domenica 1 marzo 2026

Trasfigurazione – omelia per la II Domenica di Quaresima, anno A


«Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo»
 
Ieri sera, mentre facevo cena, ascoltavo le notizie del bombardamento in Iran e mi pareva così strano essere lì a mangiare mentre scorrevano le immagini, le notizie, le parole, i commenti, le opinioni,… così dure, così prive di pietà per uomini, donne, bambini,…
 
E ho pensato all’uomo e anche all’uomo che sono io.
 
Ho pensato che posso scegliere in ogni momento di vivere una vera e propria trasfigurazione al contrario: Gesù diventa così luminoso, così bello da farti desiderare di rimanere lì con Lui per sempre («Signore, è bello per noi essere qui!») e l’uomo può scegliere in ogni momento di farsi così brutto, così tenebroso, così cupo, violento e duro da non essere più riconosciuto da quelli di casa, dai suoi, dagli altri uomini,… tanto che tutti fuggono al solo sentirne il nome o la notizia del suo arrivo.
 
In ogni momento può accadere anche a me di perdere – E SEMPRE PER SCELTA MIA – la così bella somiglianza con Dio, che mi caratterizza fin dalla creazione.
Dio che, dopo essersi trasfigurato davanti a me, dopo avermi manifestato tutta la Sua gloria, torna a essere ai miei occhi «Gesù solo»; Dio torna a essere Colui a cui io somiglio («È Dio e mi assomiglia», scrive Sartre).
Gesù mi dice che gli somiglio in tutto, eccetto il peccato, mi dice di ALZARMI e NON TEMERE, perché il mio cuore può RINNOVARSI continuamente nel Suo amore, se mi metto in ascolto di Lui!
Gesù mi dice che SONO ANCH’IO FIGLIO AMATO!!!
 
E io oggi non posso fare a meno di chiedermi:
Cosa ho fatto della mia bellezza di figlio amato?
Cosa ne sto facendo, qui e ora?
Cosa sarà di me, dopo?
 
Trump, Putin, Netanyahu, Khamenei,… mi dicono di un modo di fare e di vivere che INVECCHIA, di una vita e di un potere che più passa il tempo e più SI VA DISFACENDO, si va sciogliendo come neve al sole… mi dicono di un amore che nel tempo s’è perso, di una somiglianza con Dio che È STATA VENDUTA o BARATTATA per il potere, per il denaro, per la fama e così s’è trasformata in TERRORE, causa di pianto, sofferenze, morte,…
 
Guardando loro, oggi mi chiedo e ti chiedo:
Che ne è della tua innocenza di bambino?
Che ne è della tua tenerezza?
Che ne è della tua bellezza?
Che ne è della tua somiglianza con Dio?
 
Sul monte Tabor, Pietro, Giacomo e Giovanni vengono “rapiti” dalla bellezza dell’amore di Dio, un amore sempre luminoso e semplice, un amore che si rinnova sempre e non invecchia, un amore che ti fa desiderare di FARE CASA LÌ, anche se lì con te non hai portato niente: sai bene, però, di aver incontrato il Tutto e senti chiaro che non ti verrà a mancare niente («Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla»).
 
«Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo» (v. 8).
Tra poco anche tu alzerai gli occhi e vedrai Gesù, qui sull’altare.
Chiedigli oggi la grazia di gustare profondamente la Sua amicizia, la Sua compagnia; chiedigli di vincere la paura che sia “TROPPO” per te ASCOLTARLO, che sia “TROPPO” per te SEGUIRLO; chiedigli di lasciarti “rapire”, oggi e sempre, dalla Sua bellezza, dal Suo amore per te, dal Suo fare comunione con te!
 
Se vuoi, puoi farlo con le parole di San Francesco:
«Rapisca, ti prego, o Signore,
l’ardente e dolce forza del tuo amore
la mente mia da tutte le cose che sono sotto il cielo,
perché io muoia per amore dell’amor tuo,
come tu ti sei degnato morire
          per amore dell’amor mio» (Preghiera “absorbeat”, FF 277).