giovedì 5 febbraio 2026

Il re Davide e io

Non so se al buon Peppe la parola di Dio offre risposte, ma so che gli fa sorgere domande, domande che, puntualmente, dopo la messa delle 9.00, rivolge a me, appena rientro in sacrestia. A volte so rispondere, altre volte no, ma sempre porto con me la domanda. Ed è incredibile come le domande abbiano il potere di rimanermi in testa per ore, giorni, mesi,…
 
Ieri, dopo il “prosit”, è stata la volta del censimento: “Che aveva fatto di male il re Davide facendo il censimento?” (leggi 2Sam 24, 2. 9-17, prima lettura della Messa del 04/02/2026).
 
Mentre mi tolgo la casula e il camice, ci penso un po’ e poi gli dico: “La lettura di oggi mi fa pensare che Davide abbia fatto il censimento per rendersi conto della forza che aveva a disposizione, come se avesse bisogno di contare sugli uomini e non si fidasse fino in fondo della Provvidenza di Dio, o come se la grandezza d’Israele fosse nel numero di abitanti e non nella Promessa di Dio ad Abramo”.
 
Oggi, ripensando al censimento, mi sono accorto che è un po’ il male del nostro tempo: tendiamo a misurare e a essere misurati con una precisione quasi maniacale e questo non so se ci fa bene o se influenza, restringendolo, il nostro orizzonte, il nostro modo di pensare, sognare, agire, parlare, progettare, evangelizzare, amare…
 
A fine anno qui in parrocchia si contano i funerali, i battesimi, le prime comunioni, le cresime e i matrimoni, a occhio si può fare una statistica della partecipazione alla Messa o ad altre attività parrocchiali, quotidianamente si può contare il numero delle persone raggiunte sui social e il numero di follower o di visualizzazioni di un post e da lì si ricava il dato sull’accoglienza che ha avuto la proposta o il contenuto pubblicato. Così uno può regolarsi nell’elaborare le iniziative parrocchiali seguendo l’onda del gradimento, in modo tale da raggiungere e coinvolgere più persone. E, misurando un incremento, uno può stare tranquillo perché c’è un riscontro positivo.
 
Ma tutto questo “contare” influenza le mie scelte e forse mi dà anche l’impressione che sia tutto nelle mie mani o comunque nelle mani di qualcuno abile a costruire proposte che generano adesioni e partecipazione.
 
E se a un certo punto i contenuti veri e vitali suonassero sgradevoli alle orecchie dei follower, avrei il coraggio di esprimerli?
Se la chiesa si svuotasse perché il Vangelo contraddice le scelte della maggioranza, avrei il coraggio di continuare a predicare il Vangelo?
È vitale il seguito che ottengo, o la verità che esprimo?
 
La resa della semina la si vede mesi dopo, al momento del raccolto.
Ed è un bene che sia così; perché se avessi la possibilità di conoscere la resa già al momento della semina, forse seminerei in modo più scientifico, ma con meno gratuità e generosità.
 
Non è che questo nostro studiare le statistiche, fare censimenti, conoscere le visualizzazioni in tempo reale, avere un seguito da mantenere e da incrementare,… sta rendendo meno gratuito il nostro annuncio?
Non è che ci sta togliendo la convinzione della gratuità dell’annuncio e dell’accoglienza del Vangelo (leggi Mc 6, 7-13, Vangelo della Messa del 05/02/2026)?
 
Il bello nella mia giornata è incontrare persone che amano gratis, senza misurare il tempo e le attenzioni che mi dedicano o che dedicano agli altri. Quando ho l’impressione che l’incontro con una persona si svolge in un modo che sembra costruito per ottenere la mia fiducia e la mia adesione, magari la proposta è pure buona, ma mi resta antipatica perché mi sembra che quella persona non è interessata a me, ma ad aumentare i suoi numeri o il suo profitto.
 
“Che aveva fatto di male il re Davide ordinando un censimento?”.
A prima vista, niente di male, solo un conteggio della popolazione; ma alla lunga gli sarebbe sorto il dubbio se conveniva di più affidarsi alle mani degli uomini o rimanere in quelle di Dio.
 
E io?

Con molta calma…

“Nel calcio ci vuole molta pazienza e molta calma. Non ci vuole frenesia, bisogna essere lucidi e il gruppo ha fatto delle buone cose; ai giocatori va lasciato il tempo di inserirsi…”.
“Io sono cresciuto da giocatore e, di conseguenza, da allenatore con il mister Galeone che… detestava i giocatori non pensanti. Credo che nel calcio ci vogliono dei giocatori pensanti e io ne ho tanti,…”.
“Facciamo un passettino alla volta con molta calma”.

[Massimiliano Allegri a Sky Sport dopo Bologna – Milan del 03/02/2026]

 
 
Il primo pensiero che ho avuto ascoltando su Youtube Massimiliano Allegri ai microfoni di Sky Sport è stato: “Queste parole funzionano anche per la parrocchia!”.
 
E in effetti potrei ritradurle così:
“In parrocchia ci vuole molta pazienza e molta calma; non ci vuole frenesia: bisogna essere lucidi. Alle persone va lasciato il tempo di inserirsi”.
E poi:
“Credo che in parrocchia ci vogliono cristiani pensanti e io ne ho tanti”.
E ancora:
“Facciamo un passettino alla volta con molta calma”.
 
Sono tutte cose che ho imparato nel corso degli anni, ma che devo difendere continuamente dalla tentazione di vedere subito i risultati, raggiungere gli obiettivi, non avere sorprese, far funzionare i meccanismi e gli schemi, …
 
Sento sempre in agguato, infatti, la tentazione di pensare che la parrocchia possa funzionare come una catena di montaggio che, una volta messa in funzione, produce infallibilmente e rapidamente ciò per cui è stata progettata. E invece stiamo parlando di persone, di cammini di crescita, di maturazione, di ascolto e di accompagnamento paziente: “Alle persone va lasciato il tempo di inserirsi”.
 
Sento sempre in agguato la tentazione di circondarmi di persone che seguano le indicazioni senza fare obiezioni, … Ma la ricchezza sta proprio nel dialogo, nel mettermi in ascolto di ciascuno; la ricchezza sta proprio nel pensare insieme, nel favorire l’espressione del pensiero di ciascuno, nel consentire a tutti i cristiani di crescere come cristiani pensanti.
 
Sento sempre in agguato la tentazione di arrivare prima possibile alla meta. Invece in parrocchia bisogna camminare con calma, per non lasciare indietro nessuno: “Facciamo un passettino alla volta con molta calma”.

mercoledì 4 febbraio 2026

Perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza

«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo 
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
 
Simeone ha visto Gesù!
L’attesa di Gesù e poi l’incontro con Gesù hanno fatto della sua vita una vita buona, una vita vissuta nel desiderio di fare la volontà di Dio; Simeone è “uomo giusto e pio”.
 
Eppure Simeone – a cui noi diciamo: “Beato te, che hai tenuto in braccio Gesù!” – oggi ci direbbe: “Beati voi, perché non solo vedete Gesù e avete la possibilità di ascoltarlo, ma addirittura potete nutrirvi di Lui, facendo la comunione!”.
Simeone non poteva sapere o prevedere quello che noi oggi sappiamo di Gesù. Simeone è pieno di gioia perché incontra il Salvatore che attendeva da tutta la vita!
 
E noi?
Ci rendiamo conto della beatitudine che viviamo?
Ci rendiamo conto della luce del Cristo risorto che sta illuminando la nostra vita dal giorno del nostro Battesimo?
Viviamo alla Sua luce?
Lasciamo che la Sua luce illumini la nostra vita?
 
E allora ti invito a chiedere la grazia che la luce di Cristo, simboleggiata da queste candele che abbiamo acceso stasera, possa illuminare ogni tua giornata per vedere l’amore e il bene che ricevi da Dio e dal prossimo, perché senza la luce di Cristo, le tenebre del male, che fai o che ricevi quotidianamente, le delusioni, i malesseri, le arrabbiature, le cattive notizie, le sofferenze,… rischiano di oscurare la verità più grande che è l’amore di Dio per te e di farti cadere nella tristezza, nella rassegnazione, nella disperazione che ti toglie le forze anche di fare quel bene che è alla tua portata…
 
E ti invito a chiedere la grazia che la luce di Cristo possa illuminare ogni tua giornata per farti vedere tutte le occasioni di bene che incontri dalla mattina alla sera, per poter vivere sempre più alla maniera di Cristo, per lasciare che la Sua presenza viva in te possa tradursi nel tuo pensare, parlare, agire, sempre più alla maniera di Cristo e sempre meno alla maniera del mondo.
 
Oggi è la giornata in cui si prega in modo particolare per la vita consacrata.
Ti invito, allora, a pregare per tutte le persone consacrate che hai incontrato nella tua vita. Ti invito a guardare queste persone e a non discuterle.
Guarda la suora di clausura, la sua vita, la sua preghiera, le sue scelte,… il silenzio che caratterizza molte ore della sua giornata… Quella vita dice a te che nel silenzio c’è un tesoro prezioso e allora anche tu, guardando la suora di clausura, prenderai un minuto o qualche tempo di silenzio ogni giorno e non avrai paura del silenzio, ma comincerai a sperimentarne la bontà.
 
Guarda il frate e i suoi voti di povertà, castità, obbedienza.
Guardali e non discuterli.
Il frate con i suoi voti ti dice che la povertà è un tesoro prezioso, che i beni di questo mondo non possono diventare il fine della tua vita, ma c’è sempre qualcosa e qualcuno che è più grande.
Guarda il frate e il suo voto di castità.
Guardalo e non discuterlo.
Ti dice che l’altro non ti appartiene, che l’amore è offerta totale di te senza condizioni e senza misura, alla maniera di Cristo, che il tuo amore non può chiudersi nelle mura domestiche ma desidera riversarsi su tutti quelli che busseranno alla tua porta,…
Guarda l’obbedienza del frate e non la discutere.
In un mondo che esalta la disobbedienza, che educa all’individualismo, ti fa bene vedere qualcuno che in tutto quello che fa sceglie di obbedire a Dio e al suo superiore nelle più piccole necessità come nelle più grandi…
Guarda alla vita comunitaria, alla famiglia, alla società, al lavoro, alla piazza,… non come luoghi di insofferenza, impazienza, tensione ma come luoghi in cui portare la luce di Cristo che è vivo e cammina con te!
La luce di Cristo non toglierà le difficoltà e non renderà la tua Via Crucis una via da percorrere in modo spensierato e senza alcuna fatica, ma ti terrà in piedi e ti permetterà di camminare con fiducia in Lui che ti ha scelto.

[Omelia per la Presentazione di Gesù al tempio – 2 febbraio 2026]

martedì 3 febbraio 2026

Domande e... risposte

Qualche anno fa ho chiesto ad alcuni giovani amici di inviarmi delle domande a cui avrei provato a rispondere.

Ho raccolto le domande, ma non ho mai iniziato a rispondere.
 
Oggi le ho rilette e ho cominciato a scrivere qualcosa in risposta alla prima. Non penso di aver concluso la risposta, anche perché la vita tiene aperte le domande e le risposte, fino alla fine e oltre la fine…
Però ho iniziato a rispondere, in modo tale da offrire almeno un inizio perché poi ciascuno possa continuare e formulare la sua risposta.
 
Buona lettura e buona continuazione!
 

1)    Che c’entra Dio con la mia vita concretamente?

 
Dio è uno che un giorno è passato e t’ha chiamato. È Lui che ti ha scelto, ti ha scelto come amico e s’è messo a camminare con te, a vivere con te, condividendo tutto di sé con te, anche tutta la Sua vita.
 
Puoi accorgerti di quanto c’entra con la tua vita, nel momento in cui lo lasci parlare alla tua vita, nel momento in cui entri in dialogo con Lui e gli racconti di te, della tua vita, delle tue aspirazioni, sentimenti, sogni, desideri, gioie, difficoltà, dolori,… lasciando che anche Lui ti racconti di sé, del suo amore, della sua vita, dei suoi sogni, dei suoi desideri, gioie, difficoltà, dolori,… e lasciando che Lui possa rivelarti chi sei e tutto il Suo amore senza condizioni e senza misura per te e per ogni uomo.

 

Un versetto da lasciar risuonare:
«Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi…» (Gv 15, 15-16).
 
Una lettura che può aiutare:
Erich Emmanuel Schmitt, Oscar e la dama rosa, edizioni e/o

«Chi pensa di…»

«Chi pensa di difendere, con la guerra, la libertà, si troverà con un mondo senza nessuna libertà.
Chi pensa di difendere, con la guerra, la giustizia, si troverà con un mondo che avrà perduto perfino l’idea e la passione della giustizia.
[…]
Chi pretende difendere con la guerra la cristianità, riporterà la Chiesa alle catacombe.
Chi vuol difendere con la guerra la civiltà cristiana, s’accorgerà d’aver aperto la strada alla barbarie» (don Primo Mazzolari, Tu non uccidere, ed. Paoline, p. 89)