Inventare
un ritiro per i ragazzi dell’acr è sempre un’esperienza entusiasmante perché ti
mette in ricerca e l’ideazione diventa un’avventura. Così, quando il gruppo
catechisti s’è messo all’opera, subito sono arrivate proposte, idee,
testimonianze, … che avrebbero messo in gioco i ragazzi rendendoli
protagonisti.
E il
ritiro, cominciato sabato pomeriggio (13 aprile), effettivamente è stato
avventuroso: una meravigliosa scoperta è stata l’incontro con le suore
Teresiane che ci hanno accolto con gioia e ci hanno fatto sentire a casa,
custodendoci come buone sorelle maggiori; un altro incontro sorprendente è
stato quello con Giuseppe e i suoi fratelli, conosciuti attraverso l’ascolto di
un brano tratto dal libro della Genesi e poi con la visione di alcuni spezzoni
del film “Giuseppe, il re dei sogni”.
I ragazzi, coinvolti in diverse attività dopo ogni spezzone, hanno scoperto
forti somiglianze tra la vita di Giuseppe e le loro giovani vite: sogni,
affetti, paure, fatiche, incomprensioni, desideri, gioie, tristezze, fraternità,
solitudine, sincerità, falsità, …
Nella
serata del sabato abbiamo anche giocato insieme, grazie alle educatrici più
giovani che hanno coinvolto tutti in giochi serali molto divertenti e in
simpatiche “missioni segrete” da svolgere durante i pasti e i tempi di svago!
La
Domenica mattina, dopo una magnifica colazione preparata dalle suore, i ragazzi
hanno incontrato un giovane artista di Ripatransone: Mario Vespasiani.
L’incontro è nato pensando ai sogni di Giuseppe: mentre con gli educatori si progettava
il ritiro, sono uscite diverse proposte su una persona che avremmo potuto far
incontrare ai ragazzi. Alla fine abbiamo scelto di chiedere a un artista di
raccontarci il suo sogno, la sua vocazione.
Perché
un artista?
Perché
l’artista non è soltanto uno che ha riconosciuto di possedere un talento o una
abilità. L’artista è uno che s’è messo in cammino, uno che ha scelto di
percorrere una via diversa dalle altre, una strada che, agli occhi di tanti, può
apparire inutile e infruttuosa. In una prospettiva economica, scegliere di
dedicarsi a tempo pieno all’arte è una scelta che espone l’artista al grande
rischio di una continua precarietà. Scegliere di dipendere da un’ispirazione
mette in una condizione di continua incertezza. Si tratta di quell’incertezza
che, in fondo, è propria dell’uomo, ma che l’uomo cerca in tutti i modi di
esorcizzare riuscendo perfino a convincersi di bastare a se stesso e di poter
provvedere a tutte le proprie necessità contando solo sulle sue capacità e sui
suoi beni.
Volevamo
che i ragazzi potessero confrontarsi con uno che non ha scelto la sua strada
perché quella strada gli dava immediate garanzie di successo o di stabilità, ma
ha seguito la sua vocazione aprendosi a qualcosa di bello, ma di non
calcolabile all’inizio del percorso.
La
storia di Giuseppe è la storia di ciascuno di noi e quindi avremmo potuto
incontrare una persona qualsiasi e magari arrivare alle stesse conclusioni, ma ci
sono persone nella cui scelta di vita, si rintraccia più facilmente la
vocazione come qualcosa che supera la semplice idea di stabilità e sistemazione:
penso ai religiosi, ai missionari, ai poveri, agli ammalati, ai volontari,
penso a chiunque svolga la sua professione sempre come servizio e non come
occasione di profitto, penso ai poeti e agli artisti, che attraverso l’arte ci
mettono di fronte l’ordinario che è sempre sotto i nostri occhi, ma ce lo indicano
condividendo con tutti la bellezza che, probabilmente, hanno colto solo loro. E
tu leggi un verso o guardi un colore e ti dici: «Non ci avevo mai pensato!»,
oppure: «Non avevo mai notato quella sfumatura nel cielo, o il verde di quel
filo d’erba!».
Mario
ci ha accolto nel suo studio sul corso di Ripatransone e ci ha fatto sedere
immergendoci fin da subito in un’atmosfera caratterizzata dalla bellezza: una
musica di sottofondo e i colori delle sue opere appese alle pareti rendono lo
studio un’oasi di pace, un luogo di ristoro per il pellegrino. E i ragazzi
hanno ascoltato con grande attenzione la sua storia, ciò che lo ispira, ciò che
lo muove a dipingere, ciò che attira la sua attenzione nel mondo in cui
viviamo. Mario ci ha raccontato la sua vocazione di artista: cercare il bello
che Dio mette nel creato e nella vita ed esprimerlo in modo da offrirlo allo
sguardo dell’uomo. E ha invitato i ragazzi a guardare le opere esposte cercando
di leggervi non solo quello che l’artista ha voluto esprimere, ma anche quello
che l’opera stessa sta comunicando a chi si ferma e ci entra in dialogo. Da qui
l’invito a cercare sempre il bello, il buono, il giusto perché ci sentiamo
ristorati e restaurati dalla bellezza e dalla bontà che incontriamo sulla
nostra via.
Alcune
frasi di Mario sono state un po’ sconvolgenti, se rapportate al sentire comune:
«Non inizio un’opera perché la so fare,
ma proprio perché non la so fare»; «Non dipingo un quadro perché debba piacere
a tutti»; «Siamo tutti chiamati a fiorire come i fiori del campo: essi sono
belli così come sono e non perché qualcuno li guarda e ne ammira la bellezza»;
«Non dobbiamo permettere al mondo di spegnere quella bellezza che Dio ha messo
in ciascuno di noi»; «Noi qui ora siamo il mondo e siamo coscienti che la
fraternità è bella, che la pace ci fa stare bene, che la gentilezza ci
rasserena, che il rispetto dell’altro e della sua diversità ci permette di
essere in armonia tra noi, che siamo tra fratelli e sorelle e non abbiamo nulla
da temere; cosa ci può impedire di vivere così anche fuori da questa stanza, da
questo luogo?»; «La mia vita è diventata completa quando ho avuto la fortuna di
conoscere Mara, la mia musa, e affrontare insieme questo cammino tra vita e
arte, che, insieme alle ispirazioni e alle opere, ha anche generato Venise
Maria, nostra figlia. Ringrazio Dio per il tempo che ci dona di trascorrere
insieme! Non è tempo sottratto all’arte quello che trascorro con mia moglie e
mia figlia! È tempo di grazia, tempo d’amore, tempo di bellezza e incontro con
Dio in questi frammenti quotidiani e ordinari che brillano della Sua luce! È
tempo da riconoscere sempre come un dono prezioso, anche quando è vissuto al di
fuori dei propri programmi e previsioni: anche nelle situazioni impreviste e
inaspettate Dio pone i suoi doni, la Sua luce!».
Mentre
ascolto Mario, ricordo la vita di Giuseppe, la sua fiducia in Dio, conosciuto
nei racconti di Giacobbe, la fiducia nei suoi genitori e nei suoi fratelli, che
mai avrebbero dovuto invidiarlo, pensare di ucciderlo, venderlo,… Ricordo quel
Giuseppe che più viene gettato in basso e più viene raggiunto da Dio, dal Suo
amore, dalla Sua provvidenza e, così, diventa benedizione per l’Egitto, ma
anche per i suoi fratelli. Ricordo quel Giuseppe che, profondamente grato per
la misericordia che ha ricevuto da Dio, impara a perdonare i suoi fratelli e offre
egli stesso misericordia.
Usciamo
dallo studio con tanta bellezza negli occhi e nel cuore, bellezza che si
traduce in gratitudine a Mario per il tempo che ci ha dedicato, per quello che
ci ha comunicato e per l’incoraggiamento che ha dato a ciascuno di noi a essere
coscienti della bellezza che siamo e a offrire quella bellezza seguendo Gesù,
il bel pastore!
La due
giorni a Ripatransone s’è conclusa con la celebrazione dell’Eucaristia nella
Chiesa di San Pastore: le preghiere dei fedeli, composte dai ragazzi, sono
state espressione della gioia della fraternità vissuta e della bellezza di
vivere in compagnia di Gesù, guardando il mondo e il prossimo coi Suoi occhi!
Poi, naturalmente, c’è
stato un bel pranzo di festa e abbiamo fatto volare gli aquiloni costruiti dai
ragazzi scrivendo sulle “code” i loro sogni!