«Signore, se il mio fratello commette
colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?» (Mt 18, 21).
Perché
questa domanda?
Forse
perché a un certo punto, dopo sette volte, viene la sensazione che sia il momento
di dire: «Basta!».
Forse
perché a Pietro è sembrato giusto dire: «Adesso basta!», ma poi, DENTRO di sé,
ha sentito che così giusto non era, perché quel suo negare il perdono lo ha
fatto sentire come in sospeso, in dubbio, come se gli fosse venuto a mancare
qualcosa, come se DENTRO gli si fosse aperta una ferita profonda…
E
Gesù gli spiega il perché:
un
uomo trova la sua pienezza di vita nell’amore.
Ogni
mancanza d’amore, ogni omissione è una
ferita dolorosa, non solo per chi la riceve, ma anche per chi la commette.
Il
perdono è espressione dell’amore più grande (Lc 23, 34) e non ha limiti, né
quando lo riceviamo, né quando siamo chiamati a donarlo.
Se
Dio smettesse di perdonarmi, morirei.
Se
io smettessi di perdonare, morirei.
E
lo sento DENTRO che sto morendo, che sto perdendo vita.

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