Leggendo
la prima lettura della Messa di oggi, mi accorgo che Dio mi ricorda sempre un’altra
strada, una strada che dimentico facilmente o che mi fa comodo dimenticare.
Oggi
Dio mi ricorda l’esistenza di quest’altra strada e a me sembra di vederla per
la prima volta. E così gli sono grato, perché sapere che c’è un’altra strada mi
dona sollievo, mi alleggerisce.
Quando
vedo di fronte a me un’unica possibilità, mi sento costretto e non è una bella
sensazione. Nella prima lettura di oggi c’è la via della forza e del potere che
regola ogni aspetto della vita: il più forte può, il più debole non può; il più
forte comanda e il più debole deve sottomettersi. E sembra non esserci via d’uscita.
Di
questa visione sono prigionieri un
po’ tutti nella prima lettura: i Filistei
e Golia, sicuri della loro forza, l’esercito di Israele, che non ci prova
nemmeno ad affrontare Golia, certo che la sua forza gigantesca abbia già vinto,
Saul, che vedendo Davide vuole
evitargli la morte sicura: «Tu non puoi
andare contro questo Filisteo a combattere con lui…».
E
Saul, che s’è abituato a leggere la vita secondo la via della forza, ha perfettamente
ragione: come può un pastorello affrontare un signore della guerra?
E
poi c’è Davide, uno che s’è accorto
di un’altra strada, quella dell’umiltà e della fiducia in Dio e non mette in
discussione questa sua fiducia neanche quando si avvia a una morte certa: «Il Signore che mi ha liberato dalle unghie
del leone e dalle unghie dell'orso, mi libererà anche dalle mani di questo
Filisteo».
Ogni
giorno mi capita di avere a che fare con la mia forza: in alcuni momenti mi
sento Golia, molto più spesso mi sento Saul. E quasi mai mi ricordo che posso
anche provare a sentirmi Davide e scegliere di percorrere una via nuova, la via
della fiducia in Dio, la via dell’umiltà, della mitezza, la via di chi si
riconosce debole con altri deboli, la via di chi non rinuncia a prendere le
difese del più debole, dell’ultimo, del più abbandonato, anche quando la
sproporzione delle forze in campo è evidente.
Oggi
si festeggia Sant’Agnese. Una ragazza di tredici anni che affrontò il Golia del
suo tempo e vinse. E io oggi ricordo bene il nome di Agnese, che è stata uccisa
dalla ferocia spietata dei potenti, mentre non conosco o non ricordo i nomi di
molti dei potenti del suo tempo. Oggi, grazie ad Agnese, so che c’è sempre l’altra
strada e che posso seguirla in ogni momento.
So
a cosa portano le manifestazioni di forza: vedo com’è il mondo oggi, mondo che
non ha mai voluto abbandonare la via della forza e della potenza.
Purtroppo
non posso vedere come sarebbe stato il mondo se avesse accettato di “disarmare”
e vivere in uno stile di comunione (non posso vederlo perché i potenti hanno
scelto di non uscire dalla via dei rapporti di forza, anche se molti profeti si
sono alzati a indicare l’altra strada come l’unica via di salvezza).
Oggi
so che il mondo approverà le mie scelte di forza e so che esse porteranno anche
qualche frutto, ma a che prezzo? Chi usa la forza seminando distruzione e
morte.
Oggi
so che continuando sulla via della forza non vedrò mai i frutti della carità, i
frutti della Provvidenza, i frutti della Comunione. Continuando sulla via della
forza non vedrò mai la pace.
La prima lettura di oggi
dice che la fiducia in Dio, anche contro il buon senso – espresso da Saul che
vuole salvare Davide – porta frutti sorprendenti. Lo dice perché io oggi mi
fidi e possa oppormi alla prepotenza e a ogni forma di violenza con uno stile
di fraternità e comunione!