma anch’egli uno degli “affari” che mi impedisce di cogliere l’invito: «Venite, è pronto».

Se, invece, gli sono amico, forse egli mi donerà un po’ della sua povertà, forse mi donerà di accorgermi che sono cieco perché non vedo l’essenziale, forse stando con lui m’accorgerò che sono storpio, perché le mie mani non bastano mai a rispondere ai suoi innumerevoli bisogni, forse la sua compagnia mi rivelerà che sono zoppo e che anch’io ho bisogno di lui e di tutti gli altri per camminare e per vivere!
Sicuramente la sua amicizia mi donerà di non sentirmi padreterno, o di sentirmici un po’ meno; perché essere amico di un povero mi farà capire che non sono onnipotente e lui non mi chiede nemmeno di esserlo: gli basta che io sia il suo amico.

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